venerdì, 15 Novembre, 2019

UN CICLO NUOVO

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Il Psi celebrerà il 29, 30 e 31 Marzo a Roma, presso l’Hotel Roma Aurelia Antica (Via degli Aldobrandeschi, 223) il Congresso straordinario dal titolo ‘Liberi in Europa’. I due candidati alla Segreteria Nazionale sono: il consigliere regionale della Campania, Enzo Maraio, con la mozione “Il Domani è Adesso” – sostenuta dalla maggioranza del partito e dal Segretario Riccardo Nencini – e l’avvocato foggiano Luigi Iorio, con la mozione “Identità socialista per cambiare davvero”.

Sono 600 i delegati che saranno chiamati a esprimere il loro voto, a scrutinio segreto, sulla scelta del nuovo segretario. Tra gli ospiti, il Segretario del Pd, Nicola Zingaretti; il Segretario generale dell’Internazionale socialista, il cileno Luis Ayala; la vice segretaria del PSE, Marije Laffeber; il coordinatore di Mdp, Roberto Speranza; il coordinatore del Partito Radicale- Lista Pannella, Maurizio Turco, Fabrizio Cicchitto, Sergio Pizzolante e altri.

I lavori congressuali si apriranno venerdì 29 marzo alle ore 16, con gli interventi dei due candidati, la relazione del segretario uscente, Riccardo Nencini e gli interventi degli ospiti. Il dibattito proseguirà sabato 30 marzo e terminerà domenica 31 marzo, alle 14 con il voto e l’elezione del segretario.
“Questo è un Congresso – ha detto in una intervista all’Avanti!  il segretario Riccardo Nencini –  che chiude un ciclo politico di dieci anni. In una condizione socio-politica italiana profondamente mutata rispetto al 2008. Allora lo scontro era a due, tra un centrodestra trainato da un Berlusconi molto forte e dal Pd a vocazione maggioritaria di Veltroni. Questo è un mondo che non c’è più perché siamo di fronte a una tripolarizzazione. Il traino del centrodestra è affidato a una destra decisamente più radicale rispetto alla Forza Italia liberaleggiante di Berlusconi e perché la sinistra ancora non è uscita dal vicolo cieco. Prima di tutto devo ringraziare tutti i compagni che mi sono stati vicini in questi anni. È stata una esperienza difficile, complicata ed entusiasmante: guidare il Psi è stato un privilegio”. “Si tratta – continua Nencini – di passare il testimone a una classe dirigente nuova per sedersi al tavolo in cui la sinistra riformista riesca in qualche modo a ridefinirsi. La mia preoccupazione è che questo stato di cose in Italia sia durevole. E lo dico per un motivo semplice: quando si è nelle fasi di passaggio, il mondo nuovo prima di affermarsi subisce una transizione abbastanza lunga dove tutti i fattori che si richiamano al rancore e alla rabbia, soprattutto quelle classi sociali, penso al ceto medio, che si ritengono private per il futuro di un ruolo sociale definito e importante, ambiscono più all’uomo solo al comando, al salto nel buio, fino a che la nuova società non trova un momento di equilibrio.

Come si reagisce a questa preoccupazione?
E la ragione questa per la quale un anno fa proponemmo, poi la proposta venne ripresa di Calenda, una sorta di coalizione unitaria europeista di tutti i riformisti che volevano fronteggiare da una posizione comune il pericolo a cui l’Italia è sottoposta. Questo non si è realizzato ed è un male. Ne porta la responsabilità soprattutto il Pd . Il rischio oggi è che si arrivi in ritardo agli appuntamenti, sopratutto alle europee, ma il rischio più grande è che non si dia la lettura giusta ad un fenomeno europeo che in Italia è dilagato molto di più di quanto non sia successo altrove. Ci sono prove concretissime di questo.

Per esempio? Quali prove?
Le ultime sono quanto successo a Prato la settimana scorsa con la celebrazione del centenario dei Fasci di combattimento. Non sono stupito che lo faccia Forza Nuova, sono stupito che il Prefetto, che rappresenta lo Stato, dia l’autorizzazione. L’altra prova è quella che avverrà nei giorni concomitanti il nostro Congresso Nazionale, ossia il congresso della famiglia a Verona. La famiglia è uno dei soggetti fondamentali di tutte le società. Antiche e moderne. Ma qui si parla di un tipo di famiglia intesa soltanto in termini tradizionalissimi, dove l’omosessualità è bandita, dove il ruolo della donna è considerato marginale. E avere sul quel congresso il patrocinio del governo e il benestare del vicepremier, la dice lunga sull’idea di società che questi hanno. Non è la società aperta voluta dai Costituenti, ma è una sorta di società fondata sul nazionalismo etnico che non solo non ci può trovare d’accordo, ma ci porta, con più soggetti possibili, ad opporci con forza a quel tipo di visione sociale e istituzionale dell’Italia futura.

Torniamo al Partito…
L’autonomia del Partito in questi anni è sempre stata protetta. Non c’è stata nessuna confluenza come qualcuno erroneamente aveva predetto, nel Partito Democratico, e abbiamo mantenuto una indipendenza di natura organizzativa. La cosa fondamentale è preservare questa autonomia, ma mettendola a disposizione di un disegno più grande perché il pericolo deve allarmare chi ha costruito una Italia più civile e più libera dalla fine dell’800 e in tutto il secolo passato. Queste penso siano le cose da fare, con un invito alle compagne e ai compagni che in questi anni sono stati di una litigiosità feroce. Addirittura in molti casi si è preferito indirizzare la polemica all’interno piuttosto che dotarsi di una politica locale verso i cittadini e per cittadini. O anche con polemiche indirizzate verso chi è rimasto a faticare per mantenere in vita una comunità piuttosto che nei confronti di chi ha abbandonato quella comunità tradendo uno spirito di appartenenza comune.

