giovedì, 21 Novembre, 2019

Processo Mediaset: per la Consulta l’impedimento di Berlusconi non è legittimo

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Corte Costituzionale-Berlusconi

Illegittimo. Così la Corte Costituzionale ha definito l’impedimento opposto da Silvio Berlusconi, all’epoca dei fatti a capo del governo, per la partecipazione all’udienza del processo Mediaset del primo marzo 2010, in quanto impegnato a presiedere un Consiglio dei ministri non programmato. La Consulta ha dunque respinto il conflitto di attribuzione tra poteri, sollevato da Palazzo Chigi nei confronti del tribunale di Milano, ove si celebrava il procedimento, allora in fase di primo grado, oggi in attesa di approdare in Cassazione. La prima reazione del leader del Pdl è stata quella di precisare, in una nota, che non vi sarà «nessuna ripercussione sulla tenuta del Governo di larghe intese di Enrico Letta». Ma il Cavaliere ha colto l’occasione per puntare nuovamente il dito contro i giudici, dichiarando: «Vogliono cercare di eliminarmi».

LA REAZIONE DEL PDL E DEI DIFENSORI – Nel frattempo tutti i ministri e i parlamentari del Pdl hanno fatto quadrato attorno a Berlusconi, definendo la decisione della Consulta «incredibile», e dichiarandosi «allibiti, amareggiati e profondamente preoccupati». Secondo gli esponenti pidiellini «la decisione stravolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce subalternità della politica all’ordine giudiziario». «Grave preoccupazione» è stata inoltre espressa dagli avvocati difensori del Cavaliere, Nicolò Ghedini e Piero Longo.

IL PROCESSO MEDIASET E LA CONDANNA IN APPELLO – Il processo contro il Cavaliere, relativo ai diritti televisivi Mediaset, è cominciato sei anni fa, ed è stato interrotto per tre volte. L’accusa nei suoi confronti è di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. Lo scorso 8 maggio i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno confermato la sentenza di condanna in primo grado inflitta nei confronti di Berlusconi a quattro anni con l’interdizione, per cinque, dai pubblici uffici e per tre dal dirigere società e contrattare con la pubblica amministrazione. Secondo i giudici, infatti, l’ex premier ha continuato a essere al vertice del gruppo Mediaset, anche dopo la sua «discesa in campo», ovvero l’impegno in politica e la nomina a presidente del Consiglio.

Silvia Sequi 

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