domenica, 5 Luglio, 2020

Psi scuola
Serve piano straordinario di investimenti

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La Ministra Azzolina è intervenuta sull’avvio del nuovo anno scolastico 2020/2021. La proposta sembra essere quella di dimezzare le classi in maniera tale da poter praticare con metà classe, in sicurezza, le lezioni in presenza e contemporaneamente, con l’altra metà della classe, la didattica a distanza. Sembrerebbe una buona proposta.

Ma la Ministra forse non prende in considerazione la situazione dei nostri Istituti scolastici che, dopo anni di proclami non accompagnati dai fatti, non sono in grado di sostenere un tale “impegno digitale”. E’ facile pensare che parte dei nostri giovani, a causa dei problemi dovuti alla scarsa connessione domestica o dell’Istituto, di fatto non riuscirebbero a seguire le lezioni a distanza.
A meno che il Ministero non intenda cambiare rotta rispetto ai governi che lo hanno preceduto e che hanno considerato la scuola pubblica come terreno di risparmio e non su cui investire risorse pubbliche.
Allora sì, se si cambiasse rotta, la tragedia del coronavirus potrebbe fornire alla scuola pubblica italiana una grande opportunità di rinnovamento.

L’opportunità di risolvere l’annosa questione delle “classi pollaio”, di risolvere il divario digitale che la attanaglia ormai da decenni, di risolvere il problema di migliaia di precari e di decine di migliaia di cattedre scoperte.
Il Ministero avrebbe quattro mesi da oggi per far partire un piano straordinario di edilizia scolastica, di digitalizzazione degli Istituti scolastici e di assunzioni del personale precario.

Altrimenti è inutile illudere gli italiani con la promessa di un’apertura a settembre che preveda un’improbabile alternarsi di alunni all’interno delle scuole e, contemporaneamente, altrettanti alunni a casa a seguire le lezioni. In molte scuole italiane, ad oggi questo è impossibile.

Enzo Maraio 
Segretario nazionale del PSI

 

Luca Fantò
Referente PSI scuola, università e ricerca

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