giovedì, 14 Novembre, 2019

Quota 100, ricongiunzione previdenziale e le modifiche per l’Isee

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Quota 100

IL 42% DELLE DOMANDE DI PENSIONE PRESENTATO AL SUD

Ben il 42% delle quasi 53.000 domande presentate nelle prime tre settimane, per l’accesso alla pensione con Quota 100, è stato presentato al Sud. Un dato ‘sbilanciato’ rispetto alla naturale distribuzione delle prestazioni pensionistiche in Italia. A evidenziare quella che viene definita “la prima sorpresa” degli effetti della misura prevista dalla legge di Bilancio 2019 e perfezionata dal ‘decretone’ del 29 gennaio scorso, è uno studio elaborato per il blog ‘Pensioni e Lavoro’ dal presidente di Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla, e da Giovanni Gazzoli.

Le richieste di pensione con Quota 100 analizzate su base territoriale, infatti, non sono allineate con la distribuzione reale del numero di pensioni: i dati ci dicono, hanno spiegato Brambilla e Gazzoli, “che il 48,4% delle pensioni di anzianità è erogato al Nord, il 29% al Centro e solo il 21,2% al Sud”. Dunque, hanno sottolineato gli studiosi, “ci si aspetterebbe per quota 100 percentuali in linea con questi dati, facendo entrambe riferimento all’anzianità”. “Invece, la realtà è ben diversa. Sul totale nazionale di 52.918 richieste (dato aggiornato al 18/02/2019), ben il 42% proviene da regioni del Sud, mentre Nord e Centro si dividono equamente il restante 58%”, hanno detto aggiungendo: “In sostanza, se il Centro Italia corrisponde, il Nord è dimezzato mentre il Sud è raddoppiato”

Molte delle domande presentate in Sud Italia sono di “categorie professionali per le quali -dati i modesti importi delle pensioni a calcolo, per via dei modesti contributi versati- si corre anche il rischio di dover integrare al minimo le pensioni, con un ulteriore aggravio per la finanza pubblica”. Il boom delle istanze presentate al Sud trova radici nel fatto che “si tratta di lavoratori stagionali nei settori agricoltura e turismo, che vantano un’anzianità contributiva elevata (molti anni), ma caratterizzata da periodi di discontinuità lavorativa” sia “di lavoratori dei servizi legati al turismo”, hanno evidenziato gli esperti che hanno avvertito: “Ma si potrebbe citare anche il caso dei lavoratori autonomi, che spesso hanno molti anni di iscrizione all’Inps, ma pochi contributi versati”.

“Senza poi considerare che, in virtù del ‘divieto di cumulo’, è lecito attendersi una crescita del lavoro irregolare (già elevato) soprattutto al Sud, dove mancano grandi complessi industriali e le possibilità di lavoro ‘in nero’ sono maggiori, ma anche nelle micro e piccole imprese del Centro e del Nord. Ed ecco perché, venendo infine all’assunto secondo il quale a un pensionato che esce dal mondo del lavoro corrisponde un giovane che vi entra, le possibilità che quest’eventualità si concretizzi sembrano prossime allo zero”, hanno affermato Brambilla e Gazzoli rimarcando che “di tutte le richieste pervenute per la Quota 100, ben 18.271 sono riferite alla gestione pubblica, ossia il 34,53%. Un dato incredibilmente alto, se si pensa che dei circa 23 milioni di occupati italiani solo poco più di 3 milioni sono dipendenti dello Stato (dato tratto dall’Annuario statistico 2018 della Ragioneria di Stato), vale a dire il 14%: meno della metà della percentuale di richiedenti Quota 100!”.

