giovedì, 21 Novembre, 2019

Previsioni crescita in calo, cambia la manovra

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L’Istat ha tagliato le stime del Pil per il 2019 passando da +1,3% a +0,3% con un calo dell’1%. L’Istituto di statistica ha così spiegato la forte revisione delle previsioni di crescita rispetto ai dati rilasciati a novembre: “La decelerazione dei ritmi produttivi inciderebbe anche sul mercato del lavoro, con un lieve aumento del tasso di disoccupazione (10,8%). Resta debole la dinamica dei consumi su cui l’apporto del Reddito di cittadinanza sarà limitato: il moderato incremento dei consumi delle famiglie sarà sostenuto dall’aumento del monte salari e, in misura limitata, dalle misure sul reddito di cittadinanza. Contenuto anche l’impatto del decreto crescita sull’aumento degli investimenti che beneficiano in misura contenuta anche delle agevolazioni inserite nel decreto crescita”.

L’Istat ha stimato il proseguimento della fase di politica monetaria accomodante e un conseguente effetto limitato dell’incertezza sui mercati finanziari e del credito. L’Istituto di statistica, nel rapporto sulle prospettive per l’economia italiana nel 2019, ha scritto: “L’evoluzione di alcuni fattori quali l’acuirsi delle tensioni commerciali, le decisioni connesse alla Brexit e più in generale alla fase di ricostituzione del Parlamento europeo, potrebbero generare un aumento dell’incertezza sui mercati finanziari”.

In generale, le previsioni per l’economia mondiale per il 2019 indicano un rallentamento del Pil reale al +3,2% (+3,6% nel 2018), diffuso tra i paesi. La crescita mondiale sarà sostenuta dalle economie emergenti e dai paesi in via di sviluppo dell’Asia (+6,1%), mentre in Giappone è attesa la prosecuzione della fase di moderazione (+0,8%).
Secondo l’Istat, quindi, le prospettive economiche continuano a essere caratterizzate da rischi al ribasso quali la prosecuzione delle tensioni commerciali, gli effetti dell’incompiuto processo di Brexit e il rallentamento congiunturale superiore alle attese registrato in Cina. La politica protezionistica, accentuatasi a causa delle nuove barriere tariffarie all’importazione implementate dagli Stati Uniti, ha continuato a penalizzare il commercio mondiale di merci in volume che, nel 2019, è atteso decelerare sensibilmente (+2,9% rispetto al +4,0% del 2018).

In questo scenario congiunturale, il ministro Tria, intervenendo al ‘Global Sustainability Forum della Luiss, ha detto: “Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione”. Il ministro dell’Economia ha fatto riferimento all’Eurozona ed alla possibilità di un finanziamento in moneta del deficit, ovvero l’intervento diretto della Banca centrale nelle emissioni, pur ricordando che ciò richiederebbe una difficile revisione dello Statuto della Bce. Poi, ha parlato di un sovranismo nordico che impedisce il rilancio del bilancio Ue.

Il ministro Tria così ha lasciato intravedere la difficoltà del governo italiano a mantenere le promesse elettorali, ma anche l’ultima manovra finanziaria.
Il vicepremier Luigi Di Maio ha dichiarato: “Nel prossimo parlamento europeo proporremo il superamento del Patto di stabilità per gli investimenti e per la spesa sociale. E questo ci permetterà di tagliare il cuneo fiscale per le nostre imprese”. Poi, ha aggiunto: “Chiederemo all’Unione Europea di imparare dai propri errori”.
Il vicepremier Matteo Salvini, nel corso di ‘Mattino 5’ su ‘Canale 5’, ha detto: “Eliminare il bonus di 80 euro deciso a suo tempo da Renzi? No. Non è all’ordine del giorno. Siamo al governo non per togliere, ma per dare. Lunedì al governo non cambia niente, perché si vota per l’Europa. Se ci danno forza cambiamo l’Europa finalmente. In Italia non cambia nulla: anche se la Lega vincerà, come sembra, non chiedo un ministro o una poltrona in più. E spero che i toni si abbassino”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenendo all’Assemblea di Confagricoltura, ha fatto un appello: “Dopo la campagna elettorale è il momento che i due leader si chiariscano per avere una visione di medio termine del Paese e un obiettivo su quale spingere. La politica dovrebbe avere il senso del limite. L’auspicio è che sia un linguaggio frutto di una ubriacatura elettorale”.
In occasione dell’Assemblea annuale degli industriali, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ormai al termine del suo mandato, ha fatto un decalogo per rilanciare la crescita e abbassare lo spread.
Secondo Vincenzo Boccia: “La premessa è che occorrono impegno e sacrifici nel presente per assicurare il benessere di domani. Ecco, quindi, un programma di medio termine con il quale gestire un aggiustamento parziale dei conti e venir premiati dai mercati: abbasseremo lo spread e rilanceremo la crescita”.

Primo punto: “Puntare con decisione alla riduzione del costo del lavoro, focalizzando le risorse sull’occupazione a tempo indeterminato”.

Secondo punto: “Realizzare un piano shock per grandi infrastrutture e piccole opere destinate a mettere in sicurezza ponti, scuole e ammodernare strade. A patto però che le modalità di erogazione siano snelle e i tempi rapidi”.

