martedì, 19 Novembre, 2019

Produzione industriale giù. Ultimo regalo gialloverde

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Il governo Giallo Verde non c’è più. Ma gli effetti del suo lavoro si sono fatti sentire e si sentono. Uno di questi è la produzione industriale letteralmente sprofondata nell’ultimo anno. È vero che il trend internazionale non è favorevole. Vero che l’Italia non è il solo Paese a passare un fase di poca brillantezza economica. Ma è anche vero che da noi la crisi si sente di più che nel resto d’Europa tant’è che gli ultimi dati dell’Istat sono una vera i propria minaccia. Infatti a luglio, ha calcolato l’istituto nazionale di statistica, la produzione industriale è scesa dello 0,7 per cento, un calo congiunturale che si protrae oramai da cinque rilevazioni consecutive. A preoccupare, però, è la contemporanea flessione tendenziale, che vede il mese di luglio 2019 perdere terreno (sempre meno 0,7 per cento) anche rispetto a 12 mesi fa, quando la finestra temporale prevedeva un giorno lavorativo in meno.

La discesa della produzione industriale è già stata definita un vero e proprio flop dal Codacons, che ha lanciato un vero e proprio allarme sul 2020 chiedendo a gran voce di scongiurare a tutti i costi l’aumento dell’IVA.

Nel raffronto annuo, soltanto il comparto energetico si mette in luce (a luglio erano salite le bollette dell’elettricità, scese quelle del gas, e le temperature sopra la media hanno spinto all’uso dei consumi) con dinamiche positive: la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+6,4% per entrambi i settori), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+5,1%) sono i settori migliori. Le flessioni più ampie si registrano invece nella fabbricazione di macchinari, (-6,9%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,1%), e negli articoli in gomma, materie plastiche, minerali non metalliferi (-3,0%).

La produzione di autoveicoli a luglio è scesa del 14% su base annua. E la dinamica internazionale non aiuta certo l’Italia: la Germania è in forte rallentamento e lì è diretta una buona fetta del nostro export, composto da componenti e semilavorati che poi finiscono in tutto il mondo. “Nella media del trimestre maggio-luglio il livello destagionalizzato della produzione registra una flessione dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti”, dice l’Istat indicando una debolezza che ormai dura da troppi mesi e mette a rischio l’intero risultato del Pil.

Intanto da Moody’s arriva un ulterrioe giudizio sull’Italia che non si allontana molto da quelli precedenti: “Gli elevati livelli di debito pubblico che difficilmente diminuiranno nei prossimi anni, la crescita lenta e la mancanza di un’agenda di politica economica coerente”. L’outlook viene visto stabile. Ma allo stesso tempo guarda con fiducia al nuovo governo che “di coalizione di centrosinistra” che “dovrebbe far prevedere un periodo di stabilità politica in Italia, che è positivo nei confronti di uno scenario di debole crescita dell’economia domestica e incerte prospettive di crescita globale”. Moody’s, aggiunge anche che il nuovo governo “dovrebbe consentire la presentazione tempestiva del bilancio 2020” e che “sarà meno euroscettico rispetto al precedente governo del Lega/M5s” e “meno conflittuale nei confronti dell’Europa”.

“Abbiamo ridotto le nostre previsioni di crescita per l’intero anno a solo lo 0,2% (dallo 0,4% in precedenza)”: così Moody’s nella nota di aggiornamento sull’Italia in merito al pil del 2019 in cui afferma che “prevediamo una performance di crescita leggermente più forte nella seconda metà dell’anno, con tassi di crescita trimestrali dello 0,1-0,2%” grazie “principalmente ai continui sviluppi positivi sul mercato del lavoro e sulle esportazioni”.

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