lunedì, 22 Aprile, 2019

Psi Rovigo
È l’ora degli “ex”

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Sono, ormai, oltre vent’anni che la prima repubblica è stata abbattuta da una squadra di moralisti antisistema. Questi hanno usato, in molti casi non a torto, principalmente lo strumento giudiziario di Mani Pulite per consentire un’azione maieutica verso un’alternativa di cui non conoscevano i contorni. In pratica, tutti in marcia verso l’ignoto sulle macerie del passato. Un passato pur meritevole di critiche e bisognoso di riforme e pulizia. Il governo di questa ventata moralistica non consentiva di verificare la coerenza dei vari passaggi, ma si nutriva di continui rilanci verso il traguardo di una utopica purezza.

Fu così che si distrussero cinquant’anni di politica e di progresso democratico senza preoccuparsi di salvare quei molti elementi positivi utili che pure esistevano. Nacque così una fase nuovista che non passava attraverso necessarie verifiche di congruità politica e democratica. Ciò che soppiantava il vecchio e che esprimeva novità doveva essere comunque considerato buono e positivo. Fu così che prevalse il desiderio di distruzione sulla legittima e naturale aspirazione di costruire. Non ci si accorgeva che il prevalere di questo sentimento azzerava anche quella cultura che aveva favorito il maturare di elementi che erano indispensabili all’arte edificatoria.

Studio, competenza, esperienza, autorevolezza, creatività, confronto e verifica potevano tranquillamente essere buttati sull’altare di ciò che appariva nuovo. Anzi di una forma di nuovismo che catturava il consenso di coloro che aspiravano a semplificare ciò che semplice non è, ma che consentiva alle anime semplici forme di protagonismo che prima non era loro consentito. Così si distrussero i partiti e si annullarono personalità che ancora avrebbero potuto esprimere energie e risorse utili al cammino democratico ed al progresso del Paese. Prevalevano in quel contesto i furbi dotati di capacità manipolatorie ai quali non interessava la progettualità coerente e orientata alla ulteriore crescita di un Paese che in cinquant’anni era riuscito a diventare una delle più grandi potenze economiche mondiali.

A questi interessava esclusivamente gestire il loro ruolo di agitatori e di fatuo protagonismo. E’ stato così che anche il PSI si è visto progressivamente marginalizzato e deprivato del ruolo che gli apparteneva storicamente. Deprivato, così, anche della necessaria visibilità, nazionale ed internazionale, come veicolo e strumento per far conoscere le proprie idee e programmi. Se questi sono i risultati del citato nuovismo troviamo sia meglio riscoprire il passato, gli “ex” e gli intellettuali che si sono defilati da un contesto che non ne riconosceva i meriti o che, addirittura, li umiliava.

La prospettiva per il futuro non è rosea, ma è opportuno non lasciarsi sorprendere, come si lasciò sorprendere il Paese in questi ultimi anni culminanti nelle elezioni di marzo 2018. A questo degrado in cui stiamo precipitando è necessario opporre tutta la resistenza attiva e passiva di cui il nostro popolo ha sempre dimostrato di essere capace, riaffermando tutti i valori che lentamente stanno scomparendo. In questa fase precongressuale è opportuno interrogarci, allora, se non sia necessario ritrovare personalità e modalità di rapporto con l’opinione pubblica che ci riconsenta quella visibilità e quel margine giusto di protagonismo che sono indispensabili per riprendere anche il necessario consenso elettorale.

A questo fine riteniamo che, nella ricerca di colui che dovrà sostituire Nencini, sia opportuno individuare uno che abbia non solo competenza ed autorevolezza, ma che, più di altri, possa avere le caratteristiche per diventare un sicuro amplificatore mediale delle elaborazioni del PSI. E’ a tal fine che noi saremmo dell’avviso di sondare la disponibilità del compagno Claudio Martelli per l’assunzione del delicato e gravoso incarico di Segretario Nazionale.

Gianmario Scaramuzza
Gianni Nonnato
PSI Rovigo

 

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