Terzo punto: “Aprire la Pubblica Amministrazione, iniziando a valorizzare i nostri talenti, con un piano straordinario di dieci mila assunzioni di giovani qualificati”.
Quarto punto: “Tagliare i tempi della Giustizia”. Quinto punto: “Lavorare con la Cassa Depositi e Prestiti per consentire alle Pubbliche Amministrazioni di pagare i debiti verso le imprese”. Sesto punto: “Avviare una spending review di legislatura con meccanismi premiali per i funzionari che generano efficienza. Una spending review non destinata solo a operare tagli e a reperire risorse, ma a migliorare la qualità della spesa”.
Settimo punto: “Una maggiore compartecipazione alla spesa pubblica per le classi più abbienti, cominciando da sanità, scuola e trasporto pubblico locale, per finanziare una generale riduzione del carico fiscale”.
Ottavo punto: “Rendere strutturale il credito d’imposta per gli investimenti al Sud. Andiamo in Europa, uniti come governo nazionale e Regioni, a proporre meccanismi virtuosi di spesa”.
Nono punto: “Eliminare il dumping contrattuale con una legge sulla rappresentanza per individuare con certezza quale sia il contratto collettivo da prendere a riferimento per la retribuzione giusta”.
Decimo punto: “Creare meccanismi ancora più efficaci di contrasto all’evasione fiscale, incentivando l’uso della moneta elettronica”.

Dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria il leader degli imprenditori, Vincenzo Boccia, si è proiettato sulle scelte economiche che potrebbe fare il Governo in autunno con la manovra affermando: “Va detto con franchezza che con la prossima legge di bilancio non ci sono scelte semplici o indolori. Servono pertanto responsabilità e ragionevolezza, soprattutto è cruciale individuare un mix di interventi che riduca deficit e debito, rassicurando i mercati finanziari senza compromettere la crescita. Se l’Italia volesse rispettare alla lettera le regole europee previste dal patto di stabilità e crescita dovrebbe fare una manovra strutturale per il 2020 da almeno 32 miliardi: una manovra imponente, con effetti recessivi. Non è ancora chiaro come evitare l’aumento dell’Iva e introdurre la flat tax. Dobbiamo attirare l’attenzione sullo stato del debito pubblico che non è migliorato neanche nei recenti anni buoni della crescita. Se il rendimento dei titoli di Stato italiani si abbassasse al livello spagnolo (circa 150 punti base in meno), già il prossimo anno si potrebbero risparmiare 5 miliardi di euro in spesa per interessi. E se la crescita raggiungesse il livello francese il debito pubblico scenderebbe automaticamente. Tassi spagnoli e crescita francese sono obiettivi a portata di mano per la prossima manovra”.

Boccia ha cercato il dialogo con il governo proponendo: “Costruire insieme un piano triennale, credibile e ambizioso allo stesso tempo, che ci permetta di trattare con i partner europei un aggiustamento graduale, serio e strutturale, affiancato a misure per sostenere la difficile fase congiunturale. Affrontiamo in modo non ideologico il nodo risorse, mettiamo il debito pubblico su un sentiero discendente e la crescita su un sentiero ascendente”.
Dunque, il presidente di Confindustria ha proposto un patto per la crescita del Paese, con governo e opposizione, che scongiuri il rischio di un autunno freddissimo per l’economia italiana.
Rivolgendosi alla platea, dove in prima fila c’erano il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, Boccia ha spiegato: “Oggi Confindustria propone al governo del Paese e alle opposizioni di collaborare tutti insieme per impostare una politica economica basata su realismo e pragmatismo, guidata dalla visione. Pragmatismo nelle scelte, non ideologiche, ma di buon senso e visione prospettica. Possiamo evitare un autunno freddissimo per la nostra economia se costruiamo un programma serrato che faccia radicalmente mutare la percezione sull’immobilità dell’Italia e che ci permetta di affrontare il confronto con i partner europei sul bilancio e sul debito da pari a pari, forti di un progetto credibile e concreto. Un progetto che sia un vero e proprio atto di generosità da dedicare ai ragazzi che vogliono e hanno diritto di vivere e lavorare in Italia per il futuro di tutti noi. Perché in una società complessa, né governo, né imprese sono autosufficienti. Da soli possiamo fare tanto, ma da soli non ce la faremo”.
Anche Confindustria ha indirizzato un forte messaggio al governo che finora è rimasto sordo alle esigenze delle parti sociali.

Il Segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, a Vienna per partecipare al Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati, a margine dell’evento, ha commentato la relazione del Presidente di Confindustria svolta a Roma in occasione della tradizionale Assemblea annuale dell’Associazione degli industriali. Il leader della Uil ha detto: “Quella del Presidente di Confindustria è stata una relazione apprezzabile e di grande realismo. Il punto di riferimento comune è lo sviluppo del Paese, che passa attraverso la valorizzazione dell’economia reale. In particolare, il richiamo da parte di Boccia alla necessità di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, e noi aggiungiamo, anche ai pensionati, merita il nostro plauso. C’è poi la questione degli investimenti in infrastrutture che, invece, per quanto ci riguarda, temiamo rischi di non essere risolta dal cosiddetto sblocca cantieri. Lo ripeteremo fino a quando non otterremo il isultato: per uscire strutturalmente dalla stagnazione, servono infrastrutture e riduzione delle tasse. Dobbiamo proseguire in questo nostro impegno insieme con tutte le parti sociali, con spirito di coesione, per la crescita, per il lavoro soprattutto ai giovani, per i salari”.

Ci sarà un cambiamento di politica economica nel governo dopo le elezioni di domenica prossima come auspicato? Sono in molti a dubitarne.

Salvatore Rondello

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