mercoledì, 18 Settembre, 2019

Prevedibilmente mostruoso

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Creatura curiosa la politica italiana. Neppure un mese fa Salvini e l’intera Lega additavano come traditori gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle che, convinti dalla linea politica della prossima presidente della commissione europea (linea politica che, paradossalmente, è più aderente alle linee programmatiche di un partito come la Lega o di una forza di popolo come il Movimento 5 Stelle rispetto alle forze italiane storicamente affiliate al PPE, all’ALDE ed, ora, al PSE), hanno votato la fiducia ad Ursula Von Der Leyen unitamente al Partito Democratico.

Quel gesto fu ventilato come il “tradimento” del contratto di governo e del governo del cambiamento stesso da Salvini e da tutti i leghisti.
Cosa curiosa: la Lega, che contestò la scelta libera dei pentastellati su un tema non trattato dal famigerato contratto di governo, ha votato insieme al Partito Democratico contro la mozione, coerente con il contratto di governo, presentata dal Movimento 5 Stelle contro il TAV così com’è pensato oggi. L’unico, all’interno del PD, che ha ben pensato che, forse, il TAV fosse da ripensare, anche in chiave ecologista oltre che in ottica di un risparmio per le casse dello Stato, in una maniera differente rispetto a venti-trent’anni fa è stato un certo Tommaso Cerno.
Niente da fare: Lega e PD votano compatti insieme ed affossano, con un voto di natura squisitamente politica, un tema centrale del famigerato contratto di governo: la ridiscussione integrale del TAV.

A seguito di ciò, ed a seguito della conversione del decreto (in)sicurezza bis, per la Lega era superfluo proseguire l’azione di un governo descritto come un governo già al mare, quando l’unico politico al mare, senza troppa attenzione al decoro ed all’onorabilità dell’istituzione che il soggetto Matteo Salvini incarna: il ministero dell’Interno. Un ministero che fu gestito, tra i tanti, da De Gasperi, Rognoni e Scalfaro; soggetti che, in costanza di tal abnorme incarico, non hanno sfruttato il dicastero a fini politici e propagandistici.
Ora ci ritroviamo con una crisi di un governo che, escludendo i provvedimenti leghisti, ha tentato di operare delle politiche che trovano la loro radice nella cultura del centrosinistra progressista italiano. Con notevoli vulnera, senza ombra di dubbio. Ma che rimangono battaglie storiche del centrosinistra. Per fare un esempio, il famigerato reddito di cittadinanza, ancor oggi contestato largamente dal Partito Democratico, faceva parte del programma del centrosinistra che vinse le elezioni nel 2006 ai tempi dell’Unione di Romano Prodi e del programma di centrosinistra della coalizione Italia Bene Comune di Pierluigi Bersani che alle elezioni del 2013 vide una “vittoria” più che mutilata.

Delle riforme importanti erano ormai ben avviate, come la riduzione dei parlamentari elettivi da 945 a 600, con la riduzione di 230 deputati e 115 senatori: riforma da sempre auspicata da più parti che, molto probabilmente, non vedrà mai la quarta ed ultima lettura del Parlamento prima della promulgazione.
Il PD, ora, ha prestato il fianco alla Lega contro il Movimento 5 Stelle. Spallata definitiva e scusa opportuna per far cadere il governo. Ed ora la Lega farà di tutto pur di andare ad elezioni, capitalizzando l’attuale consenso (intorno al 38% da solo ed oltre il 50% per l’intero centrodestra) per governare da solo o quasi.

Anche in questo caso, la capacità di suicidio del centrosinistra italiano è formidabile. Da un lato, Zingaretti vorrebbe capitalizzare il 22% di consensi delle Europee (che in termini squisitamente numerici rimane comunque inferiore alla somma aritmetica dei voti presi dalla coalizione di centrosinistra e dalla coalizione Liberi e Uguali – le cui forze hanno concorso nella formazione della lista alle europee – delle politiche), dall’altro ripropone un vecchio schema richiamando l’ex segretario PD, Matteo Renzi, invocandolo come risorsa: lo stesso soggetto che, distruggendo il lavoro di mediazione di Bersani, Martina e Fico, in diretta televisiva buttava il Movimento 5 Stelle tra le braccia della Lega (con tante grazie da Salvini, che ha usato il governo come volano – un po’ come fece lo stesso Renzi nei suoi quasi tre anni di governo) precludendo a qualsiasi forma di collaborazione.

Un PD che, ora, ha regalato a Salvini la possibilità di richiedere il voto anticipato invocando dai cittadini pieni poteri e carta bianca (e qui mi sovviene alla memoria l’adagio di un vecchio film di Totò).
Una sinistra che, per continuare a citare la famigerata commedia del ’63, non si sa ancora se sceglierà di comportarsi come il colonnello Henderson, il colonnello inglese, nei confronti del colonnello Di Maggio (Totò, nel nostro caso il Movimento 5 Stelle), o se lascerà che il maggiore Kruger (la Lega) fucili Totò con l’esercito italiano (M5S) e massacri l’intero popolo di Montegreco (l’Italia e gli italiani, nel nostro caso).

Ai 5 stelle, rei di aver seguito un contratto di governo ed un accordo politico in maniera pedissequa che, pur se animato (da parte loro) da nobilissime intenzioni, non ha visto nell’immediato effetti benefici per il paese, rimane l’orribile sapore di aver subito un tradimento dall’alleato di governo. A sinistra, onor del vero, siamo ben consapevoli di cosa significhi essere traditi dagli alleati di governo (uno per tutti il tradimento dell’Udeur che pose fine all’ultimo governo di un centrosinistra degno d’essere chiamato con tale nome).
Ora verrà il momento delle scelte difficili: se lasciare che la Lega fagociti attenzioni ed elettorato proseguendo con una linea contraria al dialogo coi 5 stelle, che ci porterà nella migliore delle ipotesi a dialogare nuovamente con un interlocutore liberista ormai imploso su sé stesso come il PD a guida liberale (nella peggiore vedrebbe addirittura una maggioranza Lega-Fratelli d’Italia senza neppure bisogno di Forza Italia), oppure se avere il coraggio di aprire al dialogo con le forze di popolo per prevenire una irreparabile e fatale ripetizione della storia.
È questa l’ora in cui i giovani socialisti di tutta Italia, siano essi tesserati o meno, facciano sentire la loro voce e palesino il loro pensiero: contro chi ha abusato degli strumenti istituzionali a fini propagandistici, degnamente assimilabile al famigerato Minculpop; contro chi ha atteso che i propri sporchi interessi e tornaconti politico-elettorali e propagandistici fossero promulgati come legge; contro chi ha abusato della fiducia altrui per creare un sistema mediatico e canalizzarlo su di sé e sul proprio partito; tendendo una mano a chi, tradito, ha cercato di fare cose anche giuste (a volte anche sbagliate) peccando d’inesperienza e di impazienza; proponendo ora una vera alternativa al vacuo propagandismo leghista. È questo il momento di essere resistenza. Se tardiamo questo appuntamento con la storia, la storia non ce lo perdonerà.

Mattia G. M. Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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