domenica, 5 Luglio, 2020

Previdenza. Opzione
donna, l’Inps
riapre i termini 

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In una precedente rubrica avevamo riferito che si era di fatto pervenuti all’ultima chiamata per la pensione a 57 anni e 3 mesi: essendo di fatto in via di scadenza, (con la fine dell’anno), la cosiddetta “opzione contributivo”, cioè la misura grazie alla quale le donne possono lasciare anticipatamente il lavoro accettando in cambio un assegno previdenziale più basso perché calcolato con un meccanismo di computo meno generoso. Più precisamente, possono sfruttare questa possibilità le lavoratrici del settore privato che hanno maturato i requisiti richiesti entro lo scorso mese di novembre, e quelle del pubblico che ce la fanno entro dicembre. Poi, a meno di ripensamenti legislativi che al momento in cui eravamo andati in stampa apparivano improbabili, le porte si sarebbero purtroppo chiuse e diventava inevitabile restare al lavoro fino a cinque-sei anni in più.

Ma sulla questione, proprio sul filo del rasoio, sono intervenute alcune interessanti (sebbene non definitive) novità che si possono registrare positivamente: l’Inps con gli ultimi messaggi di dicembre diramati in proposito, ricorda che le donne che intendono ritirarsi a 57 anni e tre mesi, con il requisito contributivo di 35 anni, possono comunque presentare la domanda di pensione di anzianità, beneficiando della possibilità di conseguire la pensione anticipatamente scegliendo il sistema contributivo.I termini sono stati dunque riaperti, fissando una nuova scadenza: il 31 dicembre 2015. Un precedente termine è già scaduto poco tempo fa, il 30 novembre e, poiché erano state sollevate polemiche, nonché proposta una class action dal comitato donne contro l’Istituto di previdenza per alcune circolari del 2012 che tagliavano fuori tutte quelle donne lavoratrici che perfezionavano i requisiti nel 2015, l’Inps ha fatto marcia indietro fissando un nuovo termine ultimo di scadenza al 31 dicembre 2015 per l’inoltro delle relative istanze di pensionamento da parte delle lavoratrici che decidono di accedere all’opzione donna.

Nella circolare, l’Ente assicuratore precisa tuttavia che le donne lavoratrici con un’età anagrafica di 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi, conseguiti nel corso del 2015, anche se la decorrenza del trattamento pensionistico è successiva al 31 dicembre 2015, non devono essere rigettate ma “tenute in evidenza”. In altre parole, l’Inps stabilisce che le donne che soddisfano le condizioni richieste durante il 2015, possono sì andare in pensione ma con il metodo contributivo e non quello retributivo (perdendo così una cospicua percentuale sotto il profilo economico, circa 15-20%). Con un successivo messaggio interno, infine, l’Inps torna a puntualizzare che, a causa dei dubbi generati dalla disciplina, ha avanzato una specifica richiesta di chiarimenti al Ministero del Lavoro e, pertanto, in attesa di apprendere le valutazioni ministeriali, l’Istituto di via Ciro il grande ha stabilito che gli uffici Inps continueranno ad accogliere le domande ed a tenerle al momento in sospeso (limitatamente a quelle provenienti dalle lavoratrici che maturano i requisiti durante l’anno 2015). Nel contempo, si attende inoltre il parere del Ministero del Lavoro per definire se la data del 31/12/2015 sia da considerare come termine ultimo per il perfezionamento dei requisiti o come data di decorrenza della prestazione di quiescenza, in applicazione della cosiddetta “finestra mobile”. Diversamente, le donne lavoratrici che abbiano soddisfatto già le condizioni prescritte (57 anni e tre mesi più 35 di contributi) possono in ogni caso scegliere l’opzione donna sempre entro il 31 dicembre 2015.

Inps, al via l’iscrizione nell’elenco delle strutture che forniscono servizi per l’infanzia per il biennio 2014-2015

Dal 9 dicembre 2014 è disponibile sul sito dell’Inps la procedura telematica che permette, alle strutture scolastiche che forniscono servizi per l’infanzia, l’adesione alla misura sperimentale introdotta dalla legge sulla riforma del lavoro del 2012. La norma prevede, per gli anni 2013-2015, la facoltà per la madre lavoratrice di richiedere la corresponsione di un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati.