Quale auspicio per il Congresso?
L’auspicio è che questo Congresso metta la parola fine alle divisioni, dando una mano al nuovo gruppo dirigente. Enzo Maraio, a cui verranno affidate le sorti del Partito, ha vinto il Congresso con una maggioranza lampante intorno al 75% dei voti. Si tratta di costruire intorno a Enzo un pacchetto di mischia fatto di saggi e di nuove energie per agganciare questo carro della sinistra riformista che dopo 26 maggio auspico sia in grado di cominciare a muoversi per prepararsi a nuovi e più importanti appuntamenti.

Pd ha appena concluso la sua fase congressuale…
La mia opinione è che il Pd abbia esaurito il suo tempo. Il Pd nasce in uno schema bipolare come antitesi al centrodestra liberale guidato da Berlusconi. Se quel mondo non c’è più bisogna chiedersi se quel Pd sia ancora in grado di mietere consensi e di costituire nel centrosinistra l’anima attorno alla quale creare una coalizione competitiva. A oggi questo non è. Lo vediamo dai risultati delle elezioni regionali. Il risultato delle elezioni in Basilicata, che da taluni viene giudicato buono, in realtà non lo è affatto. Si manifesta intanto la tenuta e la crescita del centrodestra e della Lega. Questo crollo dei grillini poi, io esiterei a definirlo risolutivo. Il M5S rimane il primo partito e porrei anche io una differenza tra elezioni politiche ed elezioni amministrative e regionali. Sono due campi diversi anche per gli elettori. Quindi la parola fine per il Movimento 5 Stelle è ancora tutta da scrivere.

Tra i compagni che negli anni si sono allontanati dal Partito, la critica che viene fatta è quella di poca autonomia rispetto al Pd. Tu come rispondi?
L’indipendenza dal Pd si garantisce mantenendo autonoma l’organizzazione politica e dall’altra parte avendo la capacità di iniziativa politica e di alleanza. Se l’autonomia taluni la considerassero come isolamento e come solitudine non sarei assolutamente d’accordo. Ricordo tra l’altro che gli ingredienti che ci hanno consentito di restare in vita in questi anni, cosa che viene reputata fuori da noi come una sorta di miracolo, sono stati una storia nazionale, una rete di amministratori e una serie di strutture che vanno da MondOperaio, all’Avanti! alla fondazione socialismo, attraverso le quali il Psi ha manifestato un atto di presenza diffusa in Italia. Quarto essere stati socio-fondatori del Pse. La rete di amministratori è una rete che si crea grazie alle alleanze sul territorio. Se la coalizione perde, i partiti più piccoli sono i primi a pagarne le conseguenze. Come è successo in Basilicata e in Sardegna e in Abruzzo. Tra la segreteria Boselli e questa ci sono due differenza oggettive. Durante la segreteria Boselli vi era un finanziamento pubblico importante e non vi erano sbarramenti. Oggi non c’è il finanziamento pubblico, ma ci sono gli sbarramenti. E in più è diminuito il numero dei consiglieri da eleggere. E questo vuole dire dare meno opportunità ai compagni sul territorio.

Parliamo del Governo…
È il governo più litigioso di sempre ma non per questo mi associo ai tanti profeti che ne prevedono l’immediata caduta. Se in grillini avessero non un crollo, ma una caduta contenuta vedo difficile per Salvini staccare la spina al governo. Io è da dicembre che sento dire, anche da personaggi autorevolissimi, che il governo sarebbe caduto a febbraio. Ho sempre detto che l’analisi era completamente sbagliata. E si è rilevata sbagliata. Ma sbaglia ancora di più chi ritiene che se dovesse cadere il governo, allora si tornerebbe al passato.

Cosa succederebbe?
Si andrebbe a soluzioni ancora più estreme. Un salto nel buio ancora più lungo rispetto a quello provocato alle elezioni del marzo 2018 e che si manifesterebbe attraverso figure simili all’uomo solo al comando con caratteristiche non dico dittatoriali, non penso al fascismo assolutamente; penso però a figure che siano in grado di soddisfare la pancia degli italiani con slogan molto semplici che godrebbero ancora di consenso indipendentemente dalla capacità di risolvere o meno i problemi che sono complessi in un Paese straordinario di 60milioni di abitanti come l’Italia. In fasi come queste vi è un fattore che si presenta sempre della storia.

Quale?
È la crisi della società di mezzo. La ricerca del rapporto diretto tra popolo e governante, cosa che mi pare si stia realizzando anche in questa Italia. L’anno scorso proprio sull’Avanti! parlai della possibilità si realizzasse un governo giallo-verde. Tutti si misero a ridere, però quel governo è stato realizzato. Io non ho la palla di cristallo, però si prova a ragionare su quello che si ha. La pancia dei due è la stessa. Il moto antisistema dei due è lo stesso. Ed è già pronta la ruota di scorta. Non sarà sufficiente con questi numeri parlamentari, però si sta preparando. Ed è la Meloni che è un altro partito profondamente antisistema.

Chiudiamo con auspicio per i lavori congressuali.
L’auspicio è che il Congresso si chiuda nella maniera più unitaria possibile. Spetta al Congresso stabilire una linea politica, quello che io consegno è una ipotesi di lavoro con più teste. Non siamo rimasti con le mani in mano in questi mesi. Ci sono delle ipotesi sul tavolo che il Congresso dovrà valutare. Io non sparisco. Rimarrò nel ruolo che il ruolo partito deciderà a svolgere il mio lavoro di senatore socialista.

Daniele Unfer

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