martedì, 19 Novembre, 2019

PROCEDURA CERCASI

0

Una lettera vuota di provvedimenti e tanto meno priva delle risposte che la Commissione europea ha chiesto all’Italia. La prima reazione che arriva alla lettera di Giuseppe Conte non è delle migliori. Tante parole pochi fatti. Si chiedono soldi alla Cassa depositi e prestiti e a Bankitalia per andare a correggere l’eccesso di debito. Insomma il nulla. Una presa in giro. Questo però non vuol dire che la trattativa sia a un punto morto, ma vuol dire che al governo c’è chi mira allo scontro sia interno sia con la commissione. A farlo ovviamente chi dallo scontro potrebbe avere il vantaggio maggiore e chi mira a porre fine a questo governo per capitalizzare, attraverso le urne, un vento in poppa già misurato nelle ultime elezioni europee.

Dalla Commissione confermano che “sono in corso i contatti” con il Tesoro. Però le proposte messe al momento sul tavolo dal ministro Giovanni Tria non sembrano soddisfare la controparte europea. Le richieste dell’esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker sono chiare: a fronte di un buco teorico di quasi 10 miliardi (sommando gli sforamenti del 2018 e del 2019), per riuscire a rientrare nei parametri quest’anno Bruxelles chiede almeno 4 miliardi di tagli “veri”, ossia di tagli strutturali. Dall’esecutivo Ue insistono poi per avere impegni seri sulla prossima manovra, in particolare su come il governo intende coprire i 23 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia dell’Iva. Insomma ogni giorno che passa sembra rendere più chiaro che la procedura d’infrazione per debito eccessivo contro l’Italia è un possibilità non solo teorica ma sempre più concreta. I motivi sono diversi: siamo gli unici a non aver nemmeno iniziato a risanare i conti pubblici; Salvini ha tirato troppo la corda nei suoi attacchi scomposti alle istituzioni europee; ormai l’Italia viene vista come il fulcro europeo dell’internazionale sovranista che prende ordini un po’ da Trump e po’ da Putin entrambi interessati a indebolire l’Europa. E per questo scopo usano l’anello debole, l’Italia appunto.

Giuseppe Conte lo sa benissimo. E sa benissimo che quando una decisione è presa, e dopo le europee nel governo comanda uno solo, non c’è spazio per le mediazioni. I termini sono stati allargati, questa per ora l’unica concessione arrivata dalla Commissione. Il 9 luglio comunque è alle porte. E con una eventuale procedura d’infrazione attivata entro quel termine sarebbe difficile immaginare che Conte e Tria rimangano al proprio posto. Sarebbero loro, dimettendosi, a mettere fine a un esecutivo che Salvini ha giurato di non voler far cadere ma che invece sta abilmente portando al collasso addossando la colpa su altri. A quel punto Salvini avrebbe la strada spianata per una campagna elettorale fatta di tagli alle tasse e guerre all’Europa. Insomma Matteo Salvini sembra non aspettare altro che una procedura d’infrazione. Ma il risveglio sarà amaro. Perché un governo sotto procedura ha pochissimo spazio di manovra. Con il rischio che le agenzie di rating declassino il nostro debito a livelli spazzatura che diventa sempre più alto e il prezzo lo pagherebbero gli italiani, non Salvini.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply