venerdì, 20 Settembre, 2019

Procedura d’infrazione, ultima chiamata dall’Europa

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Ad Osaka sono stati raccolti segnali di distensione con Bruxelles sui conti pubblici italiani. Fonti altamente qualificate dell’Ue, hanno dichiarato all’Agenzia Ansa: “Sulla procedura per il debito all’Italia possono essere trovate delle soluzioni nel dialogo tra la Commissione europea e Roma, ma l’Italia deve dimostrare che rispetterà le regole in futuro. Ma Roma si deve rendere conto dell’enorme impatto che la sua economia ha sul resto dell’Unione”.

Sia il premier Conte che il ministro Tria si sono manifestati ottimisti. Il premier Giuseppe Conte ha detto: “Sul negoziato per evitare la procedura d’infrazione all’Italia il clima è costruttivo, sono fiducioso che si possa trovare una soluzione”. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, anche lui da Osaka, ha detto: “Stiamo adottando provvedimenti che ci portano sostanzialmente in linea, ci sono le basi per evitare la procedura di infrazione. L’andamento delle finanze pubbliche sta andando meglio di quanto previsto”.

Invece, alla vigilia della riunione del collegio dei commissari a Strasburgo, il commissario al Bilancio, Guenther Oettinger, in un’intervista al Rhenische Post, ha detto: “La Commissione europea potrebbe avviare la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo contro l’Italia in settimana. Bisogna vedere se, in questi giorni, gli italiani verranno incontro alle richieste della Commissione sul bilancio del 2020 sia per quanto riguarda le entrate che per quanto riguarda le spese. Se non lo faranno, non c’è spazio per evitare una procedura di infrazione”.

Stasera alle 18 ci sarà il Consiglio dei Ministri per decidere su quanto dover praticare per evitare la procedura d’infrazione. La priorità sarebbe quella di salvare il 2020 tenendo al riparo la prossima manovra da altri pesantissimi impegni. Altrimenti il governo rischia di saltare. Avrebbero questa missione da compiere, Giuseppe Conte e Giovanni Tria, nella trattativa con l’Unione europea per evitare la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Si punta tutto sulla politica, nelle ore finali. La correzione dei conti per il 2019 è pronta: il deficit scenderà, anche grazie a entrate maggiori del previsto, al 2,1% o al 2% del Pil. Oggi, il Consiglio dei ministri dovrebbe registrare il miglioramento nella legge di assestamento di bilancio.

Sono già stati fatti dei tentativi, a margine del G20 in Giappone e poi domenica nel Consiglio europeo straordinario sulle nuove nomine istituzionali della Ue chiedendo lo slittamento della discussione sui conti 2020 in autunno. La Commissione attenderebbe senza pregiudizi, hanno fatto sapere da Bruxelles, aprendo anche alla possibilità di un rinvio della resa dei conti all’autunno. Ma certamente non al buio e aspetta che Roma mostri carte convincenti. Nel governo, intanto, c’è un clima quasi preelettorale, mentre l’Ue potrebbe chiedere il sacrificio di qualche poltrona per l’Italia nel rinnovo delle cariche istituzionali. Resta il problema delle divergenze all’interno del governo che non sappiamo se sia stato risolto.

Matteo Salvini a Porta a Porta ha dichiarato: “Se continuano i no traggo conseguenze. Nel M5S c’è fibrillazione, Di Battista, Casaleggio e Grillo vanno e vengono, ma Di Maio è persona seria e quel che abbiamo scritto nel contratto lo faremo. Vado oltre la mia convenienza personale e della Lega e vado avanti, ma se nelle prossime settimane si va avanti a furia di no, ne trarrei le conseguenze”.

La vicenda Sea Watch ha coperto malumori e scambi di accuse pesantissimi. Ma i vertici notturni della scorsa settimana hanno prodotto scorie. Matteo Salvini sembrerebbe spazientito, irritato per lo stallo. Luigi Di Maio sembrerebbe deciso a non cedere su un dossier come Autostrade, per frenare lo sfaldamento del Movimento.

Il count down verso possibili elezioni anticipate a settembre ha ripreso a correre. Ai governatori del Nord sulle barricate per il nuovo stop all’Autonomia, membri del governo leghisti, da Roma, hanno rispondosto di pazientare ancora due settimane per chiarire tutto. Non è passato inosservato, chi teme il voto, in un colloquio in transatlantico alla Camera tra Giancarlo Giorgetti ed il siciliano Nello Musumeci. Il Quirinale sta osservando tenendo al centro delle proprie preoccupazioni l’esistenza in vita di un governo che in autunno possa fare la legge di Bilancio 2020. Senza la possibilità di maggioranze alternative, in caso di crisi, non resterebbe che il voto.

Ci sarebbe stato, invece, il via libera al ‘decreto lirica’. Il provvedimento prevede, tra l’altro, misure che riguardano il personale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Il decreto destina 19,4 milioni di euro provenienti dal Gioco del Lotto alla tutela del patrimonio culturale e sblocca 15 milioni di euro stanziati dalla Legge di stabilità 2019 per supportare le attività del Mibac. Prevede anche norme su cinema e audiovisivi. Spunta nel decreto lirica anche una norma per autorizzare la nomina di un commissario per gli Europei di calcio del 2020, che si svolgeranno in diverse città del continente, tra cui Roma. La norma era stata già proposta e poi stralciata dal decreto crescita. Questa sera è stata riproposta dalla Lega in Consiglio dei ministri, perché venga inserita nel decreto che contiene norme per la lirica e i beni culturali. Il commissario, chiamato a tutelare il patrimonio culturale della città metropolitana di Roma, dovrebbe essere nominato da Roma Capitale. Ma la norma potrebbe non entrare nella versione finale del decreto, per incompatibilità di materia. Il Cdm, su proposta del ministro Di Maio, ha deliberato l’esercizio dei poteri speciali, nella forma dell’imposizione di specifiche prescrizioni, in relazione all’operazione notificata da Fastweb e consistente nell’accordo tra la stessa e Samsung Electronics per la progettazione, fornitura, configurazione e manutenzione di apparati software relativi alle componenti radio e core network necessari alla realizzazione della rete 5G Fixed Wireless Access nelle città pilota di Bolzano e Biella. Lo si legge nel comunicato del Cdm.

Restano aperti sul tavolo i dossier autonomia, Tav, Autostrade, Alitalia e l’ex Ilva. Mettere in fila i dossier, dà l’immagine dell’impasse. Le intese regionali slittano, un vertice è previsto per mercoledì prossimo, in attesa di capire che ruolo dare al Parlamento. L’alta velocità va avanti, in attesa della mossa del premier Conte che dirà il Sì (o, meno probabilmente, il No) definitivo. I Cinque stelle insistono sulla revoca della concessione ad Autostrade ma, avvertono dalla Lega, “così si tirerebbe a fondo anche l’opzione Atlantia per Alitalia, l’unica ad oggi davvero realistica per salvare la compagnia di bandiera”. I tempi sono stretti, non più di due settimane, ma i leghisti confidano che il ministero dell’Economia, che dovrebbe firmare la revoca, si metta di traverso. C’è l’ex Ilva, con la minaccia di Arcelor Mittal di andar via il 6 settembre, quando decadrà l’immunità che la Lega avrebbe voluto mantenere e allargare, mentre il M5s l’ha bloccato.

Con l’attuale situazione ingarbugliata e torbida, si mettono in discussione ruoli istituzionali indiscutibili come quello del Parlamento (già svuotato nelle sue funzioni) e quindi anche della Costituzione della Repubblica italiana. Non ci sono precedenti così pericolosi nella storia dell’Italia repubblicana.

Salvatore Rondello

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