Altra anomalia sottolineata dall’analisi di Brambilla e Gazzoli è “l’elevato numero di lavoratori autonomi richiedenti Quota 100”. “In generale, in base alla gestione, quasi due terzi dei richiedenti – hanno spiegato – si distribuiscono tra lavoratori dipendenti (37%) e gestione pubblica (35%), seguono commercianti e artigiani (entrambi all’8%) e, via via, cumulo (5%), fondi speciali (5%), coltivatori (2%) e, quasi nulli, gestione separata e spettacolo/sport”. “Se si considera che i lavoratori dipendenti privati sono 13,5 milioni e gli autonomi circa 4 milioni (29%), è sorprendente trovare più di 9 mila domande di artigiani, commercianti e agricoli a fronte delle 19mila dei dipendenti (47%). Anche in questo caso sarà peraltro difficile una staffetta generazionale e, invece, molto più probabile una prosecuzione del lavoro in maniera non ufficiale, ad esempio intestando l’attività a familiari. Con il rischio, per l’appunto, che a un progresso del lavoro irregolare si sommi il danno potenziale alle finanze pubbliche derivante dalla necessità di integrare al minimo parecchie di queste pensioni”, hanno concluso gli studiosi.

“Smentita anche la tesi che il reddito di cittadinanza va al Sud e la Quota 100 al Nord perché i dati dimostrano che gran parte delle domande per la pensione anticipata vengono proprio dal Sud”, ha dichiarato ad Adnkronos/Labitalia Alberto Brambilla. “L’analisi – ha puntualizzato – mette in luce due cose. La prima è che c’è una vasta platea di quelli che hanno fatto domanda, che ha i requisiti di anzianità contributiva, ma con cifre basse. Dunque, la pensione che percepirà sarà probabilmente al di sotto del minimo di legge e andrà integrata. Poi, per via del divieto di cumulo di redditi imposto a chi usufruisce di Quota 100, molti della classe dei commercianti, artigiani, piccolissimi imprenditori, accederà alla prestazione anticipata ma è probabile che continui a lavorare intestando l’azienda alla moglie o al figlio. Provocando quindi, un rialzo del lavoro irregolare o sommerso”.

“La seconda cosa – ha proseguito l’esperto – è che la famosa sostituzione 1 pensionato/1 lavoratore, che è un obiettivo di questa misura, è difficile che si realizzi. Quota 100 si inserisce in un ciclo economico molto negativo: al Sud il lavoro manca, fatta eccezione per il datore di lavoro pubblico, e al Nord le aziende ‘incentiveranno’ questa scelta, la incoraggeranno, senza però assumere altre persone. Insomma, fatta così, Quota 100 diventa una bella riduzione dei costi alle imprese pagata dallo Stato”.

 

Ricongiunzione previdenziale liberi professionisti

RATEI ONERI 2019

Ai fini della predisposizione dei piani di ammortamento degli oneri relativi alle domande di ricongiunzione previdenziale presentate nel 2019, sono state aggiornate le tabelle allegate alla circolare Inps del 2 febbraio 2018, n. 24. L’aggiornamento è stato effettuato in base al tasso di variazione medio annuo dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’Istat per il 2018, pari all’1,1%.

Con la circolare Inps del 15 febbraio 2019, n. 30, l’Istituto ha fornito le istruzioni per il corretto uso delle tabelle riguardanti l’ammontare della rata mensile costante, posticipata per ammortizzare al tasso annuo composto dell’ 1,1% il capitale unitario da due a 120 mensilità, e quella relativa ai coefficienti per la determinazione del debito residuo in caso di sospensione del versamento delle rate mensili prima dell’estinzione del debito al tasso annuo del 1,1%.

Isee

MODIFICA VALIDITÀ DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA UNICA (DSU)

L’articolo 10 del Decreto legislativo 147 del 2017 ha previsto che la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), utile ai fini dell’ Isee, è valida dal momento della presentazione fino al successivo 31 agosto.

Il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, in corso di conversione, ha modificato tale disposizione, prorogando al 31 dicembre 2019 il periodo di validità delle sole Dichiarazioni sostitutive uniche trasmesse dal 1° gennaio 2019 al 31 agosto 2019.

