giovedì, 9 Aprile, 2020

Quando l’ombelico è al centro
e sfugge il resto del mondo

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Quando l’ombelico è al centro dell’attenzione e sfugge il resto del mondo,la prima misura, se sei alla guida, è fermarti, raccogliere idee e forze e ripartire, altrimenti scendere. Lo sgomento dei militanti di base del PD nasce da una nuova luce in cui vanno riconsiderati gli avvenimenti interni al PD degli ultimi mesi. In primo luogo la fretta di Renzi di andare ad elezioni anticipate che poteva apparire seriamente motivata dal fare leva sulle forze che reclamavano elezioni subito perché sulla carta le più disponibili a pervenire ad un accordo. Su tutto  l’omogeneizzazione per quanto possibile delle leggi elettorali tra Camera e Senato, come espressamente richiesto dal Presidente della Repubblica per evitare una pericolosissima ingovernabilità futura ed una instabilità  con effetti negativi immediati sulle Borse e sulla situazione finanziaria ed economica del Paese con i riflessi politici interni che ne conseguirebbero. Un obbiettivo talmente alto che il prezzo di elezioni anticipate poteva ragionevolmente essere pagato. Invece no, la minoranza dem, senza se e senza ma, si è messa subito di traverso lavorando in concreto al di là di qualche rassicurazione per sfociare pur di garantirsi  verso il proporzionale e comunque con esiti diversi tra Camera e Senato verso l’instabilità istituzionale. E’ lecito nel militante di base, alla luce delle docce fredde giudiziarie di questi giorni,  che le due fughe in avanti della maggioranza e della minoranza, quest’ultima perfino fuori dal partito, fossero dettate anche da qualche anticipazione? Eppure da questo epicentro, da questo ombelico del partito-perno del sistema politico, sfugge il resto del mondo che ci ruota intorno con forti accelerazioni per gli esiti elettorali della Brexit e degli USA e di quelli in arrivo nei Paesi più importanti d’Europa. Non si rischia in quest’ottica un altro cupio dissolvi? Quali i punti fermi per risalire la china? Non perdere d’occhio la linea dell’orizzonte europeista ed opporre un’effettiva solidarietà interna ed internazionale a tutto ciò che attenta a quanto costruito finora e da cui ripartire con tutte le correzioni di rotta necessarie. Stare in Europa per cambiarla è la nuova demarcazione di ascendenza degasperiana  tra e dentro le forze politiche sicchè, per intenderci, se e come verrà assegnato un premio di maggioranza questo va alla coalizione e non ad una lista come previsto nell’Italicum. Inoltre  contro la parcellizzazione e i condizionamenti dei partiti minori occorre che oltre la soglia minima per il diritto di tribuna sia introdotta la soglia non minore al 5% per partecipare al premio di maggioranza,  incentivando così la fusione tra forze omogenee. Va tutelato perciò quanto si muove in direzione di una rinnovata solidarietà europea specie dopo la chiara scelta che il PPE ha fatto di eleggere a Presidente del Parlamento europeo il forzista Tajiani, contro l’opa che vorrebbero mettere in atto gli antieuropeisti  Salvini e Meloni. Il PD in particolare deve riaffermare col suo apporto qualitativo e non più solo numerico  la sua appartenenza all’area socialista e progressista, sede ideale in cui si possono porre le basi per una ricomposizione ideale prima che negoziale della frammentazione subita dal PD in Italia.

Roca

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