venerdì, 7 Agosto, 2020

Rammendare le autonomie grazie al Corona virus

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Dalla necessità di fronteggiare il Corona virus viene lo spunto per riconsiderare la tenuta generale della rete delle autonomie locali e rammendarla contro le inadempienze rispetto ai compiti costituzionalmente assegnati. La scelta europea di destinare il famoso quanto contestato fondo chiamato MES a predisporre una rete di presidi anti-pandemia distribuiti sul territorio evitando le dannose concentrazioni in pochi presidi di eccellenza, ci offre una grande e storica occasione per una correzione di rotta rispetto ad un ventennio di costante riduzione di risorse alla sanità pubblica con diretta o indiretta amplificazione, peraltro più onerosa,di quella privata. Non so se pesi questa potente lobby nelle assurde contrarietà di alcune forze politiche contro un fondo europeo il Mes mutato nei criteri di assegnazione e di gestione che ha recitato il mea culpa rispetto all’intervento in Grecia, ma ogni ritardo nell’impegnare quelle risorse, uniche già disponibili, è una grave colpa temendo che in autunno potrebbe esserci una seconda ondata di Corona virus. Se poi tra le norme c’è quella del rispetto dell’obbiettivo primario antipandemico con la clausola della sospensione dei fondi in caso d’inadempienza, personalmente ritengo che bene fa l’Europa a tutelare i suoi cittadini contro i ritardi e le inadempienze dei propri governi.

L’esperienza non solo dei governatori ma anche dei sindaci ha messo in luce l’essenzialità degli enti locali nel formare nuova classe dirigente e porre fine al programmato vuoto di competenze generato a tutela di oligarchie di partito insofferenti a gestioni collegiali tanto da aver introdotto il limite di due mandati per disfarsi di chi ha imparato a leggere e scrivere e perciò di dare un autonomo apporto. Questo obbiettivo primario di osmosi dal basso di nuova classe dirigente richiede la rimozione di vere e proprie barriere istituzionali: a) Sindaci, Presidenti di Province e Governatori nella scelta di misurarsi ai livelli superiori hanno la palla al piede che il loro sfilarsi comporta lo scioglimento delle rispettive Assemblee. Le due maggiori conseguenze negative sono

1) Essere indotti a rinunciare per non turbare gli equilibri politici locali della maggioranza e non rimetterla in gioco; il caso più eclatante è stato quello di Formigoni, più volte aspirante al livello nazionale ma bloccato a presidiare la regione ed a pagare una continuità quasi familiare di rapporti con i poteri economici, rapporti pagati a caro prezzo.

2) La difesa strenua del vertice dell’amministrazione, anche se non più condivisa, per evitare di andare a casa a seguito dello scioglimento. Un esempio per tutti quello del governatore della Campania Bassolino quando il segretario PD Veltroni lo invitò a dimettersi, lui rifiutò avendo il consenso della maggioranza in consiglio per la sopravvivenza.

Il rimedio più efficace, frutto di un approfondimento collegiale, è stato quello indicato nella proposta di legge del 2015 primo firmatario il senatore Claudio Moscardelli, seguito poi dall’on Fauttilli alla Camera, con la quale si adottava nei Comuni il modello americano per l’esecutivo grazie alla presentazione di un ticket con l’aggiunta di poter applicare la compresenza dei due generi, iniziativa che promossi con il sostegno dei senatori Garavaglia e Di Giovanpaolo e con l’on Amici alla Camera, con il risultato che la componente femminile si è più che raddoppiata a livello comunale. Dispiace che non se ne sia fatto niente pur avendo fatta presente dalla passata legislatura al governatore del Lazio Zingaretti la necessità della riforma suddetta, partendo dalla constatazione che lui era direttamente interessato ad assicurare la continuità di indirizzo regionale, sollecitato com’era ad assumere la guida del partito come puntualmente si è verificato.

Non è un’anomalia che nella graduatoria di apprezzamento dei Governatori lui non sia in prima fila ma la ragione vera è che il giudizio dell’opinione pubblica prescinde dal suo operato come Governatore ritiene moralmente prima che politicamente incompatibile il cumulo dei due incarichi. Se rompe gli indugi può far partire dal suo Lazio, grazie all’autonomia statutaria, una riforma tra le più lungimiranti per l’osmosi di classe dirigente dal basso a danno dell’ondata di incompetenti al comando con obbligo a lasciare dopo due mandati per non dare fastidio all’oligarchia al comando. In un successivo articolo toccherò le vistose anomalie riguardo alla necessità di ripristinare l’anima democratica, l’elettività nelle Province dopo la bocciatura referendaria e cancellare l’eresia del sistema elettorale adottato per le città metropolitane con cittadini di serie A ,quelli del capoluogo, e di serie B quelli della restante parte della vecchia provincia.

Roca

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