lunedì, 30 Marzo, 2020

Primarie Usa. Giochi aperti tra i Democratici. Bene Sanders

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Sono iniziate le votazioni alle primarie in vista delle elezioni 2020 negli Stati Uniti per scegliere chi saranno i due sfidanti finali in lizza per la Casa Bianca il prossimo 3 novembre.
Le urne si sono già aperte nel New Hampshire e nel Nevada dopo che si è votato nello Iowa dove, secondo la tradizione, ha inizio la competizione elettorale.
Sia i Repubblicani che i Democratici stanno svolgendo le consuete primarie per scegliere il loro candidato presidente. Tra i Repubblicani, Donald Trump non dovrebbe avere rivali nonostante il coinvolgimento nell’impeachment, mentre tra i Democratici i giochi sono molto aperti.
Donald Trump, infatti, ha stravinto con il 97% dei voti il primo round dello Iowa bissando poi con percentuali simili nel New Hampshire.
Tra i Democratici tutto sembrerebbe essere molto più incerto, anche se i consensi per Bernie Sanders sono in aumento.
A differenza di quello che accade da noi dove il tutto è ristretto a una sola giornata con il voto nei gazebo, negli Stati Uniti il meccanismo è molto più complesso e la sua durata è di circa cinque mesi. Infatti, le primarie sono iniziate il 3 febbraio 2020 con il voto nello Iowa seguito poi dal New Hampshire dove si è votato l’11 febbraio, ed il giorno 22 si è votato nel Nevada (solo per i Democratici).
Il 3 marzo si terrà invece il Super Tuesday, uno dei momenti più attesi delle primarie con ben quindici Stati tra cui anche la California, il Texas, il Colorado e l’Alabama che voteranno in contemporanea.
Seguiranno poi le votazioni in tutti gli altri Stati e per ultimo ci saranno le Isole Vergini il 6 giugno. Poi ci sarà la Convention finale del Partito Democratico che si terrà dal 13 al 16 luglio 2020, mentre quella dei Repubblicani si terrà il 18 luglio.
Le primarie negli Stati Uniti sono un percorso lungo e con diversi fasi. I candidati devono avere più di 35 anni ed essere cittadini americani.
Gli elettori del Partito Democratico eleggeranno complessivamente 4.750 delegati, mentre per i Repubblicani i delegati saranno 2.552.
In ciascuno Stato verranno eletti, in maniera proporzionale in base ai voti presi da ciascun candidato, i delegati spettanti visto che il loro numero può variare in base alla grandezza dello Stato.
Saranno poi i delegati, insieme ai cosiddetti super-delegati indicati direttamente dal partito, a nominare durante la Convention chi sarà il candidato alle elezioni in base a una maggioranza che viene stabilita prima dell’inizio delle primarie.
In teoria ogni delegato è chiamato a esprimersi per il candidato per cui è stato eletto in base a un principio di fedeltà. Se però al termine della votazione nessun candidato riesce a ottenere la maggioranza stabilita, si terrà un secondo voto e non ci sarà più alcun vincolo nell’espressione della propria preferenza.
In queste primarie 2020, il Partito Democratico americano si presenta con un numero di candidati più numeroso del solito. Se nel 2016 furono soltanto in tre a sfidarsi, diventati ben presto due ovvero Sanders e la Clinton, al momento ci sono ben otto candidati ufficiali: Joe Biden (ex vice presidente di Obama), Michael Bloomberg (ex sindaco di New York), Pete Buttigieg (sindaco di South Bend – Indiana), Tulsi Gabbard (deputata delle Hawai), Amy Klobuchar (senatrice del Minnesota), Bernie Sanders (senatore del Vermont), Tom Steyer (Hedge Fund Manager), Elizabeth Warren (senatrice del Massachusetts).
Tra i vari candidati solo Tom Steyer è l’unico non politico di professione che viene dalla società civile, mentre Bernie Sanders è il solo che ha già partecipato alle primarie nel 2016.
Probabilmente, alla fine il numero potrebbe diminuire già dalle prossime settimane. Michael Bloomberg, dopo un lungo periodo di indecisione, per ultimo ha ufficializzato la sua candidatura.
Invece, molto più semplice si presenta la situazione per quanto riguarda i Repubblicani, dove in totale i candidati, al momento, sono solo tre in queste primarie dove l’esito sembrerebbe scontato. I candidati del Partito Repubblicano sono: Bill Weld (ex governatore del Massachusetts), Rocky De La Fuente (businessman), Donald Trump (Presidente degli Stati Uniti).
Donald Trump non sembrerebbe avere avversari in grado di mettere in dubbio una sua vittoria. I problemi per il tycoon potrebbero arrivare più dall’esterno che dall’interno del partito Repubblicano.
Nel lungo e complesso cammino di queste primarie 2020, nello Iowa e nel New Hampshire, sono stati finora eletti un numero molto ridotto di delegati. Inoltre, alcuni candidati, come Michael Bloomberg, hanno scelto di non partecipare per concentrarsi maggiormente su Stati più rappresentativi.
Per i Repubblicani nei primi due round c’è stata una vittoria di Donald Trump con percentuali bulgare, visto che il Presidente in carica ha fatto finora il pieno di delegati.
Finora, nelle primarie Partito Repubblicano, sono stati assegnati 145 delegati su un totale di 2.552, maggioranza 1.276. Su sessanta delegati solo uno è stato assegnato a Bill Weld mentre gli altri 144 sono andati a Donald Trump.
Per i Democratici, dopo un testa a testa iniziale tra Pete Buttigieg e Bernie Sanders, con il favorito Joe Biden soltanto quarto dietro Elizabeth Warren, sta emergendo il socialista Sanders.
Nelle primarie del Partito Democratico finora sono stati assegnati 100 delegati su un totale di 4.750, e la maggioranza di 2.376 che sono così suddivisi: Bernie Sanders 45, Pete Buttigieg 25; Joe Biden 15, Elizabeth Warren 8, Amy Klobuchar 7 e nessun delegato per gli altri candidati.
Così come è avvenuto nel 2016, la sfida per il ruolo di candidato presidente del Partito Democratico americano per le elezioni del 2020 alla fine vedrà la partecipazione di un numero più ristretto di candidati.
Per quanto riguarda le primarie dei Democratici, la situazione descritta da un sondaggio, realizzato dall’istituto Emerson tra il 16 e il 18 febbraio, sembrerebbe ribaltare quelle che erano le indicazioni delle scorse settimane.
In testa al sondaggio ci sarebbe Bernie Sanders (29%) che avrebbe staccato Joe Biden (22%), Michael Bloomberg (14%) e comunque in crescita, mentre Pete Buttigieg (8%) sarebbe indietro nonostante l’ottimo inizio.
Molto più indietro vengono indicati tutti gli altri candidati, che a breve potrebbero decidere di ritirarsi specie se dopo il voto nei prossimi Stati i risultati dovessero essere insoddisfacenti.
Sempre un secondo sondaggio realizzato nello stesso periodo, farebbe emergere come nel testa a testa al momento Donald Trump vincerebbe contro tutti i candidati democratici tranne che con Bernie Sanders, anche se in tutti i casi i distacchi sarebbero minimi.
Bernie Sanders è l’unico candidato con un programma di riforme sociali in cui primeggia il diritto alla salute con le spese a carico dello Stato sul modello realizzato in Italia quando i socialisti erano nel Governo del Paese. Proprio questa potrebbe essere la carta vincente di Bernie Sanders.

Salvatore Rondello

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