mercoledì, 18 Settembre, 2019

UNO ZAR A ROMA

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Oggi Putin è a Roma per una visita lampo ricca di incontri. L’udienza concessa dal Papa al presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, è durata quasi un’ora. Secondo quanto ha riferito il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, tra i temi del colloquio anche la ‘questione ecologica’ ed ‘alcune tematiche dell’attualità internazionale, con particolare riferimento alla Siria, all’Ucraina e al Venezuela’. Firmato un protocollo di intesa riguardante la collaborazione tra l’Ospedale “Bambino Gesù” e gli Ospedali pediatrici della Federazione Russa. È la terza volta che il Papa e Putin si incontrano in Vaticano, e tutte e tre le volte si sono caratterizzate per un cospicuo ritardo da parte dell’ospite. Nella prima udienza, il 25 novembre 2013, Putin è infatti arrivato in Vaticano con circa 50 minuti di ritardo: lo stesso fatto registrare oggi, con l’udienza che è cominciata una quindicina di minuti dopo, per un’ora di ritardo complessiva, tra l’arrivo al Cortile del Belvedere e l’inizio dei colloqui nella biblioteca privata del Pontefice. In occasione della seconda udienza concessa dal Santo Padre a Putin, il 10 giugno 2015, il capo di Stato russo ha fatto invece registrare circa 70 minuti di ritardo. Il presidente russo è arrivato in Vaticano alle 14.05 circa.

Nella Sala del Tronetto, prima di entrare nella biblioteca privata, il Santo Padre è andato incontro al presidente Putin, che lo attendeva da solo, per stringergli la mano e salutarlo con un ‘benvenuto’. Un quarto d’ora circa dopo l’arrivo, l’inizio del colloquio privato, durante il quale il Papa è apparso disteso e sorridente.
Dopo lo scambio dei doni, Putin ha detto al Papa: “Grazie per il tempo che mi hai dedicato. È stato un discorso molto sostanzioso, interessante”.
Il Santo Padre ha donato a Putin un’acquaforte del 1739, raffigurante una veduta di San Pietro: “Così non ti dimentichi di Roma”, ha detto Francesco rivolgendosi al presidente russo, a cui ha consegnato anche la medaglia del sesto anno di pontificato, simbolo di pace. Putin, da parte sua, ha donato al Pontefice un’icona molto grande dei Santi Pietro e Paolo: “Voi li festeggiate il 29 giugno, noi il 12 luglio”, il commento del presidente. L’altro dono di Putin al Papa è un film del regista russo Andrei Konchalovski su Michelangelo, ancora non uscito nelle sale dal titolo “Il peccato”, insieme ad un relativo libro con le foto scattate durante le riprese. “È uno dei nostri registi più famosi”, ha spiegato Putin. Al termine dell’incontro, Papa Francesco ha regalato al presidente russo una copia del Messaggio per la Giornata mondiale per la pace di quest’anno “l’ho firmato per lei oggi”, gli ha detto a proposito della prassi che usa per tutti i Capi di Stato, insieme al documento di Abu Dhabi, alla Gaudete et Exsultate e all’esortazione apostolica a conclusione del Sinodo dei giovani.

Imponenti le misure di sicurezza che hanno “blindato” la Capitale, mobilitando per la prima visita ufficiale in Italia del presidente russo dopo quattro anni un migliaio di agenti, compresi tiratori scelti appostati su tetti e terrazze, artificieri e uomini in borghese delle forze speciali. Putin è “marcato stretto” anche dalla sua scorta personale e da un corteo di oltre 30 auto blindate. Piazza San Pietro è “off limits” per turisti e pellegrini, tranne i corridoi di accesso alla basilica, fin dalle prime ore del mattino, mentre il centro storico è blindato, con il traffico vietato in una “green zone” che comprende 50 strade. Proibite le manifestazioni, schermate le comunicazioni telefoniche, spazio aereo sorvegliato da droni ed elicotteri. Tra le curiosità: un team di ex agenti del Kgb era stato a Roma per sopralluoghi già la scorsa settimana, in particolare nella zona dell’Hotel St Regis, dove è di stanza il suo staff e dove potrebbe riposare lo stesso presidente, anche se visti i tempi stretti e il programma serrato non si sa quando. Dopo l’udienza con Bergoglio, la trasferta romana di Putin prevede l’incontro con il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, per una colazione di lavoro al Quirinale e con il primo ministro Giuseppe Conte, nel pomeriggio e poi per la cena in serata, prima del rientro in aereo da Fiumicino previsto alle 22.

