mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Raid su Gaza. Israele pronta a invadere

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Gaza-bombardamentiNon meno di cinque razzi sono caduti nella notte su Tel Aviv, facendo seguito a un intenso bombardamento che dalla Striscia di Gaza ha colpito, generalmente senza causare danni, molte zone abitate di Israele. Secondo l’esercito israeliano, in tutto sono stati sparati 225 razzi e una quarantina sono stati intercettati dal sistema anti missili Iron Dome. Non sono solo le zone di confine ad essere bersagliate. Due razzi sono caduti in un’area a nord di Cesarea, ad oltre 130 chilometri dalla Striscia, ferendo un uomo. Altri due sono caduti al largo di Haifa, 90 km a nord di Tel Aviv ed è la prima volta che i razzi raggiungono il porto nel nord di Israele, lontano 160 chilometri da Gaza. I danni sono limitati, ma la minaccia per la popolazione è rilevante.

La risposta israeliana, come di consueto, è di gran lunga più sanguinosa degli attacchi terroristici attribuiti ad Hamas, il movimento integralista sciita che controlla parte la Striscia di Gaza. Le ultime notizie riferiscono di circa 35 morti e centinaia di feriti. Tutte vittime dei raid aerei che Israele sta incessantemente compiendo sulla Striscia. 430 fino a oggi di cui 130 solo nella notte passata. Ovviamente secondo l’esercito israeliano gli attacchi sono tutti rivolti contro i ‘terroristi’, ma come di consueto negli ultimi decenni, le vittime sono nella gran parte civili innocenti, compresi donne e bambini.

Questa tattica della rappresaglia non ha mai aiutato il processo di pace ed ha invece ampiamente radicalizzato le posizioni favorendo gli estremisti dei due campi, la destra intransigente in Israele, il movimento integralista nei Territori e nella Striscia di Gaza, che è governata da Hamas in accordo con lo Stato Palestinese.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha avvertito oggi che potrebbe lanciare un’operazione di terra per fermare il lancio di razzi, ha richiamato 40mila riservisti, mentre centinaia di militari hanno preso posizione attorno a Gaza in preparazione di una possibile invasione di questa striscia di terra di 360 kmq, in cui vivono ammassati in condizioni spesso disumane oltre un milione e mezzo di profughi palestinesi. Una polveriera che per esplodere non attende altro che l’occupazione militare israeliana (già avvenuta nel 2008) come sa benissimo Hamas, o almeno la parte più radicale del movimento.

Bombardamenti-GazaQuesto estremo peggioramento era nell’aria già dai giorni in cui il premier palestinese Abu Mazen e i leader di Hamas avevano deciso di collaborare dando vita a un governo di unità nazionale. Una decisione che aveva mandato su tutte le furie Netanyahu nonostante le affermazioni aperturiste di Hamas (i palestinesi di Abu Mazen hanno riconosciuto da un pezzo il diritto di Israele a esistere). Abu Mazen “deve scegliere – ha detto il 23 aprile scorso – se desidera la riconciliazione con Hamas oppure la pace con Israele”. “Si può raggiungere uno di loro, ma non entrambi”.

A far precipitare tutto, il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani, seguito a ruota dalla vendetta di un gruppo terroristico israeliano contro un ragazzo palestinese a sua volta rapito e bruciato vivo. Una spirale di odio che più volte si è messa in moto negli ultimi quarant’anni, che è sempre molto difficile fermare e il cui risultato certo è solo la morte di innocenti. Di fronte a tutto questo, le reazioni sono sempre le stesse: condanna della violenza e invito alla trattativa. Segue una progressiva desensibilizzazione dell’opinione pubblica con la stanchezza crescente per un confronto che è con ogni evidenza senza vincitori possibili, nemmeno sul piano militare.

Il presidente palestinese Abu Mazen – citato dai media di Ramallah – in un discorso tv ai palestinesi ha detto di aver sentito le “fazioni e i leader di Hamas a Gaza. Tutti hanno riferito di essere per la continuazione della tregua e contro l’escalation”. A sua volta Netanyahu ha detto che “l’operazione (militare ndr) sarà estesa e proseguirà fino a quando gli spari verso le nostre città non cesseranno del tutto e la calma ritornerà”. Per ora non ci sono segnali positivi ed è difficile trovare tra israeliani e palestinesi chi creda fino in fondo alle parole dei rispettivi leader politici.

Armando Marchio

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