mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Quirinale: meno tre giorni al voto. Nencini a grandi lettori, votiamo Bonino

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Bonino-Nencini

Il conto alla rovescia sta per terminare. Oggi la presidente Laura Boldrini convocherà a Montecitorio il Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica, il dodicesimo della storia. Salvo sorprese, deputati e senatori inizieranno a votare dalle 10 di giovedì 18, mentre il pomeriggio del giorno prima gli uffici di presidenza di Senato e Camera e le rispettive Conferenze dei capigruppo si riuniranno nella sala della Regina.

NENCINI SCRIVE A GRANDI ELETTORI, VOTIAMO BONINO – “La nostra Italia ha la necessità di avere un Capo dello Stato autorevole, che sia in possesso delle credenziali per rappresentare il Paese in Europa e nel mondo e che sappia interpretare al meglio il compito che la Costituzione gli assegna a garanzia di tutti i cittadini”. E’ l’accorato invito che il segretario del Psi Riccardo Nencini consegna ai presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e ai grandi elettori scelti dalle regioni, in vista del l’avvio delle votazioni per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. “Queste sono le ragioni – si legge nella lettera a firma del senatore Nencini – per le quali i parlamentari del Psi voteranno per Emma Bonino. Riteniamo, con il conforto di un considerevole segmento dell’opinione pubblica che si è espressa e continua ad esprimersi in questo senso, che il suo profilo personale e la sua storia politica corrispondano pienamente alle caratteristiche che ho richiamato”. Vista la crisi che attanaglia il nostro Paese, secondo il leader socialista “il ruolo di parlamentari grandi elettori suggerisca di cogliere il desiderio di innovazione, sobrietà e competenza che quotidianamente gli italiani manifestano. Scegliere Emma Bonino – conclude – per l’alto ruolo di Presidente della Repubblica significa decidere di imprimere il necessario cambio di passo verso quel cambiamento che tutti evocano e reclamano. Un’occasione unica che va colta senza indugi e titubanze”.

NOMI E ROSE PER IL COLLE – La partita per il Quirinale è sempre più in salita, con i pontieri di Pd e Pdl a lavoro per sbloccare una situazione ora più che mai in bilico, anche se ancora aperta, dopo i veti incrociati tra Bersani e Berlusconi sul governo di larghe intese e la candidatura di Romano Prodi al Colle. Sono “ore decisive” queste, per dirla con il senatore dalemiano Nicola Latorre – a tre giorni dall’inizio della prima votazione. Dunque, rimane sempre rovente lo scontro sul professore di Bologna, soprattutto dopo le bordate che gli ha sparato sabato il Cavaliere nel comizio di Bari. Vendola è sceso in campo a difenderlo senza mezze misure, e il nome di Prodi – che tanto agita i sonni di Berlusconi, ieri in ritiro ad Arcore – compare anche, seppur all’ultimo posto, nella hit del gruppo Cinquestelle alla Camera. Domani potrebbe essere fatto, a livello informale, il punto sulla situazione, prima di un nuovo ipotetico incontro tra Bersani e Berlusconi, mentre sono sempre al lavoro di ‘facilitatori’ del calibro di Gianni Letta per trovare una soluzione, con uno spazio sempre più risicato. La rosa delle candidature gradite al Pdl sarebbe sempre la stessa: Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Luciano Violante, Franco Marini. Andrebbe bene anche Anna Finocchiaro, indicata esplicitamente da Renato Schifani. Non manca il nome di bandiera con profilo internazionale, quello di Franco Frattini, conosciuto nelle cancellerie all’estero.

PRODI E IL PONTE CON I 5STELLE – Non così chiare le cose, invece, in casa Bersani. Tanto che Daniela Santanchè ha gioco facile a chiedere “ma che cosa aspettano dal Pd a dare una terna di nomi definitiva? Sono passati 50 giorni dalle elezioni e questa situazione non è più tollerabile!”. Dal Nazareno non scoprono le carte. Matteo Renzi continua a sparare su Marini e affonda anche la Finocchiaro. L’unica certezza è che Giorgio Napolitano, che lo ha fatto sapere chiaramente, non e’ disponibile per un bis. Continuano, comunque, le dichiarazioni democrat sulla necessità di un nome condiviso. Alle quali si unisce Mario Monti che assicura l’impegno per una elezione con il “consenso più ampio possibile”, facendo balenare, in questa chiave, un no a Romano Prodi. Ma il leader di Sel – che ha rivendicato di essere il migliore alleato di Bersani, e qualcosa vorrà pur dire – ha fatto sapere di trovare “intollerabile” immaginare “l’esclusione di Prodi”. E ha messo in guardia dalle tentazioni di “trasformismo” di chi, rispondendo alle sirene delle larghe intese, vorrebbe annegare “le differenze tra destra e sinistra”. Vendola non nasconde di lavorare per l’arrivo dei voti grillini, come è accaduto per l’elezione di Pietro Grasso al Senato. Per Emma Bonino al Quirinale, continua il battage del Psi di Riccardo Nencini. E anche la leader della Cgil Susanna Camusso si schiera per una candidatura ‘rosa’. Domani, attesa per il nome della Lega Nord.

IL CALENDARIO DELLE ELEZIONI – In generale, senza considerare cioè quando effettivamente avverrà l’elezione, il calendario dovrebbe prevedere due votazioni al giorno, alle 10 e alle 16, senza soluzioni di continuità, visto che si tratta di un’unica seduta. Possibili quindi scrutini anche di domenica o di giorno festivo e non sarebbe la prima volta.

1007 GRANDI ELETTORI, QUORUM A 671 POI A 504 – A dettare i ritmi dei lavori saranno naturalmente i quorum richiesti per eleggere il Capo dello Stato. Nei primi tre scrutini occorre la maggioranza di due terzi dell’assemblea, dal quarto in poi è sufficiente quella assoluta. Il plenum sara’ formato da 1007 grandi elettori, vale a dire 630 deputati, 319 senatori, 58 delegati regionali (tre per ogni regione più uno per la Val d’Aosta). Quindi nei primi tre voti per poter arrivare al Quirinale serviranno 671 preferenze, poi 504. Sulla carta il centrosinistra dispone di 118 senatori, 339 deputati, 28 delegati regionali, per un totale di 485. Il centrodestra, considerando anche la Lega, puo’ contare su 117 senatori, 126 deputati e 27 delegati regionali, complessivamente 270. Il Movimento 5 stelle avrà 53 senatori e 109 deputati, arrivando così a 162 parlamentari; Scelta civica 21 senatori, 46 deputati, più 4 del Maie (italiani all’estero), più due delegati regionali dell’Udc, per un totale di 73. Le minoranze linguistiche, compreso il rappresentante della Val d’Aosta, avranno 12 elettori. Il quadro si completa con i tre senatori a vita Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Carlo Azeglio Ciampi (Mario Monti è iscritto nel Gruppo di Scelta civica); con il deputato eletto con il Centro democratico ma iscritto nel Misto Franco Bruno e con la senatrice Giovanna Mongili, eletta con i 5 Stelle, iscritta al Misto e ancora in carica dopo che l’Aula ha respinto le sue dimissioni.

Lucio Filipponio

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