mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Quando la Storia fa male

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Meno male che almeno le proteste ci sono state! Dopo le dissennate dichiarazioni e dopo un tentativo di precisazione che in realtà conferma in pieno le intenzioni ( l’esame di Storia sarà presente ma “diluito”) i ragazzi sono decisamente infastiditi e avvertono un forte pericolo nel vedersi sottrarre dalle materie dell’esame di Maturità la Storia. Inoltre la riduzione paventata dal ministro Bussetti di ridurre addirittura lo studio della disciplina a un’ora settimanale in molti tipi di scuole si palesa come reale motivo di preoccupazione. Ma gli studenti non ci stanno e reclamano il diritto a conoscere i pilastri del sapere. La Storia è fondamentale per vivere il presente e per immaginare il futuro. Vedersi sottrarre il proprio passato equivale a vedersi negare il diritto al futuro. “Chi controlla il passato controlla il futuro” ha affermato la senatrice Liliana Segre. Da settimane in agitazione i ragazzi delle superiori proprio non mandano giù quest’ulteriore provocazione del ministro della Pubblica Istruzione, la percepiscono per quella che è: un primo tentativo, piuttosto esplicito, di attaccare la conoscenza e di anestetizzare una generazione che si affaccia sul mondo e vuole essere protagonista di un’ipotesi di cambiamento reale. Di questo parliamo. I continui attacchi ai “saperi”, l’esibizione dell’incompetenza, l’ignoranza come simbolo anti-elitario, la riduzione del linguaggio a una forma sempre più elementare, la guerra ai congiuntivi, alla geografia, alla subordinata dopo la principale, l’utilizzo del solo indicativo presente per incollarci a un eterno immobilismo… tutto questo è parte di una strategia triste e già vissuta e prefigurata. Sosteniamo la “Resistenza del Sapere” invocata dai nostri figli e dai loro docenti che protestano al loro fianco! In questi tristi tempi in cui accade l’impossibile è capitato anche udire espressioni come “…e basta a parlare di Shoah!”. Sì, accade anche questo mentre infuriano negazionismi e rigurgiti antisemiti. Ma il governo nicchia colpevolmente, anzi, di più, decide di tagliare corto in modo definitivo eliminando lo studio della Storia declassandola a disciplina di serie b. E alla fine, del secolo breve, di quello dei totalitarismi e della loro sconfitta nulla saper si dovrà. La Shoà, il fascismo, il nazismo, lo stalinismo, la resistenza, la Costituzione (la C maiuscola) saranno al massimo ridotte a un’asettica appendice per i più indomiti. Che se proprio vorranno conoscere queste faccende dovranno approdare alle Facoltà umanistiche (non si capisce poi come faranno a superare l’esame di accesso). Come insegnare l’evolversi della Storia dell’Arte o della Letteratura senza conoscere il contesto storico? Ecco la volontà di costruire una società decontestualizzata e relativa. Dove tutto ha lo stesso valore, anzi dove l’eccellenza è un disvalore. Dove l’esprimersi attraverso l’utilizzo di congiuntivi e condizionali diventa sinonimo di sovversione. Sembra un’esagerazione ma purtroppo non lo è. Non lo è perché anche la politica ha sovvertito i propri paradigmi. Vince chi si mostra più incline alla “mediocrità”, chi parla male, chi mangia male, chi guarda trasmissioni mainstream, chi dichiara di non aver avuto tempo di leggere un libro nell’ultimo anno, chi si abbuffa e poi si schianta davanti alla televisione per vedere partite di calcio (perché si pensa che il “popolo” sia un gregge di capre). Insomma, sembra di essere proprio in clima orwelliano. In fondo è questa dannata post-verità a fregarci. Bussetti vorrebbe (ops. Scusate!) imitare Orbàn, addirittura superarlo. Orbàn annuncia che la Storia verrà studiata su libri appositamente scritti da una commissione governativa, il nostro ministro la vorrebbe (accidenti, chiedo scusa di nuovo per non aver utilizzato l’indicativo presente) eliminare del tutto. Ma che vogliamo farci…del resto il portavoce del Presidente del Consiglio non era uno del Grande Fratello?

Massimo Ricciuti

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