La procedura permette l’acquisizione della domanda d’iscrizione per le nuove strutture o la conferma d’iscrizioneper quelle già presenti in elenco dallo scorso anno. L’elenco delle strutture, suscettibile di integrazione continua, è pubblicato sul sito dell’Istituto, affinché le lavoratrici possano consultarlo, prima di presentare la domanda di ammissione al beneficio.

La conferma o la domanda di iscrizione va presentata all’Inps dalla struttura o dagli intermediari abilitati (consulenti del lavoro e associazioni di categoria provviste di delega) esclusivamente per via telematica, utilizzando i servizi accessibili dal sito dell’Istituto tramite PIN dispositivo (il percorso da seguire). Elenco strutture eroganti servizi per l’infanzia ISCRIZIONE.

Strutture pubbliche e private accreditate con la rete pubblica, già presenti in elenco per il primo anno di sperimentazione: dovranno accedere alla procedura solo per confermare la permanenza dei requisiti già dichiarati in occasione della domanda presentata per il primo anno di sperimentazione.

Strutture pubbliche e private accreditate con la rete pubblica non ancora iscritte possono presentare la domanda di inserimento nell’elenco secondo le modalità indicate nelle Istruzioni pubblicate nella sezione “Avvisi” sul sito internet dell’Istituto.

La procedura di presentazione delle conferme/domande resterà aperta fino al 31 dicembre 2015.

Lavoratori domestici, dimissioni/licenziamento 

Il rapporto di lavoro può cessare per libera volontà del lavoratore e del datore di lavoro, a condizione che si dia regolare preavviso all’altra parte. In caso di licenziamento, per il rapporto di lavoro con impegno superiore a 24 ore settimanali il preavviso dovrà essere: 15 giorni di calendario, fino a cinque anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro; 30 giorni di calendario, oltre i cinque anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro. Per il rapporto di lavoro con impegno fino a 24 ore settimanali il preavviso dovrà essere: 8 giorni di calendario, fino a due anni di anzianità; 15 giorni di calendario, oltre i due anni di anzianità. Tali termini sono ridotti del 50% nell’ipotesi di dimissioni da parte del lavoratore. In caso di mancato preavviso da parte del datore di lavoro è dovuta al lavoratore un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso spettante. Nell’ipotesi di dimissioni invece, al lavoratore che non effettua la prestazione nel periodo di preavviso viene trattenuta dalla liquidazione l’importo che gli sarebbe spettato in tale periodo.

Comunicazioni obbligatorie

A partire dal 29 gennaio 2009 tutte le comunicazioni relative alla modifica o alla cessazione del rapporto di lavoro domestico devono essere presentate all’Inps entro cinque giorni dall’evento. Da aprile 2011 tali comunicazioni devono essere effettuate esclusivamente utilizzando il nuovo servizio online per la Comunicazione di Variazione e Cessazione, accessibile  – tramite Pin – dal Menu Servizionline/Servizi al cittadino/Lavoratori domestici del portale Inps oppure al Contact Center , numero verde 803164. La comunicazione di cessazione a causa di decesso del datore di lavoro deve essere effettuata rivolgendosi al Contact Center . Il soggetto comunicante deve disporre del proprio Pin e deve fornire all’operatore il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro. La comunicazione ha efficacia anche nei confronti dei Servizi competenti, del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo.

Trattamento di fine rapporto

Quando cessa il rapporto di lavoro, per licenziamento o per dimissioni, il lavoratore domestico ha sempre diritto alla liquidazione, anche se il lavoro è precario, saltuario e di poche ore a settimana. Ciò anche nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro durante il periodo di prova. Per calcolare le somme dovute a titolo di trattamento di fine rapporto, bisogna tenere conto della retribuzione mensile, della tredicesima e, per il lavoratore che consuma due pasti al giorno e dorme in casa, dell’indennità sostitutiva del vitto e dell’alloggio. I calcoli variano a seconda del periodo a cui si riferisce il servizio. Occorre distinguere tre periodi, ai quali corrispondono tre diverse modalità di calcolo del trattamento di fine rapporto (Tfr).   

Carlo Pareto 

                                                                            

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