Il leader russo, insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, hanno inoltre in programma una conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi al termine dei colloqui. Successivamente Putin interviene al Forum di dialogo italo-russo della società civile, per un incontro alla Farnesina con i rappresentanti delle imprese, del mondo della cultura e di quello accademico. La giornata della delegazione russa, di cui fanno parte anche il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, e quello dell’Industria, Denis Manturov, si chiude stasera con una cena di lavoro a Villa Madama offerta dal premier Conte, a cui si uniscono altri esponenti del governo, tra cui i vice-premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e il capo della diplomazia, Enzo Moavero Milanesi. Prima della cena, Putin dovrebbe incontrare l’amico Silvio Berlusconi. Putin è atterrato all’aeroporto di Fiumicino a bordo di un Ilyushin 96-300Pu da 5 miliardi di rubli (70 milioni di euro). L’auto presidenziale, rigorosamente “made in Russia”, era già arrivata da Mosca: un’Aurus “oro della Russia” Senat: quasi sei metri e mezzo di lunghezza.

La visita di Putin in Italia si inserisce in un quadro diplomatico molto più ampio. Vladimir Putin sarebbe a resettare le relazioni della Russia con l’America di Donald Trump per riavviare il dialogo bilaterale su un’ampia agenda strategica. Di questo tema il presidente della Federazione russa ha parlato con il capo della Casa Bianca nel corso del loro recente incontro a margine del G20 in Giappone. Oggi in Italia per una visita di Stato, Putin ha accettato di rispondere per iscritto alle domande per un’intervista del Corriere della Sera.
Il leader del Cremlino vorrebbe abolire le contro-sanzioni che colpiscono pesantemente l’export italiano, ma ricorda come queste siano state una risposa a decisioni prese da tutti i Paesi della Ue, compresa, naturalmente, l’Italia. Si aspetta che il nuovo presidente ucraino Zelensky faccia passi concreti per attuare gli accordi già presi e avviare un effettivo processo di pace.

Nega interferenze nelle elezioni europee e apprezza le posizioni di Matteo Salvini sulla Russia. Per quanto riguarda i rapporti con gli Stati stranieri, fa sempre riferimento ai leader regolarmente eletti, a prescindere dalla loro appartenenza politica. Il presidente russo ha confermato la sua grande stima per Berlusconi, che considera un politico di statura mondiale.
I rapporti tra Russia e Italia sembrano positivi. Il nostro governo è tra i pochi in Europa a spingere per una revisione delle sanzioni. Eppure noi siamo quelli che patiscono maggiormente il blocco a vari beni di consumo che il suo governo ha deciso come contromisura.
Putin ha evidenziato che le misure russe assumono un carattere parziale e non impediscono nel complesso di sviluppare con successo lo scambio di investimenti e una cooperazione produttiva. Così, nessuna azienda italiana se n’è andata dal mercato russo. Al recente Forum economico di San Pietroburgo sono stati siglati contratti bilaterali promettenti nei settori industriale, del petrolio, del gas e nel petrolchimico. Per quanto riguarda, invece, l’abolizione delle sanzioni, il primo passo lo deve fare chi le ha promosse, ossia l’Unione Europea. Allora la Russia potrà cancellare le misure di risposta adottate.
In un mondo che, in un certo senso, sembra più instabile ora che non ai tempi della guerra fredda, le intese sul disarmo tra Russia e Stati Uniti sono in crisi. Siamo alla vigilia di una nuova corsa agli armamenti dagli esiti imprevedibili nonostante quello che sembrava un buon inizio tra Putin e Trump.

