sabato, 24 Ottobre, 2020

Pyongyang, nulla cambia nella Repubblica popolare

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La parata militare di sabato 10 ottobre per festeggiare il settantacinquesimo anniversario del Partito dei lavoratori è stata l’occasione per Kim Jong-Un, dittatore comunista della Corea del Nord per mostrare il nuovo super missile in suo possesso e per osannare la sua “vittoria” contro il coronavirus. Il più grande missile a propellente liquido mai visto è stato definito quello visto sfilare su autotrasportatori da 11 assi a Pyongyang davanti a migliaia di coreani senza mascherine. Una dimostrazione di potenza difensiva e offensiva quella di Kim Jong-Un che insieme alle risorse nucleari mai veramente accantonate fa vedere al mondo la pericolosità dell’arsenale da guerra della Corea del Nord e risponde a muso duro a Trump che ha confermato le sanzioni.

 

Un implicito avvertimento anche alla Corea del Sud verso la quale nonostante il bombardamento dell’ edificio a cavallo del confine che doveva essere la sede del dialogo, continua ad avere un approccio ecumenico auspicando in ogni occasione la riunificazione del popolo coreano. Ma durante la parata militare Kim si è autoincensato per aver preservato il suo Paese, unico al mondo dalla pandemia da coronavirus e in quanto, a suo dire, in Corea del Nord nessuna persona è stata contagiata. Per la verità tre mesi fa’ la città di Kaesong vicino al confine con la Corea del Sud era stata isolata per un caso sospetto attribuito a un disertore rientrato dal Sud. E l’auto isolamento del regime comunista non aiuta certo a capire l’eventuale presenza del contagio mentre sicuramente ne costituisce una barriera. Del resto le notizie sulla situazione sanitaria di Pyongyang non sono molto attendibili. Pochi mesi fa infatti lo stesso Kim Jong-Un era sparito per quasi un mese dalle apparizioni pubbliche e veniva dato gravemente malato e addirittura moribondo dai media internazionali. Eccolo invece , in apparente gran forma, sabato a presentare alle migliaia di cittadini convenuti nuovi veicoli corazzati, unità anti aeree, missili anticarro e nuovi missili balistici intercontinentali. Kim, in questa occasione, ha anche ammesso nel suo discorso, di non essere riuscito a centrare alcuni obiettivi di ripresa economica adducendo la colpa alle sanzioni americane e alla chiusura delle frontiere causa coronavirus con la Cina che continua a rappresentare il maggior partner economica della Corea del Nord. Non proprio un mea culpa ma delle parole non casuali condite da una evidente commozione fino alle lacrime. Nulla muta quindi nella Repubblica popolare di Pyongyang dove il termine Repubblica sta per Monarchia comunista assoluta di un uomo succeduto al padre nel 2011 quasi per via dinastica che continua a perseverare negli atteggiamenti autoritari e demagogici.

 

Alessandro Perelli

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