martedì, 20 Ottobre, 2020

Qatar fondamentale per accordo tra Hamas e Israele

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La missione che il Segretario di Stato Mike Pompeo ha compiuto a Doha, nella capitale del Qatar, non è stata di ordinaria amministrazione. A Doha si è parlato certamente della situazione libica e della necessità di rafforzare il cessate il fuoco. Il Qatar è impegnato concretamente a fianco del Generale Haftar e un suo pronunciamento a favore della tregua rafforzerebbe notevolmente il tentativo americano.

 

L’emirato si è ultimamente distinto per la sua opera di mediazione che si è rivelata fondamentale per il raggiungimento di un accordo tra Hamas e Israele che ha riportato una convivenza civile nella striscia di Gaza dopo tre mesi di combattimenti e bombardamenti che avevano ridotto allo stremo quasi due milioni di abitanti rimasti anche senza energia elettrica per il blocco messo in atto dagli israeliani. Ma Pompeo in questa circostanza ha puntato sul raggiungimento di un risultato ancora più importante e cioè la regia dei colloqui che con la mediazione del Qatar si sono aperti tra il Governo di Kabul e i talebani. Una giornata storica quella del 12 settembre secondo il Capo del Gran Consiglio di riconciliazione nazionale dell’Afghanisfan Abdullah Abdullah che con il Ministro degli esteri Atmar ha preso parte ai colloqui, a cui era presente lo stesso Pompeo, con i talebani. Si potrebbe raggiungere un’intesa per un Governo di unità nazionale che prenda il posto dell’attuale Esecutivo, ritenuto un fantoccio degli americani.

 

Trump sempre in vista delle elezioni di novembre gioca la carta forse più importante per riscuotere il consenso degli elettori: portare la pace in Afghanistan. Dopo gli accordi presi a febbraio con i talebani che hanno portato alla riduzione del contingente di truppe Usa da 13.500 a 8.000 con l’impegnò del ritiro completo entro quattordici mesi, il Presidente americano cerca di favorire questo disimpegno promuovendo l’accordo per un nuovo Governo a cui partecipano le parti in causa. Tentativo appoggiato anche dei partners occidentali impegnati nella missione militare di pace con gli americani tra i quali l’Italia con il suo contingente di 900 soldati, 140 mezzi terrestri e 8 aerei. Ma rimangono molti interrogativi sul futuro e sul reale risultato di questi colloqui. Il primo riguarda la natura del nuovo Governo di unità nazionale e cioè se sarà un Esecutivo che risponda a valori di democrazia e libertà o tendente a seguire i dettami estremistici islamici come vorrebbero i talebani. Il secondo concerne il fatto che nell’accordo non sono contemplati né i movimenti separatisti islamici in lotta con i talebani né tanto meno le tribù del Nord. Quindi l’Afghanistan rischia ancora una volta un’ingovernabilità effettiva camuffata per il momento dagli interessi elettorali di Trump.

 

Alessandro Perelli

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