venerdì, 22 Novembre, 2019

Province: aspettiamo una tragedia?

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“A breve qualche scuola crollerà. E forse qualche ponte. Non avremo allora più alibi”. Frasi di questo genere potrebbe pronunciarle qualche uccello del malaugurio. O potrebbero scaturire da qualche facile profeta. Toccate pure ferro o il vostro cornetto rosso, ma ci troviamo di fronte a un rischio concreto generato dallo status sospeso degli enti provincia, cui nemmeno la nuova maggioranza giallorossa pare voler porre rimedio. Il problema non è da poco: l’80% delle scuole italiane, stando a recenti statistiche, è fuori norma. Il 90% addirittura, pare non rispettare le norme antisismiche. E allora? Che c’entrano le province?

Le province sono enti ancora esistenti, anche se zoppicanti. Si era tentato, con la legge Delrio, di cancellarle, ma l’esito del referendum di dicembre 2016 non ha consentito il completamento dell’operazione superamento. Le province allora sono rimaste lì, tra color che son sospesi. Amministrate, a titolo gratuito, da un presidente e da un consiglio provinciale eletto tra i sindaci e i consiglieri comunali dei territori di competenza, sono state svuotate di funzioni, di personale, di dotazione di risorse economiche. Ma c’è un però, e non di poco conto. Le province hanno ancora dei compiti importanti, come ad esempio la gestione e la manutenzione degli istituti secondari e delle strade provinciali. Ma come operare se non ci sono risorse? Come garantire la sicurezza? Come effettuare le manutenzioni?

Ancora nel 2013, prima dell’applicazione della legge Delrio, si calcolava che le provincie riuscissero a coprire non più del 40% dei fabbisogni manutentivi. Oggi quel dato avrà aumentato ancora di più la forbice. I rischi connessi sono chiari. Solo che a Roma sembrano non preoccupare nessuno. Dobbiamo aspettare una tragedia per prendere una decisione?

Leonardo Raito

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Mi sembra nell’ordine naturale delle cose che un Ente di secondo grado, come sono diventate le Province, riceva meno risorse rispetto a quelli di primo grado, e mi sarei francamente aspettato che in questi anni il PSI proponesse il ritorno delle Province alla loro veste originaria, ossia quali entità ad elezione diretta, visto che sono in tanti a rimpiangerle, stando almeno a quanto mi capita di sentire (mi scuso se la proposta ci fosse invece stata, e io non ne sia venuto a conoscenza).

    In ogni caso, di fronte al dibattito che sta prendendo corpo intorno all’ipotesi di una nuova legge elettorale, si ripresenta a mio avviso l’occasione per formulare una proposta di Riforma costituzionale che, ancorché in questa fase a grandi linee e di massima, ridisegni l’architettura istituzionale del Paese, ivi compresa la reintroduzione delle Province nella versione che conoscevamo, posto che la legge elettorale non può essere avulsa dal rimanente contesto.

    Paolo B. 18.10.2019

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