domenica, 12 Luglio, 2020

Parla Emma Bonino: “Questione di principi e di diritti”

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Emma, ci conosciamo da tanto tempo. Dall’epoca delle prime battaglie per difendere la legge Fortuna sul divorzio e poi della lotta per la legalizzazione dell’aborto, da cui scaturì la nuova legge presentata da Loris e la nuova vittoria referendaria del 1981. Poi tante iniziative comuni come i referendum sulla giustizia giusta del 1987, tema tornato di bruciante attualità anche attraverso una nuova iniziativa comune di socialisti e radicali. Partiamo dunque da una domanda conseguente. La votazione congiunta della tua mozione da parte del rappresentante del movimento di Azione e del Psi può prefigurare una prospettiva politica comune di Più Europa, Calenda e socialisti?

Alle Europee del 2019 +Europa, con i socialisti e con Italia in Comune di Pizzarotti costruì un soggetto elettorale plurale, europeista e riformatore. Arrivammo al 3,1% e non raggiungemmo lo sbarramento del 4%, perché Calenda – con Siamo europei – anziché unirsi a questa iniziativa, alla fine confluì nel Partito Democratico, dove venne eletto al PE. Dobbiamo ovviamente riprendere questo discorso, che non abbiamo interrotto noi, e che deve ripartire da iniziative specifiche e da battaglie comuni. Esattamente come abbiamo fatto sulla Mozione Bonafede, iniziativa in cui abbiamo da subito coinvolto Richetti, Nencini e – voglio ricordarlo – molti parlamentari di FI. Ci sono altri terreni possibili, a partire dal MES, su cui c’è lo spazio per iniziative politiche e parlamentari comuni, che pongano la maggioranza di fronte alle proprie responsabilità e contraddizioni. Tanto per cominciare si potrebbe partire dal denunciare insieme lo scandalo delle elezioni regionali a inizio settembre, con campagna elettorale ad agosto per escludere programmaticamente candidati e forze politiche non rappresentate nei consigli regionali uscenti, e lo scandalo ulteriore dell’abbinamento a questo parziale turno regionale del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Un crono-programma concepito per impedire ai cittadini di capirci qualcosa, oltre che di avere una qualche forma di partecipazione politica.

Come giudichi il comportamento di Renzi? Può essere che abbia influito in lui solo la paura di buttare a mare il governo o pensi ci sia stata una trattativa sotterranea?

Non amo fare i processi alle intenzioni e soprattutto penso che non servano a niente. Renzi ha detto che nella sostanza non ha votato la mozione di sfiducia a Bonafede, che condivideva, perché il presidente del Consiglio ha implicitamente posto una mozione di fiducia su Bonafede e Italia Viva, come partito di maggioranza, ha scelto di confermare la fiducia al Governo. Insomma, siamo partiti per discutere di giustizia, e siamo finiti a discutere di nulla, perché porre una “questione politica” al di là delle concrete politiche perseguite, delle scelte fatte e dei risultati ottenuti è discutere davvero di nulla. Però prendo almeno atto che Renzi ha riconosciuto che sulla giustizia un problema c’è. Il PD, nemmeno quello. Ma se nessuno avrà il coraggio di rischiare lo scontro, anche con Conte, continueremo ad avere un Governo sostanzialmente sulla agenda M5S.

Ma poi il governo si sarebbe davvero dimesso se fosse stata approvata una delle due mozioni di sfiducia? E anche nel caso Conte avesse rimesso il mandato a Mattarella siamo sicuri che il presidente della Repubblica non lo avesse rinviato alle Camere. C’era già il precedente di Mancuso…

Il governo non sarebbe stato né politicamente, né istituzionalmente tenuto a rassegnare le dimissioni. Se l’avesse fatto, sarebbe stata una scelta legata da equilibri e questioni interne alla maggioranza. Comunque la storia non si fa con i se… Bonafede non è stato sfiduciato, il governo neppure e la politica sulla giustizia rimarrà quella che è, cioè pessima.

Adesso un altro scoglio. Invero paradossale. Il Mes. Vogliono darci 36 miliardi per la nostra malandata sanità allo 0,1 per cento di interesse pagabili in 10 anni, mentre sul mercato italiano raggranelliamo risorse all’1,4 quando va bene, e ci sono dubbi e contrarietà. Come finirà questa commedia?

Presumibilmente il finale della commedia sarà che Conte farà finta di dovere accettare i finanziamenti del MES per avere più forza nella trattativa sul Recovery Fund. Però il prezzo politico di tutta la commedia sarà avere ancora una volta accreditato l’immagine di una Ue ricattatoria e matrigna, quando senza la solidarietà europea – sospensione del patto di stabilità, quantitative easing della BCE, Sure, Bei – l’Italia non avrebbe potuto fare neppure un pezzo della manovra da 80 miliardi (25 sul primo decreto, 55 sul secondo) di cui si vanta.

Peraltro, dire No al Mes, significa al di là di tutto circa 600 milioni di interessi in più sul debito da pagare ogni anno per i prossimi dieci. Se a fare una scelta del genere, anziché un governo, fosse la giunta di una regione o di un comune, sindaco, presidente e assessori sarebbero portati di peso davanti alla Corte dei Conti per rispondere di danno erariale.

Emma cara. La pandemia non è finita. Ma c’è la sensazione di un doppio binario. Da un lato un governo che annuncia e magari stanzia anche miliardi e dall’altro un paese che non riceve ancora un euro, Si dà la colpa alla burocrazia. Ma il governo non poteva trovare il modo di aggirarla?

Per i governi nazionali come per quelli locali, la burocrazia può essere un problema, ma non può diventare un alibi. Sono i governi che hanno la responsabilità di fare funzionare la macchina amministrativa e di adeguarla alle necessità dell’emergenza. Dire che non arrivano i soldi della cassa integrazione in deroga ai lavoratori o non arrivano ancora le mascherine promesse ai cittadini per colpa della burocrazia è surreale, quando a farlo sono o i rappresentanti della burocrazia o i loro controllori istituzionali.

Tu sei stata e sei tuttora un simbolo indelebile della lotta per i diritti civili al pari di Loris Fortuna e di Marco Pannella. In che forma e con quali contenuti si può ripresentare una nuova stagione di lotte. Ad esempio il diritto alla sanità e il diritto al lavoro mi sembrano francamente i più urgenti. Quali altri diritti rivendicare nel post pandemia?

L’emergenza Covid ha riproposto un problema comune a tutte le emergenze, cioè il rischio che si affermino soluzioni politiche che sacrificano la libertà, lo stato di diritto, la divisione dei poteri e la democrazia, in nome dell’efficienza e di obiettivi di sicurezza collettiva. Il diritto oggi più a rischio nelle democrazie più consolidate è proprio quello alla libertà e all’uguaglianza politica, in nome dell’idolatria di un potere forte e assoluto, privo dei controlli e quindi anche dei freni propri di uno stato costituzionale. Quando leggo in alcuni sondaggi che gli italiani oggi avrebbero più fiducia nella Cina che nei paesi fondatori dell’Unione europea vedo tutta la gravità del problema.

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Mauro Del Bue

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