giovedì, 9 Luglio, 2020

Quei cittadini che non hanno il diritto alla bicicletta

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Tra i provvedimenti più stravaganti approvati dal Governo Conte II in questa difficile gestione dell’emergenza Covid-19 c’è, senza dubbio, quello relativo al “bonus bicicletta” o “bonus mobilità” inserito nel decreto rilancio, che consente di ricevere un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica o per l’utilizzo di servizi d mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture. La misura massima erogabile è di 500 euro. Il Governo ha previsto 120 milioni di euro per questo bonus, iniziativa che sarebbe anche lodevole, se rapportata all’idea di incentivare una mobilità sostenibile e a bassissimo impatto ambientale, magari anche in alternativa ai mezzi pubblici il cui utilizzo potrebbe, nei prossimi mesi, essere oggetto di un’autentica rivoluzione culturale e di costumi. Ma qui cominciano i punti interrogativi.

Per prima cosa relativi alla platea degli aventi diritto al bonus. Nel decreto si legge che possono richiedere l’incentivo solo i maggiorenni residenti in comuni con almeno 50 mila abitanti e già questo crea una disparità mostruosa. Oltre a tagliare fuori una fetta considerevole di cittadini italiani, che evidentemente, per Conte e soci, non hanno gli stessi diritti di andare in bicicletta degli “eletti” residenti nei comuni più grandi, rischia di penalizzare anche i residenti nei comuni delle cinture urbane, forse più soggette dei poveri contadinotti (mi ci metto in mezzo) a una mobilità da e verso i centri più popolosi e congestionati. Il recupero delle comunità e dei propri tessuti economici, è passato, nei mesi di lock-down anche dalla rivalutazione del piccolo commercio di prossimità, negozi posti in comuni e frazioni spesso distanti da residenze collocate, nella logica di una certa rarefazione abitativa, nei più sperduti angoli dei territorio municipali.

Ecco quindi che il provvedimento pare ancora più iniquo: perché un anziano che risiede in una frazione distante dal centro 5-10 Km, non ha lo stesso diritto alla bicicletta che ha un residente di un quartiere cittadino centrale che magari in 3 minuti raggiunge il posto di lavoro? Perché il provvedimento non tiene in debito conto il fatto che una bicicletta può comportare anche un più corretto stile di vita e, di conseguenza, prevenire rischi legati alla sedentarietà e alla salute? Sarebbe stato fondamentale che, di fronte a tale scelta, il Governo avesse motivato con serietà le limitazioni imposte. Magari ci sarà modo, anche se ci credo poco, di migliorare le norme in parlamento, ma un bonus così concepito non fa altro che allargare le distanze tra cittadini di serie a e cittadini di serie c. In tale contesto anche i principi fondamentali della nostra Costituzione vanno a farsi benedire.

Leonardo Raito

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