Pertanto, alle Dsu inviate nell’anno 2019, a legislazione vigente, si applicano le seguenti regole: le Dichiarazioni Sostitutive Uniche ( Dsu) inoltrate dal 1° gennaio al 31 agosto 2019 sono valide dal momento della presentazione sino al 31 dicembre 2019 (ad es., una Dsu presentata il 10 febbraio 2019 è valida dal 10 febbraio 2019 al 31 dicembre 2019). Al riguardo, giova opportunamente precisare che le Dsu già attestate che recavano data scadenza 31 agosto 2019 sono state aggiornate sul portale con la nuova data di scadenza. Pertanto, le attestazioni Isee, già rilasciate, con data scadenza del 31 agosto 2019 devono essere considerate valide e con scadenza 31 dicembre 2019.

Le Dichiarazioni Sostitutive Uniche ( Dsu) trasmesse dal 1° settembre 2019 sono soggette alla disciplina generale, per cui sono valide dal momento dell’invio al successivo 31 agosto (ad esempio, una Dsu inoltrata il 1° ottobre 2019 è valida dal 1° ottobre 2019 sino al 31 agosto 2020).

Inps

OSSERVATORIO CIG: GENNAIO 2019

Pubblicato l’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni con i dati di gennaio 2019. Il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato di 15.156.683, in diminuzione del 12,3% rispetto a gennaio 2018 (17.279.496).

Nel dettaglio, le ore autorizzate per gli interventi di:

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) sono state 7.176.293, in aumento del 5% rispetto a gennaio 2018;

Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria ( Cigs) sono state 7.791.637, in diminuzione del 22% in confronto a gennaio 2018;

Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (Cigd) sono state 188.753, in calo del 58,7% rispetto a gennaio 2018.

A dicembre 2018 sono state presentate 124.734 domande di Naspi e 1.456 di Dis-Coll. Nello stesso mese sono state inoltrate 822 richieste di ASpI, miniASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 127.012 istanze, segnando un decremento dello 0,5% in confronto a dicembre 2017.

In allegato all’Osservatorio sulla Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è stato pubblicato il focus febbraio (pdf 1055KB) con i dati di gennaio.

Ricordiamo che la cassa integrazione è un ammortizzatore sociale previsto dalla legislazione italiana che consiste in una prestazione economica erogata dall’Inps. Integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori che si trovano in precarie condizioni economiche a causa di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Osservatorio sul precariato

PUBBLICATI I DATI INPS DI DICEMBRE 2018

Sono stati pubblicati i dati di dicembre 2018 dell’Osservatorio sul precariato. Nel periodo gennaio-dicembre 2018, nel settore privato, le assunzioni sono state 7.424.293, con un aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2017. In crescita risultano: contratti a tempo indeterminato +7,9%, contratti a tempo determinato +4,5%, contratti di apprendistato +12,1%, contratti stagionali +6,4% e contratti intermittenti +7,9%. I contratti in somministrazione risultano pressoché stabili: +0,45.

La dinamica dei flussi
Nello stesso periodo si conferma il forte incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+76,2%), mentre risultano in diminuzione i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-13,1%).

Le cessazioni sono state 6.993.047, in aumento rispetto all’anno precedente (+6%). Crescono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti intermittenti e in apprendistato, mentre sono calate quelle di rapporti a tempo indeterminato (-3,1%).

Nel 2018, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +431.246, di poco inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017.

Il lavoro occasionale
La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratto di Prestazione Occasionale (Cpo) a dicembre 2018 si attesta alle 20.676 unità, con un importo mensile lordo medio di 289 euro.

Per quanto attiene, invece, i lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (Lf), a dicembre 2018 sono stati 7.973, con un importo mensile lordo medio di 247 euro.

Da poco è possibile accedere alla versione navigabile aggiornata dell’Osservatorio, che arricchisce le informazioni presenti nel report cartaceo.

Istat. Occupazione al top da 10 anni

Per il lavoro, il 2018 chiude con il segno più: su base annua, l’occupazione cresce dello 0,9%, pari a +202 mila unità. L’espansione interessa entrambe le componenti di genere, i lavoratori a termine (+257 mila) e gli indipendenti (+34 mila), mentre continua il calo dei dipendenti permanenti (-88 mila).

Carlo Pareto

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