domenica, 22 Settembre, 2019

Quando i Goblin sono il paese reale

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Sono piccoli, rachitici, escono al calar del sole e sono pericolosi solo quando in gran numero. Non sono proprio i braccianti forzuti guidati da Aboubakar Soumahoro, anche se qualcuno spera di assomigliarci con turni estenuanti in palestra, steroidi, ma col viso pulito e ciglia ad ali di gabbiano. Si alcolizzano per sopportarsi, saccheggiano i luoghi che frequentano rimpinzando il loro ego. Sono i goblin, creature fantasy che pervadono oggi il “paese reale”. Giungo a questa conclusione quando leggo le pagine de l’Intellettuale Dissidente: un articolo del direttore Sebastiano Caputo che parla di mutamento antropologico avvenuto tra gli italiani e di cui i populisti – al contrario dei “semicolti” che odiano il popolo – hanno preso atto, giovandosene in termini di consenso. Caputo in un post su Facebook si spinge più in là, vedendo in Matteo Salvini – che è un uomo panzuto, gobbo, e veramente insopportabile – una sorta di incarnazione dello spirito della Nazione.

Se i termini della discussione ruotano tutti attorno a delle suggestioni estetiche, allora questa è quella che io offro: i goblin si sono spostati dalle Miniere di Moria al Bel Paese. Tutto nasce da quel video virale di Salvini al Papeete: che no, non rimarrà nella storia – al contrario di quello di De Michelis al Bandiera Gialla! Il compagno Gianni fu un precursore – alla sua epoca – di una nuova immagine del “politico”. Più moderna, perchè si lasciava alle spalle il rigore moralistico degli anni della crisi; e se di giorno lavorava (come importante Ministro del Lavoro, o degli Affari Esteri, ad esempio), di notte rompeva un tabù e si concedeva il divertimento che molti altri politici magari si riservavano a porte chiuse.
Gianni De Michelis non andava a ballare per propaganda, nè per poter incarnare lo “spirito della Nazione”, ma lo faceva perchè semplicemente gli piaceva. Lancio da queste colonne il dubbio che Salvini si divertisse effettivamente! E a prescindere, questo fatto di pettegolezzo estivo sarà dimenticato tra qualche settimana da un altro. Così succede con i fenomeni mediatici che puntano tutto sull’eterno presente. Lo fanno con scienza d’algoritmo, in quella che – è vero – è la società dei consumi e dello spettacolo, ma che non rappresenta nè compone minimamente il popolo. Innanzitutto perchè semplicemente il “popolo” – come soggetto politico a se stante – non esiste, e ai populisti di oggi questa finzione non la concederemo.

Il popolo è formato da individui, poi da parti, da categorie: tante quante ne vogliamo trovare. Le famiglie, i commercianti, i lavoratori, i padroni, gli studenti, i discotecari, i goblin… Chi afferma di parlare per il popolo, di incarnare la volontà e lo spirito del popolo, alla lunga finisce sempre per mortificarne una parte. Se i partiti nascevano per rappresentare proprio le varie parti in una democrazia in salute, la scomparsa dei partiti oggi con la privatizzazione/personalizzazione della politica è il risultato di una democrazia malata o che semplicemente da qualche tempo ha smesso di esistere! Quel “regime democratico portato all’estremo”, non è nient’altro che un’oclocrazia, per scomodare Polibio: quella sterile dittatura della maggioranza che senza intermediazioni diviene preda dei demagoghi e di se stessa. C’è chi in questa situazione si circonda di assoluti come i Sith: o si sta con i populisti e si sguazza nella mediocre oclocrazia, oppure con le élite che odiano il popolo e ci vogliono riportare all’aristrocrazia. Generalmente ci pone davanti a questo bivio fittizio chi ci vuole vendere il populismo scadente; altrettanto fanno quelli che si cimentano nel ping-pong-politico fatto di “e allora Renzi?”, “e allora Bibbiano?”, “e quindi non vuoi la democrazia?”.

Mascherare gli errori (o orrori?) di una realtà misera ponendola come unica alternativa a cose che in realtà non esistono. Perchè nessun politico liberal si è ancora spinto fino a chiedere l’abolizione del suffragio universale: esistono pagine Facebook satiriche su questo, esiste un libro edito dalla LUISS che io non ho mai letto per giudicare quanto fosse serio, esiste qualche battuta da bar. Se qualcuno si azzardasse ad avanzare questa proposta seriamente, siamo già pronti a menare; perchè per fortuna in politica non esistono solo liberal e populisti. Come per fortuna il tanto evocato “paese reale” non è abitato solo da goblin – forti di un qualche mutamento antropologico al quale adeguarsi. Chi vi scrive ha passato – e passerà – l’estate a scaricare i cammion e a montare palcoscenici per allietare le serate di molti italiani in vacanza: pensionati, la “classe media produttiva del nord” che va alle sagre, giovani dei comitati parrocchiali e di paese. Quando cala la sera, e mi metto al mixer luci, non vedo goblin: vedo un’Italia gentile, che balla di coppia, con eleganza; senza imprecazioni (a quelle ci penso io nello smontaggio), senza alcool o droga per divertirsi. Il mutamento antropologico è che invece che ballare il liscio, oggi si balla più che altro la cumbia. Loro sono parte del popolo, come lo sono gli artigiani e i contadini che ho incontrato durante la campagna elettorale nel mio paese, Montiano. Sono andato a casa loro, e non ho visto gente livorosa nell’incontrare un vecchio compagno di giochi dei propri figli che andava a chiedere loro il voto. Vedo sparire l’odio negli occhi dei miei colleghi quando si parla di politica, e alle sguaiatezze dei social prende il posto una buona conversazione – pur magari accompagnata da qualche amichevole “ma va a cagare!”.

Che ci vuole! Perchè è anche ora di finirla con questa deresponsabilizzazione della “gente” che quasi tutti in politica mettono in atto. Le persone non sempre vanno confortate e giustificate: vanno responsabilizzate, ogni tanto pure con qualche richiamo alla vergogna. Altrimenti vengono solo prese in giro da chi – ecco, sì – si sente effettivamente superiore da non spendere un po’ del suo tempo per esporre i mali e testimoniare i beni. Convincere, organizzare il consenso, invece che raccoglierlo solamente puntando al ribasso.

E qui lasciamo che si incontrino due famosi semicolti radical shic – come direbbero i populisti: Dante Alighieri e il Marchese De Sade. A “fatti non foste per viver come bruti” sembra fare eco: “ogni qual volta non darete all’uomo il mezzo per buttar fuori quella dose di dispotismo che la natura mette nel fondo del suo cuore, egli per esercitarlo si sfogherà su quanto lo circonda”.

Nelle persone c’è tutto il bene e tutto il male del mondo: alimentare quella dose di dispotismo con notizie false, richiami alla paura, cultura del nemico, e atteggiamenti di bassissimo livello, fa male all’anima delle persone e fa male al Paese. La rabbia alimentata – magari quella dei pastori sardi, autenticamente presi in giro – trova sempre uno sfogo. Auguro ai populisti di saperla sempre maneggiare quella rabbia di cui oggi beneficiano, e di poter sempre saziare i propri goblin affamati. C’è chi invece sta l’Italia gentile, e non saremo sicuramente noi a morire pazzi

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