martedì, 25 Giugno, 2019

PAESE A RISCHIO

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Il Pil italiano va verso un calo record e il differenziale tra Btp e Bund tedesco vola a 290 punti base, segnando nuovi massimi di circa due mesi. Incertezza resta elevata. Presentando le previsioni economiche, il commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha affermato: “In Italia lo spread è calato a dicembre, dimostrando che sulla manovra abbiamo preso la giusta decisione, immaginiamo cosa sarebbe successo se non l’avessimo fatto”.

Poi, in merito alla condivisibilità dell’ottimismo del governo italiano, Moscovici ha detto: “I fatti parlano. Non sembra che l’espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread. E credo che su questo si dovrebbe riflettere”.
Nelle nuove stime che vedono un’attività economica ‘anemica’ nella prima metà dell’anno, la commissione Ue ha scritto: “Nel 2019 il Pil italiano scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato nelle previsioni autunnali (+1,2%). La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole”.
La stima del Pil nel 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l’Italia resta fanalino di coda in Ue.

Su quanto ha scritto la commissione Ue sulle nuove stime economiche, si legge anche: “L’economia italiana ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018, ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil calato di 0,2% negli ultimi tre mesi. Ma mentre la frenata iniziale era largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti, mentre pesa l’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento.
Le prospettive di crescita italiane sono soggette ad elevata incertezza. Un’economia globale più debole dell’atteso, l’impatto sul sentimento dell’aumentata incertezza di politiche e le condizioni di finanziamento del settore privato possono portare a un calo maggiormente protratto.
L’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri, ma il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti, con un outlook soggetto a grande incertezza”.
Così sono arrivate le previsioni economiche d’inverno della Commissione Ue, che ha tagliato nettamente al ribasso (-0,6%) il pil dell’eurozona per il 2019 all’1,3% rispetto all’1,9% delle previsioni d’autunno. Anche per il 2018 il pil è rivisto al ribasso all’1,9% dal 2,1%.
Il vicepresidente della commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha detto: “In Italia pesano incertezze politiche.  Oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, notiamo che in Italia l’incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie. L’Italia ha bisogno di riforme strutturali profonde e un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti.
In alcuni Paesi dell’eurozona stanno facendo ritorno preoccupazioni sul circolo vizioso debito sovrano-banche e la sostenibilità del debito, mentre dalla Brexit viene ulteriore incertezza. Per questo essere consapevoli di questi rischi montanti è metà del lavoro, l’altra metà è scegliere il giusto mix di politiche come facilitare gli investimenti, raddoppiare gli sforzi per le riforme strutturali e perseguire politiche fiscali prudenti”.

Il presidente dell’Eurocamera, Antonio Tajani, commentando le previsioni economiche della Commissione Ue, ha detto: “L’Italia ha cominciato a vivere una fase di recessione e se non ci saranno drastiche inversioni di tendenza nel giro di qualche giorno, temo che ci sarà una patrimoniale, temo che infileranno le mani nelle tasche degli italiani, magari andando a colpire la casa. Sono preoccupato anche per le pensioni, aumenterà insomma la pressione fiscale colpendo il ceto medio ed i ceti più deboli, forse invece di fare questo sarebbe sufficiente cambiare governo”.

Oltre alle valutazioni della commissione Ue, oggi, l’Istat, in un comunicato, ha reso noto quanto segue: “A dicembre 2018 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,8% rispetto a novembre. Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali del 5,5% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 18 di dicembre 2017). Nella media del 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi (+0,1%); diminuiscono invece in misura marcata i beni di consumo (-2,9%) e l’energia (-1,5%) mentre i beni strumentali registrano una variazione nulla. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a dicembre 2018 un’accentuata diminuzione tendenziale per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%); diminuzioni più contenute si osservano per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%). L’indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”.
L’allarme lanciato dall’Istat nella nota mensile, dove ha ricordato il dato negativo del Pil nel quarto trimestre 2018, la seconda variazione congiunturale negativa consecutiva, determinata da una nuova flessione della domanda interna. L’istituto di statistica ha sottolineato anche come il rallentamento dell’economia internazionale si è prolungato anche nell’ultima parte dello scorso anno, colpendo in particolare il settore industriale e la domanda internazionale.

Le incertezze create dall’attività governativa hanno influenzato negativamente la propensione al consumo delle famiglie e scoraggiato gli investimenti degli imprenditori. Non ultimo il blocco delle grandi opere portato avanti dal M5S anche quando sono finanziati dall’Unione europea.

Salvatore Rondello

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