giovedì, 14 Novembre, 2019

Ragionamenti post Umbria

1

Ha ragione il presidente del Consiglio a precisare che l’Umbria rappresenta, rispetto all’intera popolazione nazionale, solo una percentuale irrisoria. Però vale la pena svolgere, nel contempo, due semplici osservazioni. La prima é relativa al fatto che l’Umbria era la prima regione in cui si sperimentava una nuova alleanza, più o meno coincidente con quella di governo. La seconda é inerente la storia della politica. E cioè il passaggio, dopo cinquant’anni, di una delle tre regioni cosiddette rosse al centro-destra. Entrambe queste due considerazioni sono infatti oggi al centro della riflessione dei partiti di governo, determinando conseguenze politiche non di poco conto.

Dopo il bagno elettorale in Umbria Di Maio ha escluso ulteriori alleanze col Pd in periferia. Dunque in Emilia-Romagna e in Calabria i Cinque stelle sceglieranno a gennaio di presentarsi da soli, con un loro candidato presidente, eventualmente appoggiato da liste civiche. Cade dunque con l’Umbria anche la strategia di Zingaretti di costruire un percorso comune anche per le prossime elezioni regionali e per le politiche. Oltretutto l’improvvida suggestione zingarettiana coincide con un processo, probabilmente irreversibile di decadenza del movimento grillino, che anche le ultime scelte di Di Maio non riusciranno ad arrestare. Inoltre l’idea che in Emilia-Romagna, più che in Calabria, l’esito, tuttora incerto, possa volgersi in favore del centro-destra a causa dei voti drenati dai Cinque stelle, difficilmente potrà preservare l’alleanza di governo.

Vado più in là parlando di noi.  Inutile nascondere una certa comprensibile delusione dei nostri che in Umbria erano sempre riusciti a conquistare voti e seggi e che ora si trovano con un pugno di mosche in mano. Lo tsunami del centro-sinistra ha colpito anche i socialisti umbri. Dobbiamo realisticamente guardare avanti. Disponevamo di pochi consiglieri regionali. E’ rimasto, oltre ai due eletti nella lista civica marchigiana, il solo Vincenzo Maraio e tra non molto si voterà anche in Campania e nelle Marche. Che fare? Sul piano politico altro non vedo che una linea di contestazione, provvedimento per provvedimento, al governo giallorosso. Comportamento il Psi sta adottando con la netta opposizione alla riforma costituzionale (Maraio ha aderito alla raccolta di firme per il referendum), con l’astensione dal voto di fiducia sul decreto Ilva da parte di Riccardo Nencini, col sostegno alle iniziative delle Camere penali contro la legge sulla giustizia del ministro Bonafede, in particolare sulla questione della prescrizione.

Aggiungo due parole sulla manovra. Credo su questa abbia perfettamente ragione Renzi. Questa manovra non ha un segno. Balbetta, tassa un po’ di qua e un po’ di là per spartire un briciolo di soldi, insufficienti, sull’abbassamento del cuneo fiscale, visto che quasi tutte le risorse sono state destinate ad evitare l’aumento dell’Iva, oltre venti miliardi. Si doveva avere il coraggio di eliminare quota cento (venti miliardi in tre anni per 140mila persone che possono andare in pensione un anno prima) e orientare queste risorse per sgravare stipendi e salari, cioè per abbassare davvero il cuneo fiscale. Se questo non dovesse avvenire valuti Riccardo se dare o meno il voto di fiducia se, come sarà, verrà richiesta dal governo

Continuo a mantenere i miei fondati dubbi sulla strategia adottata per battere Salvini. Si pensa, o si pensava, che un nuovo governo bloccasse non solo il voto anticipato, ma anche il progressivo incremento elettorale della destra (Lega e Fdi). Per ora non é così. Lo dice non solo il voto in Umbria, che non sarebbe sufficiente come test, ma lo confermano tutti i sondaggi. D’altronde quando mai una posizione elettorale si rafforza dai banchi del governo? Con l’eccezione del Portogallo in nessun Paese d’Europa avanzano i partiti di governo. In Italia, poi, le coalizioni governative perdono le elezioni ininterrottamente dal 1994. Vuoi che oggi questa radicata tendenza venga ribaltata? A me pare che l’unico argomento serio per evitare l’immediato ricorso alle urne e il probabile successo di Salvini sia la scadenza delle elezione del presidente della Repubblica. Con questo Parlamento si può eleggere un capo dello Stato europeista, col prossimo pare assai difficile. Resta il fatto che questa scadenza é situata nel 2022. Cioè fra tre anni. E’ davvero credibile che questo governo e questo parlamento durino così tanto? I dubbi sono più che legittimi.

Credo da tempo che i socialisti, pur mantenendo orgogliosamente in vita la propria organizzazione, la propria comunità amministrativa, la propria rete comunicativa, non siano più un soggetto autonomo alle elezioni politiche, mentre debbano comportarsi come credono a livello regionale e comunale. La nuova riforma che taglia di quasi un terzo i parlamentari porterà la soglia di accesso alle Camere molto più in alto. Se poi si dovesse superare il Rosatellum con una legge proporzionale integrale si introdurranno anche soglie di sbarramento insuperabili. Occorre partecipare a una coalizione elettorale con altri, dunque. Sfumata ormai l’ipotesi Più Europa dopo i recenti e ferali dissidi, esistono due soggetti oggi in formazione. Uno é quello di Calenda, Siamo europei, l’altro é quello di Renzi, Italia viva. E’ utopistico che si possano se non unificare almeno agganciare in previsione di elezioni politiche che a mio giudizio potrebbero non essere così lontane? In fondo si formerebbe quella seconda gamba del centro-sinistra che noi abbiamo più volte sollecitato per il bene stesso della coalizione. Un centro-sinistra con un partito solo va incontro alla sicura sconfitta. Bisogna creare una coalizione larga (seguiamo con interesse anche le posizioni di Mara Carfagna dentro Forza Italia) e con quel respiro di novità che Galli Della Loggia ha chiamato il superamento dell’anima cattolico-comunista. Vedremo.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Quando il Direttore parla di “dubbi sulla strategia adottata per battere Salvini”, mi sovviene, se la memoria non mi tradisce, che le alleanze per la formazione del nuovo Esecutivo sono state motivate da molti sostenitori col prioritario intento di “sbarrare la strada” al leader leghista, ritenuto un rischio o “pericolo” per il Paese (o dipinto così onde farlo percepire come tale nel sentire comune).

    Ma se questo era il convincimento di quei molti, non è detto che dovessero pensarla allo stesso modo gli elettori, i quali si sono in effetti dimostrati in larga misura di altra e diversa opinione, e a questo punto, se il recente risultato umbro può insegnare qualcosa – pur se ogni chiamata alle urne ha storia a sé – io credo che un partito, pur piccolo che sia, debba decidere quale strada imboccare.

    Scegliere cioè se persistere nel voler rappresentare ed “imporre” le proprie idee, in modo sostanzialmente autoreferenziale, come sembra aver fatto sino ad ora una certa qual cultura di sinistra, o valutare invece a quali categorie sociali dar voce, e ascoltarne pertanto “umori” e “stato s’animo”, e questo vale soprattutto per un partito “piccolo” che difficilmente può essere interclassista.

    Paolo B. 01.11.2019

Leave A Reply