martedì, 10 Dicembre, 2019

RAPPORTO CHOCK

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Un pregiudizio odioso che persiste e che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita. Addirittura il 39,3% della popolazione ritiene che una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto se davvero non lo vuole. Anche la percentuale di chi pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire è elevata (23,9%). Ragionamenti da cavernicoli, ancora più preoccupanti vista l’alta percentuale di individui che la pensano in questo modo. Sono numeri che arrivano dal Report Istat 2018 sugli “stereotipi sui ruoli di genere’, nel quale emerge inoltre che il 15,1% è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Il capo dello Stato, nella giornata istituita vent’anni fa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su “una sistematica violazione dei diritti umani”, ricorda che – “benché molto sia stato fatto anche in Italia”, la violenza “non smette di essere emergenza pubblica e per questo la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere”. Per contrastare la violenza dunque, continua il presidente della Repubblica, “molto resta da fare. Ogni donna deve sentire le istituzioni vicine. Dobbiamo continuare ad adoperarci nella prevenzione, nel sostegno delle vittime e dei loro figli, nel reperimento delle risorse necessarie e nell’elaborazione di ciò che serve per intercettare e contrastare i segnali del maltrattamento delle donne”.

Sul tema della violenza nella coppia, il 7,4% delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che “un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo” e il 6,2 che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto.

“Gli stereotipi sui ruoli di genere più comuni sono: ‘per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro’ (32,5%), ‘gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche’ (31,5%), ‘è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia’ (27,9%). Quello meno diffuso è ‘spetta all’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia’ (8,8%)” rileva ancora il report Istat.

“Il 58,8% della popolazione (di 18-74 anni), senza particolari differenze tra uomini e donne, si ritrova in questi stereotipi, più diffusi al crescere dell’età (65,7% dei 60-74enni e 45,3% dei giovani) e tra i meno istruiti – aggiunge il Report -. Gli stereotipi sono più frequenti nel Mezzogiorno (67,8%), in particolare in Campania (71,6%) e in Sicilia, e meno diffusi al Nord-Est (52,6%), con il minimo in Friuli Venezia Giulia (49,2%)”.
E ancora: il 62,6% ritiene che alcuni uomini siano violenti perché non sopportano l’emancipazione femminile. “Alla domanda sul perché alcuni uomini sono violenti con le proprie compagne/mogli – osserva Istat – il 77,7% degli intervistati risponde perché le donne sono considerate oggetti di proprietà (84,9% donne e 70,4% uomini), il 75,5% perché fanno abuso di sostanze stupefacenti o di alcol e un altro 75% per il bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna/moglie”.

“La difficoltà di alcuni uomini a gestire la rabbia è indicata dal 70,6%, con una differenza di circa 8 punti percentuali a favore delle donne rispetto agli uomini – si aggiunge nel report -. Il 63,7% della popolazione considera causa della violenza le esperienze violente vissute in famiglia nel corso dell’infanzia, il 62,6% ritiene che alcuni uomini siano violenti perché non sopportano l’emancipazione femminile mentre è alta ma meno frequente l’associazione tra violenza e motivi religiosi (33,8%)”.

A una donna che ha subito violenza da parte del proprio compagno-marito, il 64,5% della popolazione consiglierebbe di denunciarlo e il 33,2% di lasciarlo. “Il 20,4% della popolazione indirizzerebbe la donna verso i centri antiviolenza (25,6% di donne contro 15,0% di uomini) e il 18,2% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti (consultori, psicologi, avvocati) – si legge -. Solo il 2% suggerirebbe di chiamare il 1522”.

“Rispetto al controllo, invece, sono più del doppio le persone (17,7%) che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare e/o l’attività sui social network della propria moglie/compagna”.

Altri darti ancora, raccolti attraverso l’indagine sulla sicurezza delle donne “dicono che, nel corso della loro vita, quasi 3 milioni e 700mila donne hanno interrotto una relazione (anche senza convivenza) in cui subivano almeno un tipo di violenza fisica, sessuale o psicologica e, di queste, circa un milione erano separate o divorziate. Le donne separate o divorziate risultano essere un segmento particolarmente a rischio di violenza da parte dell’ex partner: il 36,6%, infatti, è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte del coniuge o convivente da cui si sono separate, contro una media del 18,9%”.
Tra le motivazioni per cui le donne sono tornate a convivere con il partner violento, “il 37,7% dichiara di averlo fatto perché il partner le ha promesso di cambiare, il 30,2% per concedere al partner una seconda possibilità, il 16,4% per amore”. Il 27,6% delle donne con figli, poi, “dichiarano di essere tornate in convivenza per il loro bene”.

“Le riflessioni che vengono messe in campo nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – si legge in una nota della federazione del Psi di Roma – sono spesso preconfezionate e pleonastiche. Per contrastare la violenza sulle donne e sui minori, il governo ha approvato il ‘codice rosso’: una corsia preferenziale per le denunce nei casi di violenza domestica o di genere. Le vittime di violenza domestica o di genere, in gran maggioranza donne e minori, dovranno essere sentite dai pubblici ministeri entro tre giorni dall’iscrizione dei fatti denunciati nel registro delle notizie di reato creando, di fatto, una corsia preferenziale”.

“Siamo assolutamente a favore del ‘Codice Rosso’. Bene, anzi ottimo! Bisogna, però, rafforzare tutti gli strumenti necessari e le misure a tutela che si mettono in moto a seguito della denuncia, sostenere le associazioni che si battono nei territori e tenere aperti i centri antiviolenza. Occorre dare – si legge ancora nella nota – certezze di tempi alle vittime e pene senza sconti ai carnefici. Senza queste certezze sarà difficile supportare concretamente il coraggio delle donne che denunciano. Ognuno nella propria comunità, in particolare in quelle politiche e sociali, deve lavorare affinché la cultura patriarcale, alla base di una visione distorta del rapporto di genere, possa fare un passo indietro ed arretrare giorno dopo giorno. Per fare questo serve il lavoro di tutte e tutti”.

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