lunedì, 21 Ottobre, 2019

Primo Maggio di Diritti acquisiti da… tenere

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1Il primo maggio, giorno della festa dei lavoratori, affonda le radici negli eventi avvenuti in Europa e in America nel XIX secolo. Alla festa del lavoro del primo maggio sono state principalmente le organizzazioni dei lavoratori a far da protagoniste nell’aprire la strada a fondamentali e decisive rivendicazioni generali di carattere economiche e sociali e, soprattutto nella ricerca voluta e agognata di un giorno, il primo maggio appunto, in cui tutti i lavoratori, in maniera davvero unitaria e senza alcun discrimine, potessero incontrarsi per esercitare una vera azione di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.
Le successive trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato, nonostante tutti i tentativi esperiti nel tempo per mantenere fede ai principi ispiratori dell’iniziativa, al progressivo svanimento delle tradizionali forme di celebrazione del 1° maggio.
Oggi un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano nella capitale per i giovani sembra invero aderire, più propriamente, allo spirito del 1° maggio, come era stato colto nel lontano 1903 dai nostri primi precursori, quello di una festa.
Ma la riflessione d’obbligo che si impone sul significato del Primo Maggio in questo particolare periodo corrente, non può, di conseguenza, non essere necessariamente coniugata a una reale valutazione obiettiva sullo stato del mondo del lavoro in essere che – a sua volta – non può comunque essere disgiunta da un attento esame della situazione attuale del sindacalismo italiano, che appare sempre più poco adeguato nel fronteggiare, non solo sul piano strettamente negoziale, il perdurante, pesante disagio economico dei propri rappresentati ingiustamente colpiti dalla lunga, estenuante crisi in atto. Il sindacato, in altre parole, non riesce ancora, soprattutto, a stabilire un nesso perfettamente coerente ed efficace tra le sue forme di organizzazione e le sue forme di lotta, intese naturalmente nel senso più moderno del termine, le sole – si sottolinea – capaci di porre un invalicabile argine al pericolo di arretramento, purtroppo sempre incombente, delle condizioni economiche e di vita dei lavoratori che – giova rimarcarlo – non attengono soltanto al benessere materiale ma anche ai livelli di coscienza politica generale maturati, raggiunti ed acquisiti.
Il nostro paese, infatti, a causa della congenita debolezza della sua struttura economica, è destinato a subire le conseguenze più pesanti dell’ondata di fatto recessiva in corso (altro che semplice stagnazione di per sé già molto preoccupante) accentuando con ciò gli squilibri già esistenti nei settori produttivi e ponendo, in aggiunta, le premesse per un ulteriore balzo in avanti del deficit già notevole del bilancio statale. Senza contare inoltre i licenziamenti che fioccano a frotte anche in questo lasso di tempo e, cosa ancora più grave, continua inarrestabilmente ad espandersi a dismisura l’esercito della manodopera precaria formato da giovani, donne ed immigrati stranieri mentre ritorna pericolosamente a salire in maniera sensibilmente percettibile il tasso di inflazione.
Tutto questo concorre a formare, nel Paese, un clima politico complessivo che potrebbe, per giunta, insidiosamente favorire la sempre paventata, perversa idea di destrutturazione subdola dei servizi sociali (scuola, sanità, welfare, previdenza ecc.) a lungo coltivata (ma mai definitivamente sopita e archiviata) dagli ambienti politici più retrivi e reazionari del nostro Paese.
Per questi motivi, oggi, dopo oltre un secolo, la festa del primo maggio si presenta quindi come un’occasione davvero preziosa per ribadire la centralità del lavoro nella vita della nostra democrazia, per rivendicare, con rinnovata forza e maggiore consapevolezza, l’estensione e l’ampliamento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e fare avanzare ovunque ed in ogni contesto le prospettive di progresso civile e sociale.
In questo senso dunque la chiara dimostrazione dell’importanza sociale e sindacale del Primo Maggio costituisce un elemento vitale della coscienza politica dei lavoratori tanto con riferimento al loro passato quanto con riguardo al loro futuro.

Carlo Pareto

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