venerdì, 14 Agosto, 2020

Roma, “Mondo di mezzo” scuote la politica

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Mafia Capitale-Roma-Alemanno

È stata denominata ‘Mafia Capitale’ perché “romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso” ebbe a dire il procuratore generale Giuseppe Pignatone durante la conferenza stampa di martedì scorso in cui ha illustrato l’operazione denominata “Mondo di mezzo” – che ha fatto luce sull’organizzazione che controllava gli affari della Capitale – in seguito alle indagini effettuate dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri. A fargli eco è stato il presidente del Senato Piero Grasso, altro esperto del reato 416 bis (l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ndr) secondo cui “ci sono tutti i presupposti per l’aggregazione mafiosa”. La vicenda continua a scuotere Roma e nel Pd, e si continua a parlare di un possibile scioglimento della giunta comunale che, se si dovesse concretizzare, si tradurrebbe in un violento colpo all’immagine di Roma e dell’Italia intera. Nel frattempo dalle indagini emergono particolari tra cui un tariffario dei politici a libro paga della “cupola” di Mafia Capitale contenuto in un “libro nero” trovato dai Carabinieri del Ros, nascosto a casa di Nadia Cerrito, la segretaria personale di Salvatore Buzzi, capo della cooperativa sociale “29 giugno”, e definito dai pubblici ministeri romani “braccio destro imprenditoriale” di Massimo Carminati (ex Nar ed ex componente della banda della Magliana, ndr). Un libro che ricorda quello che conservava Licio Gelli, fondatore della loggia massonica segreta “Propaganda due” (meglio nota come P2) all’interno di Villa Wanda, e che conteneva i nomi di tutti gli affiliati all’associazione. Sulla vicenda è intervenuta Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia che ha chiesto che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il sindaco di Roma, Ignazio Marino chiariscano, essendo state pubblicate delle loro immagini in compagnia di Salvatore Buzzi, tra i principali indagati nella maxi-inchiesta.

GRASSO: SEGRETERIE POTEVANO NON SAPERE – Il presidente del Senato “assolve” le segreterie dei partiti: “Da quel che ho potuto leggere sulla stampa è ragionevole che le segreterie nazionali dei partiti non sapessero e non fossero coinvolte. Ma nessuno deve fare sconti a nessuno”. La mia esperienza con la mafia siciliana mi insegna che per determinate operazioni è necessario coinvolgere tutti gli interessi per gestire gli affari sulla base di omertà, fedeltà e complicità” ha concluso Grasso.

BINDI (PD): SERVE LUNGA INCHIESTA – Secondo Rosy Bindi “per arrivare a sciogliere un Comune ci vogliono molte procedure ma non ci si deve fermare davanti a nulla. Serve innanzitutto una lunga inchiesta” ma se ci sono le condizioni per lo scioglimento, lascia intendere, si proceda” ha aggiunto il presidente della Commissione Antimafia.

BERLUSCONI (FI): SCIOGLIERE CONSIGLIO COMUNALE – Sulla vicenda si è espresso il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi secondo il quale dinanzi alla situazione che sta emergendo nell’inchiesta sulla gestione del Comune di Roma “le forze politiche devono reagire. L’unica soluzione accettabile sia quella di uno scioglimento immediato del consiglio comunale procedendo conseguentemente all’immediata convocazione di nuove elezioni” ha concluso Berlusconi, il cui intento è in linea con quanto richiesto dal Movimento5Stelle.

DI LELLO (PSI): TOLLERANZA ZERO, POLITICA DIMOSTRI RIGORE – “Dagli atti dell’indagine emerge un quadro inquietante sulle connivenze tra Mafia e Politica non solo capitolina. Scopriamo così che tra gli indagati vi sono esponenti della società che dovrebbe bonificare la discarica “Resit” di Giugliano in Campania, una delle più inquinanti discariche d’Europa, e della Cooperativa che si occupa, con costi elevatissimi del Cara di Mineo (Ct). Si indaghi in profondità su come questo sia stato possibile, quanti appalti sono stati truccati e se non sia il caso di revocarli “. Così Marco Di Lello, capogruppo socialista alla Camera e segretario della Commissione Bicamerale Antimafia, annunciando due interrogazioni al Ministro degli Interni, Angelino Alfano e a quello all’Ambiente, Gian Luca Galletti. “I partiti intanto facciano la loro parte. Troppe volte su tesseramento e voti si è chiuso uno o entrambi gli occhi. Le indagini delle Dda di Napoli, Salerno, Reggio Calabria precedono quelle di Roma. Ora occorre tolleranza zero” ha concluso l’esponente socialista.

NENCINI (PSI): RENDERÓ PUBBLICI INCONTRI CON IMPRENDITORI – Il tema della spesa pubblica e della gestione degli appalti è stato al centro di un intervento di Riccardo Nencini, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Dopo Milano e Venezia, Roma. La revisione del codice degli appalti, già in atto, e la predisposizione di norme per regolamentare i gruppi di interesse da urgenti diventano prioritarie” ha dichiarato. “Ho chiesto alla presidenza della competente Commissione al Senato di iscrivere quanto prima all’ordine del giorno la legge delega appalti per avviarne l’iter parlamentare”, continua il segretario del Psi, titolare della delega alla riforma del Codice degli Appalti, che fa riferimento alle inchieste che hanno coinvolto negli ultimi giorni la città di Roma. “Quanto alle lobby, in attesa della normativa, intanto provvederò a rendere pubblici gli incontri con associazioni, gruppi imprenditoriali, categorie economiche fino dal 1 gennaio prossimo” ha annunciato il segretario del Psi, nella legge delega sul Codice degli Appalti ha inserito un quadro di regolamentazione volto a rendere pubblici e ‘trasparenti’, tramite l’iscrizione a un pubblico registro, la partecipazione dei portatori di interesse nell’ambito dei processi legislativi decisionali. “Il tempo strettamente necessario a redigere un pur rudimentale regolamento. Da una parte si deve pur cominciare” ha concluso Nencini.

BENZONI: IL FIUME E IL PANTANO – “Poco più di vent’anni fa, in piena Mani Pulite, ero commissario della federazione romana del partito (un’esperienza che, in quelle circostanze, non augurerei neanche al mio peggior nemico). E, in tale qualità, proposi a Rutelli l’appoggio dei socialisti sin dal primo turno delle elezioni comunali del 1993. Seguirono omaggi e apprezzamenti; ma, qualche tempo dopo, una “comunicazione d’ufficio” all’allora segretario Del Turco: bene l’appoggio; ma possibilmente anonimo ( cioè niente nome Psi); e sicuramente senza socialisti conosciuti; intendendo per tali quelli che avevano avuto un ruolo dirigente nella vita politica romana negli anni ottanta e che avevano fatto parte delle amministrazioni comunali degli anni successivi al 1985.

 Silvia Sequi

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