giovedì, 22 Ottobre, 2020

Quirinale atto secondo. Mattarella sì, Amato no

17

A carte scoperte. Renzi ha fatto un nome e l’ha sottoposto a Berlusconi. Ha agito nazarianamente. Il nome non è Giuliano Amato, gradito al cavaliere, ma Sergio Mattarella, come Amato giudice costituzionale, e famoso per avere firmato la legge elettorale parzialmente maggioritaria del 1993 e per essere fratello di Bernardo, già presidente della regione Sicilia, ucciso dalla mafia. Il suo profilo politico e istituzionale non è paragonabile a quello di Amato, due volte presidente del Consiglio. L’unica differenza è che Mattarella proviene dalla Dc e Amato dal Psi. Al cuore di Renzi non si comanda. Chissà perché quando si parla dei candidati alla presidenza della Repubblica rinascono sempre le tradizioni politiche.

Questo era già accaduto nel 2006 quando il partito dei diesse aveva preferito giocare la carta Napolitano, perché di tradizione comunista, e non quella di Amato, perché di tradizione socialista. Anche allora l’opposizione, che non votò Napolitano, avrebbe votato Amato. Ritorna oggi lo stesso pregiudizio. Mattarella va bene perché di tradizione cattolica e democristiana, e Renzi si sente parte di quella storia, Amato no perché socialista. Anche l’area popolare ne desume una conseguenza identitaria. Alfano, che vuole lanciare il suo progetto del popolarismo all’europea in Italia, teme la concorrenza di un esponente cattolico di sinistra al Quirinale. Berlusconi, dal canto suo, non vuole né un ex comunista né un ex cattocomunista. Sembra di essere tornati d’incanto alla cosiddetta prima Repubblica. Si attribuiscono etichette che parevano superate, divenendo, queste, elemento fondamentale di preferenza o di contrasto.

Nel pomeriggio di oggi si comincia. Si inizia con le bianche. Ma anche con le prime suggestioni. Nel Pd, come sempre, può succedere di tutto. Probabilmente emergeranno voti a Prodi, mentre i Cinque stelle interrogano sul web i loro subalterni sottoponendo oltre a quello di Prodi, anche il nome di quel Bersani che avevano sbeffeggiato solo due anni fa. Se i grillini, ma non credo, scegliessero di votare uno dei due, il Pd sarebbe di fronte all’alternativa tra una sorta di union de la gauche e il Nazareno. Ho sempre pensato che questi fossero gli unici due schemi per eleggere il nuovo presidente.,Nel primo caso Renzi potrebbe eleggere Prodi, nel secondo Amato. Il fatto che abbia scelto Mattarella rischia di metterlo in difficoltà a meno che Berlusconi, in cambio della promessa di non so cosa, sia disponibile a sorbirsi anche Matarella, rischiando però di rendere ancora più forte e giustificata l’opposizione fittiana.

Ho anche scritto che una mossa sbagliata di Renzi potrebbe rischiare addirittura di provocare la formazione di una maggioranza contro di lui. La minaccia della Gelmini di votare Bersani va in questa direzione. Deve stare attento il giovin signore a non tirare troppo la corda. Per quanto riguarda i nostri, bene il voto alla Bonino in prima battuta. Ma sia ben chiaro. Se la discriminazione di Amato è sulla sua storia allora i nostri grandi elettori dovrebbero dire chiaro e tondo di non essere disponibili a votare Mattarellla. Non possiamo rassegnarci in eterno a una sinistra che preferisce i democristiani ai socialisti. E che finisce perfino per giustificare quella parte di elettori del vecchio Psi che da vent’anni preferisce Berlusconi a un partito che, quando riemergono le identità, assume o quella comunista o quella democristiana. D’altronde nelle sezioni pidine si snodano a bizzeffe foto di Berlinguer e di Moro. No, al cuore non si comanda. Ma il nostro cuore batte altrove…

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply