giovedì, 28 Maggio, 2020

Profughi in Grecia: che cosa sta accadendo?

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Non è semplice spiegare in poche parole ciò che sta accadendo ai migranti che si dirigono verso la Grecia, anche se, come molte altre storie di popoli migratori, c’è ben poco di nuovo: paura e disprezzo permangono anche qui allo stesso modo.
Il 18 Marzo 2016 l’Unione Europea, dopo alcune dichiarazioni di collaborazione e diversi piani d’azione (autunno 2015), decise di siglare un accordo con la Turchia per contenere i flussi migratori.

Ne riporto in punti fondamentali:
«Tutti i nuovi migranti irregolari che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche a decorrere dal 20 marzo 2016 saranno rimpatriati in Turchia […]».
«La Turchia adotterà qualsiasi misura necessaria per evitare nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare dalla Turchia all’UE e collaborerà con i paesi vicini nonché con l’UE stessa a tale scopo».
“L’UE, in stretta cooperazione con la Turchia, accelererà ulteriormente l’erogazione dei 3 miliardi di euro […]. Una volta che queste risorse saranno state quasi completamente utilizzate, (…) l’UE mobiliterà ulteriori finanziamenti dello strumento per altri 3 miliardi di euro entro la fine del 2018»

 

Un accordo che, a parole povere, prevede che l’Unione Europea paghi la Turchia per fare da deterrente ai flussi migratori.
Ha funzionato? Sembra di sì: prima dell’accordo, nel 2015, tra il confine turco e greco ci fu una vera e propria crisi umanitaria.
Un caro amico siriano, che ho avuto piacere di conoscere a Lesbo questa estate, ha dovuto attraversare il mar Egeo verso l’isola di Lesbo nel 2015. Mi raccontava che su un barcone di circa 40 persone, che durante la tratta ha ceduto, era stato l’unico a sopravvivere. «Ho preso una bambina tra le braccia e ho cercato di portarla con me a nuoto fino a riva. È morta prima che ci riuscissi».
Dal 2016 la situazione invece, è decisamente cambiata. Il numero di persone in arrivo in Grecia è drasticamente ridotto, tanto che, un volontario dell’ONG Lighthouse Relief, mi raccontava che per un mese intero non era stato avvistato alcun barcone sulla costa nord dell’isola di Lesbo.

Ecco le statistiche dell’UNHCR riguardante gli arrivi degli anni precedenti

Ma veniamo ad oggi: che sta accadendo? Semplice: è caduta la goccia che ha fatto traboccare il vaso e quella goccia è rappresentata dall’attacco alla Siria curda da parte di Erdogan il 9 Ottobre 2019.
Il presidente della Turchia sa benissimo di avere il controllo sull’immigrazione in Europa e in fase di guerra, si rende anche perfettamente conto che qualsiasi tipo di intervento da parte dell’Unione Europea potrebbero essere sconveniente.

Poiché uno più uno fa due, ecco che migliaia di persone diventano uno strumento politico. Già nell’agosto 2019, si è visto un forte aumento degli arrivi, tanto da mettere in crisi le ONG presenti nel territorio, abituate a un certa quantità di flussi (a Luglio sono stati registrate 700 persone nella costa nord dell’isola di Lesbo, ad agosto ne sono state contate 700 in due giorni).

La minaccia era chiara: l’UE non si esprime sull’intervento turco in Siria, Erdogan non apre le frontiere a milioni di rifugiati.
Questo fino a qualche giorno fa, quando il 28 febbraio 2020, 34 soldati turchi sono morti a causa di un raid aereo siriano, portando il presidente turco alla decisione di rendere le minacce reali.
Le frontiere sono quindi ora aperte e la crisi umanitaria a cui bisogna far fronte non è di poco conto: centinaia di migliaia di persone hanno attraversato i confini turco greci, sia via mare che via terra (la tratta via mare è stata bloccata nuovamente dalla Turchia).

Non è difficile immaginare la conseguenze di una simile scelta per un paese già piegato da anni da una crisi economica e fortemente indebitato con l’Unione Europea.
Ovviamente sono stati presi nuovi provvedimenti in Grecia, come lo schieramento di forze di polizia lungo i confini; lo spostamento degli immigrati dalle isole greche verso l’entroterra; l’accelerazione delle pratiche di espulsione (nel caso in cui a un immigrato non fosse concesso l’asilo, non è più possibile fare il ricorso).
Inutile dire che ci sono stati numerosi scontri con la polizia, che è stata anche accusata di aver aperto il fuoco, sparato lacrimogeni e usato pompe con getti di acqua su alcuni rifugiati lungo i confini

Bisogna inoltre ricordare che l’anno scorso in Grecia è stato eletto un governo di destra, che come azione politica ha spesso incitato all’odio nei confronti degli immigrati.
Tale ostilità purtroppo, è la manifestazione di una triste percezione comune nei greci locali. Una volontaria della ONG Light House Relief, ad agosto mi raccontava come per i greci fosse ovvio che ci fosse una stretta correlazione tra il l’aiuto umanitario e le tratte clandestine. Un locale le aveva infatti chiesto: «Come è possibile che quando arriva un barcone voi siate sempre già lì ad accoglierlo?» (La risposta in realtà è ovvia: se si vuole salvare effettivamente qualcuno, la costa deve essere costantemente sorvegliata).
Questo tipo di pensiero ha spinto alcuni gruppi di estrema destra a dare alle fiamme lo Stage 2, un campo di raccolta nella costa nord dell’isola di Lesbo; e una scuola della ONG One Happy Family. La rabbia della popolazione non si è fermata qui: sono state distrutte auto di volontari, presi ad assalto giornalisti, bloccate strade per non far passare i rifugiati. Nel campo profughi di Moria vi è stato un altro incendio nell’ultima settimana, in cui è morto un bambino di soli sei anni.

La situazione non sembra inoltre migliorare: con la comparsa del Covid-19, quelle poche ONG che erano rimaste a operare sul campo (nonostante la paura di essere aggredite) hanno deciso di offrire il supporto minimo.

Nell’oscurità però, c’è sempre un po’ di luce: molti cittadini greci, così come molti cittadini europei, hanno manifestato affinché l’Europa prenda posizione in merito ed è nella speranza di tutti che ciò avvenga. In momenti così drammatici è di primaria importanza essere uniti, per poter dare un valore pratico a quei famosi diritti umani, che, purtroppo, molto spesso vengono dimenticati.

 

Emma Valentino

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