mercoledì, 30 Settembre, 2020

Quel “Vaffa…” che torna indietro a Grillo

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Storica l’immagine di Fini che sotto il podio da cui parlava Berlusconi, alzandosi e puntandogli contro il dito con voce sferzante gli gridava: “Che fai, mi cacci”. Non so perché, ma assistendo all’ennesimo annuncio di epurazione da parte del comico ligure Grillo nei confronti della sua senatrice Gambaro, rea di aver parlato con spirito critico nei suoi confronti, la diaspora finiana/berlusconiana mi è tornata con prepotenza alla mente. In realtà si dovrebbe stare qui a discutere di metodi democratici di discussione, di inserimento ed esclusione, ma sarebbe inutile scontrarsi contro un’idea che troppo si discosta dall’azione grillina, anzi di Grillo. Quindi reputo assai più fruttuoso sottolineare come la stessa base del comico, quella che tanto le piazza riempiva e osannava, gli si stia voltando contro, facendogli tornare addosso quel grido del “Vaffa..” da cui partì l’avventura del riccioluto ligure.

Insieme agli adepti infatti, è pacifico pensare che anche buona parte dei suoi elettori, ormai non più suoi, sembrano avergli destinato lo stesso finale. A questo punto forse da chiedersi dovrebbe essere lo stato temporale che scandisce la fine del fenomeno Grillo da oggi, meglio da ieri. Da quando per l’ennesima volta ha perso l’occasione per dimostrarsi un leader, quindi aperto al dialogo e perché no alla critica. Un trascinatore che potesse andare ben oltre il semplice insulto. Un padre putativo e non un padrone che intende in lontananza dominare chi cerca da Roma di concretizzare magari qualcosa che vada ben oltre il computo di scontrini e buoni pasto. Ma tutto questo Grillo non lo è stato, non lo sono stati i suoi portavoce di Camera e Senato.

In tal senso voglio raccontare un episodio. L’altra sera ero ospite di una trasmissione di approfondimento su un canale all news, quando viene lanciato un collegamento con la Sicilia che cominciava a dare i primi dati sulle elezioni amministrative: ad essere intervistato era un grillino della prima ora che, nonostante i dati dimostrassero un calo a dir poco preoccupante del Movimento, stava lì di fronte al microfono del collega a parlare comunque di un buon risultato rispetto al passato, di “virus” e quant’altro presente del vocabolario grillino. In un attimo mi sono reso conto di quanto gli stessi adepti al movimento si siano ormai banalizzati sulla logica radicata nel vecchio modo di fare politica: quello del non dire di aver perso, e trovare necessariamente aspetti positivi anche nella sconfitta. E’ stata l’ennesima conferma di quanto ho sempre pensato: sarebbe bastato poco ai cittadini/eletti/adepti di Grillo per adeguarsi alla prassi politica tanto contestata. Quel poco è arrivato, e forse anche gli elettori che tanto in lui confidavano ora se ne sono accorti.

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