lunedì, 20 Gennaio, 2020

QUASI PROMOSSI

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L’Italia resta un sorvegliato speciale ma per il momento nessuna bocciatura è in vista da parte della commissione europea per la manovra economica. Per il momento, almeno. Lo conferma il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. “Non stiamo al momento prendendo in considerazione” il rigetto, spiega il ‘falco’ Dombrovskis. “Se la Commissione avesse voluto chiedere una bozza rivista, avremmo rispettato le stringenti scadenze procedurali” previste dal “semestre europeo”, aggiunge. Ovvero, lo avrebbe chiesto entro oggi, termine dei 15 giorni dalla presentazione della Legge di Bilancio. I danni dello scorso governo sono ancora sul tappeto, il ricordo dell’affaccio di Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi è ancora vivo. Così come lo sono gli sforamenti di bilancio a cui mettere mano.

Per il vicepresidente Ue l’eventualità di porre dei rilievi alla manovra italiana “non è una cosa che viene attualmente considerata”. “Nonostante questo, abbiamo alcune preoccupazioni sul bilancio dell’Italia: per questo abbiamo inviato una lettera al governo italiano” richiedendo dei chiarimenti, e ora “stiamo valutando la risposta”, ha chiarito Dombrovskis ricordando che “non abbiamo ancora tutti gli elementi” perché non sono ancora disponibili le previsioni economiche d’autunno della Commissione, che saranno pubblicate il 7 novembre. “La valutazione complessiva – ha concluso il vicepresidente della Commissione – sarà fatta comunque insieme a quella di tutti gli altri Stati dell’Eurozona”, alla fine di novembre.

Nel pomeriggio di martedì si è svolto a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza con il presidente del Consiglio Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il vice capogruppo di Italia Viva Luigi Marattin, la capo delegazione e ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, la capo delegazione di Leu Loredana De Petris, il ministro della Salute Roberto Speranza, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, il ministro della Cultura Dario Franceschini, i vice ministri dell’Economia Antonio Misiani e Laura Castelli.

“Basta litigi, bisogna uscire dal vertice con un messaggio chiaro, poi il Parlamento potrà dire la sua come ogni anno”, ha detto Luigi Marattin, vicecapogruppo di Italia viva, entrando a Palazzo Chigi per un vertice che non si preannuncia tranquillo. “La nostra posizione su quota 100 la conoscete tutti – ha aggiunto -, il governo di coalizione si basa su opinioni condivise: ciò non toglie che continuiamo a dire la nostra su come allocare le risorse”.

Sullo sfondo restano però le tensioni scoppiate all’indomani del voto negativo in Umbria.  Dopo la sconfitta il segretario del Pd prova a rilanciare l’azione dell’esecutivo giallo-rosso. “La maggioranza deve cambiare passo, – dice – litigare meno e produrre di più. Serve al Paese, altrimenti non verremo mai riconosciuti come una alternativa credibile alle destre”. Le priorità sono le misure economiche: “Bisogna tagliare le tasse ai salari più bassi degli italiani. Siamo passati da luglio, quando si diceva tassiamo le cassette di sicurezza, a una stagione in cui diciamo: ridiamo agli italiani di ceto medio mille euro in più”.

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