Per Putin lo sfacelo del sistema della sicurezza internazionale è iniziato con l’abbandono unilaterale del Trattato sulla difesa antimissilistica (Abm) da parte degli Usa. E quella era la pietra angolare dell’intero sistema del controllo sugli armamenti. Per la difesa la Russia spende circa 48 miliardi di dollari, mentre vanno oltre 700 miliardi di dollari su base annua. Proprio per questo la Russia è costretta ad arrivare alla progettazione di mezzi e armamenti modernissimi, rispondendo all’aumento delle spese militari e agli atti palesemente deleteri degli Usa. Un esempio eloquente in questo senso è la situazione relativamente al trattato Inf (missili di media gittata, ). Abbiamo proposto più volte agli Usa di chiarire in modo oggettivo e concreto le questioni che ci sono su questo documento ma ci siamo trovati di fronte un rifiuto. Di conseguenza gli americani stanno di fatto smantellando ancora un altro accordo. Restano nebulose le prospettive dell’interazione nella sfera della riduzione degli armamenti strategici. All’inizio del 2021 scadrà la durata del trattato New Start (sui missili intercontinentali, ndr). Tuttavia oggi non ci sarebbe la disponibilità degli Usa a parlare di un suo prolungamento o dell’elaborazione di un nuovo accordo completo.
Dopo le elezioni Europei è probabile che Putin cerca di riequilibrare il suo peso in Europa rispetto all’espansione degli Stati Uniti che hanno acquisito nella Nato Paesi appartenenti prima al Patto di Varsavia.

Su questo argomento Vladimir Putin ha dichiarato: “I contatti con i partiti politici degli Stati stranieri si mantengono di regola su base inter-partitica. Così la Lega italiana e la nostra Russia Unita collaborano nell’ambito di un accordo di cooperazione. La Lega e il suo leader Salvini sono attivi sostenitori di un ripristino della piena cooperazione tra Italia e Russia; si pronunciano per una più rapida abolizione delle sanzioni anti-russe introdotte dagli Usa e dall’Ue. Qui i nostri punti di vista coincidono. Salvini ha un atteggiamento caloroso verso il nostro Paese, conosce bene la realtà russa. Ci siamo incontrati nel 2014 a Milano, abbiamo discusso le prospettive di sviluppo dei legami italo-russi e delle relazioni tra Russia e Unione Europea. Da allora, per quel che mi è noto, il signor Salvini e rappresentanti del suo partito mantengono contatti con i colleghi russi interessati allo sviluppo della cooperazione con i propri partner italiani. L’ho detto varie volte e lo ripeto: nei nostri rapporti con gli Stati stranieri facciamo riferimento ai dirigenti legalmente eletti, legittimi. Siamo pronti a lavorare e lavoreremo con quelli che sono stati scelti dal popolo italiano a prescindere dalla loro appartenenza politica. Per quanto riguarda Berlusconi, ci legano rapporti di amicizia pluriennali. Silvio è un politico di statura mondiale, un vero leader che propugna fermamente gli interessi del suo Paese nell’arena internazionale. Suscita rispetto la sua sincera volontà di preservare e moltiplicare il potenziale accumulato nei rapporti tra i nostri Paesi. Non riusciamo a incontrarci spesso, ma quando tale opportunità si presenta, lui non si permette mai di discutere questioni di politica interna. E non lo faccio nemmeno io. È importante il fatto che in Italia c’è un assoluto consenso tra tutte le forze politiche circa lo sviluppo dei buoni rapporti con la Russia. E noi rispondiamo a questo con piena reciprocità”.

La questione Ucraina non sarebbe legata alla politica ma ai rapporti economici. Il Presidente della Federazione Russa ha dichiarato: “Non è una questione di percentuali di voti alle elezioni ma delle realtà economiche che la Russia si trova a dover affrontare: cadute o oscillazioni dei prezzi internazionali per le tradizionali merci del nostro export, dal petrolio al gas, ai metalli. E poi c’è anche l’influenza di limiti esterni. Tuttavia noi stiamo conducendo una politica ponderata e realistica. Assicuriamo la stabilità macroeconomica, non consentiamo una crescita della disoccupazione. Anzi abbiamo potuto concentrare notevoli risorse per avviare la realizzazione di progetti nazionali di grandi dimensioni che devono garantire uno sviluppo decisivo dei settori chiave dell’economia e della sfera sociale, un aumento della qualità della vita per la gente. Quanto alla realizzazione dei piani, essi, in verità, non vengono sempre attuati così rapidamente come vorremmo. Sorgono anche imprevisti, complicazioni, inesattezze. Ma ciò è un problema comune a tutti i Paesi ed è comprensibile: davanti a tutti noi si pongono oggi compiti immensi. Essi riguardano non solo l’economia ma anche altre sfere. L’essenziale è che, per molti versi, la stessa gente deve cambiare, prendere coscienza delle necessità delle trasformazioni, della propria collocazione in questi processi, inserirsi nel lavoro comune. Cose del genere non avvengono a comando. Bisogna che ognuno percepisca che il mondo intorno a sé cambia vertiginosamente. Le tecnologie si sviluppano con ritmi crescenti. Perciò i nostri piani si protendono nel futuro. Stiamo creando condizioni per la realizzazione dei talenti, delle capacità di ogni persona, soprattutto per i giovani. Tra i molti programmi necessari in questa sfera, ritengo molto importante il progetto “La Russia è il Paese delle opportunità” diretto a una crescita personale e professionale delle persone di varie generazioni. Raggiungeremo senz’altro i nostri obiettivi basandoci su energia, libertà e iniziativa dei cittadini”.

