martedì, 12 Novembre, 2019

Psi Bari
La lezione di Willy Brandt

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In un mondo in cui L’Europa è sempre più attaccata dalle egemonie americane, russe e cinesi, ci ritroviamo in casa nostra e nel nostro continente, vittime di personaggi che tra uova strapazzate e bacioni vari, vogliono distruggere il concetto di Europa creato dai nostri padri.
Una cultura dominante e politicamente variegata erge muri contro i migranti e contro tutto ciò che è diverso, mentre quella sinistra, che dovrebbe realizzare una oggettiva opposizione, fa fatica a riuscire a parlare ad un elettorato che storicamente appartiene alla nostra cultura. Soffermandosi su quanto si potrebbe fare e non si è fatto, il più grande “mea culpa”, specie della sinistra italiana, dovrebbe tener conto di quello che la storia ha da insegnarci.
Nella storia socialista europea, possiamo vantare di aver avuto uno dei più grandi padri spirituali della comunità europea: Willy Brandt, sulla cui la storia politica è opportuno soffermarci.
L’ascesa politica di Brandt comincia nel 1957, quando borgomastro di Berlino Ovest denuncia, nel 1961, quella che sarà la più grande tragedia tedesca post-bellica, la costruzione del Muro di Berlino.
Nel 1966 porta al governo i social-democratici, in coalizione con la CDU-CSU dove, da vicepremier e da Ministro degli Esteri, sarà fautore della rivoluzionaria politica di riavvicinamento con i paesi del blocco comunista, nota come OSTPOLITIK, termine che venne rapidamente consacrato dall’uso nella pubblicistica mondiale.
Grazie a questo tipo di conduzione, riuscirà, nel 1969, a portare al governo social-democratici e liberali, mandando dopo circa un ventennio all’opposizione la CDU-CSU.
Il gesto più significativo della sua cancelleria avviene nel 1970, quando, recandosi a Varsavia nel ghetto ebraico, chiese scusa, come diceva Biagi, “di un crimine che non aveva commesso”, mettendo fine ad ogni pretesa territoriale tedesca in terra polacca.
Questo gesto e la sua politica gli valse il Premio Nobel per la Pace nel 1971.
Dando esempio estremo di coerenza, si dimise nel 1974, in seguito all’arresto di un suo collaboratore come spia della Stasi; questo contribui alla sua nomina di Presidente della SPD e dell’Internazionale Socialista per diversi anni.
La sua figura emblematica e decisa va assolutamente tenuta presente a testimoniare come, in epoche ancora più buie di questa, vi siano stati personaggi che hanno combattuto per avere quello che oggi appare regolarmente messo in discussione. Solo attraverso la storia e la riproposizione di quelle fasi in cui il socialismo risultava, con la sua presenza e coerenza, risolutivo, si riuscirà a combattere, senza paura, l’oscurantismo che avanza, e a ribadire quei principi che, a dispetto dell’ignoranza, rimangono universali.

Marco Regina
Psi Bari

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