sabato, 19 Ottobre, 2019

Prezzi quasi fermi (ma il costo della vita aumenta)

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Inflazione in salitaL’inflazione aumenta su base annua secondo le stime dell’Istat dello 0,2% anziché del previsto, e auspicato, 0,3%. A settembre c’è stata una diminuzione dei prezzi al consumo dello 0,4% (era previsto lo 0,3%). Se si ‘entra’ dentro le tabelle statistiche si scopre però che i prezzi del ‘carrello della spesa’ aumentano dello 0,6% su base mensile e dell’1,2% su base annua spinti in su dal rincaro dei vegetali freschi, in rialzo del 10,5% sul mese e del 13,5% sull’anno precedente. Complessivamente invece la diminuzione su base mensile è legata ai prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,0%). Rispetto a un anno fa, i prezzi dei beni fanno registrare una flessione dello 0,5% (era -0,4% ad agosto), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi sale a +0,9% (da +0,7% di agosto).

In quello 0,2% di aumento c’è però che – sottolinea l’Unione nazionale consumatori (Unc) – per una famiglia di quattro persone la spesa di tutti i giorni costa, su base annua, 93 euro in più; 86 euro se è una coppia con un figlio; 79 euro per una coppia senza figli tra 35 e 64 anni; 47 euro per un pensionato con più di 65 anni e di 50 euro per un single con meno di 35 anni. Ad agosto – spiega il segretario dell’Unc Massimiliano Dona – ci sono stati aumenti rispetto a luglio anche del 38,9%, come per il trasporto marittimo. Questi prezzi poi a settembre sono “letteralmente precipitati” (per il trasporto marittimo il calo mensile è stato del 39,6%) e “hanno inciso sulla riduzione mensile dell’indice generale, ma non certo sulla riduzione del costo della vita”.

I dati sull’inflazione mostrano “ancora incertezza sull’andamento economico del nostro” e “la domanda – secondo Federconsumatori e Adusbef – va sostenuta attraverso la redistribuzione dei redditi e la creazione di nuove opportunità di lavoro, non certo con l’innalzamento del limite all’utilizzo dei contanti a 3.000 euro” che non riguarda le famiglie ma, “piuttosto, chi si occupa di traffici illeciti e dubbie transazioni”.

L’andamento dei prezzi negativo dopo il lungo periodo di deflazione, è – aggiunge il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – “un dato molto deludente perché riflette la domanda interna, ancora debole ed incerta”, spiega. “Per tornare ad un tasso di inflazione accettabile serve uno sprint sui consumi da parte delle famiglie, e misure adeguate per far tornare gli italiani a spendere”, conclude Rienzi.

Che però questa sia una buona cosa, è assai discutibile. L’inflazione come segnale è indice di crescita, ma perseguirla come finalità è un altro paio di maniche. Con l’aumento dei prezzi al consumo, si taglia difatti il reddito fisso, ovvero stipendi e pensioni. Si taglia anche il debito dello Stato ed è per questo che generalmente l’inflazione è ben vista, entro certi limiti, da Governi e Imprese, ma nei fatti si traduce nella più ‘impopolare’ delle tasse perché agisce allargando la forbice dei redditi.

Quanto al debito pubblico, ad agosto è sceso grazie anche alla crescita delle entrate tributarie. Il calo a 2.184,7 miliardi è di 15,5 miliardi rispetto al mese precedente. Il livello più basso dal febbraio scorso. A luglio di quest’anno il debito era a quota a 2.200 miliardi, mentre ad agosto 2014 a 2.148 miliardi.

Redazione Avanti!

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