Poi ha continuato: “L’Italia è uno dei principali partner commerciali del nostro Paese, al quinto posto nel mondo dopo la Cina, la Germania, i Paesi Bassi e la Bielorussia. In Russia sono rappresentate circa 500 aziende italiane. E nonostante le sanzioni di cui abbiamo già parlato, i legami bilaterali si stanno sviluppando con successo. L’interscambio è cresciuto nel 2018 del 12,7% a 26,9 miliardi di dollari. Gli investimenti diretti italiani all’inizio dell’anno in corso hanno raggiunto 4,7 miliardi di dollari, e anche gli investimenti russi in Italia sono rilevanti, pari a 2,7 miliardi di dollari. Aziende dei due paesi hanno già realizzato una serie di grossi progetti di investimenti. Tra i più importanti ci sono quattro centrali elettriche nelle regioni di Tver, Ekaterinburg e Stavropol gestite dall’Enel; due joint venture per la produzione di pneumatici a Voronezh e a Kirov con la Pirelli; uno stabilimento a Chelyabinsk che fabbrica pompe per l’industria petrolifera con la Termomeccanica S.p.A. A Chelyabinsk funzionano altre cinque aziende in joint venture con partner italiani che includono una produzione siderurgica, la fabbricazione di attrezzature energetiche e di macchinari criogenici. L’anno scorso in questa regione è stato messo in funzione uno stabilimento per la produzione di motori elettrici ad alto voltaggio insieme alla società italiana Nidec. Investono attivamente nell’economia russa giganti come Eni, Maire Tecnimont, Iveco. In Italia, come esempio di importanti investimenti russi, citerei la raffinazione e distribuzione di prodotti petroliferi della Lukoil nonché una delle maggiori fabbriche di alluminio in Europa in Sardegna di proprietà della Rusal. Una serie di grossi progetti di investimenti in Russia con la partecipazione italiana sono ora nella fase di elaborazione. Piani per l’energia eolica dell’Enel; la costruzione di un’azienda chimica nella regione di Samara e di una fabbrica di trasformazione del metano nella regione dell’Amur con la partecipazione di Maire Tecnimont; un nuovo pastificio della Barilla. È importante anche un grosso progetto russo-italiano fuori dai confini dei nostri Paesi, in Egitto. Mi riferisco al giacimento Zohr dove lavorano Eni e Rosneft. Vorrei ringraziare i nostri partner d’affari italiani per la loro posizione a favore dello sviluppo dei legami imprenditoriali. Lo apprezziamo molto e contiamo che la cooperazione economica russo-italiana serva anche in futuro per il bene dei nostri Paesi e dei nostri popoli”.

Ma non finisce qui. Sono in corso nuovi importanti investimenti di aziende italiane in Russia per centinaia di milioni di Euro.

E’ ovvio che oltre alla politica ci sono gli interessi economici che muovono i rapporti commerciali con la Russia. La politica potrebbe facilitarli o entrare in gioco su uno scenario diplomatico molto più ampio. In questa direzione potrebbe giocarsi il ruolo dell’Italia su uno scenario geopolitico che ha visto recentemente il Belpaese emarginato. Restano ancora poco chiare le evoluzioni sullo scenario internazionale, nonostante l’ottimismo manifestato dal Papa.

Salvatore Rondello

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