venerdì, 23 Agosto, 2019

Rapporto Svimez. Mezzogiorno: allarme recessione

0

Pensionamenti anticipati
QUOTA 100 E ISOPENSIONE: NUOVI CHIARIMENTI INPS
l’Istituto di previdenza ha di recente fornito ulteriori precisazioni – riprese dal sito delle piccole-medie imprese pmi.it – chiarendo che anche i titolari di assegni di accompagnamento alla pensione erogati tramite l’Inps con i fondi delle aziende esodanti (isopensione) e assegni straordinari di solidarietà possono accedere alla pensione anticipata con Quota 100.
Quota 100 ai già titolari dei trattamenti
Il dubbio interpretativo in merito ai titolari di questi trattamenti nasceva dal fatto che il Dl 4/2019 – che ha dato il via anche a Quota 100 e Reddito di Cittadinanza – ha escluso, a partire dalla sua entrata in vigore (29 gennaio 2019), la possibilità di anticipare la decorrenza dell’assegno straordinario di solidarietà e dell’isopensione, lasciando in sospeso però la questione relativa ai soggetti già intestatari di tali assegni economici.
Il quesito riguardava dunque quale fosse la soluzione percorribile nell’eventualità che venissero perfezionati i requisiti anagrafici e contributivi per la Quota 100 prima della scadenza naturale di questi trattamenti, ovvero alla maturazione della pensione di vecchiaia o della pensione anticipata.
Secondo l’Inps, in queste ipotesi, i titolari di isopensione o assegno straordinario di solidarietà hanno la possibilità di interrompere anticipatamente i trattamenti di esodo ed andare in pensione con Quota 100, al soddisfacimento delle condizioni anagrafiche e contributive richieste per essere ammessi alla misura anticipata di quiescenza (62 anni di età e almeno 38 anni di contributi).
L’Istituto, nell’occasione, ha, per ogni opportunità, confermato nuovamente anche l’interpretazione secondo la quale il DL n. 4/2019 ha escluso la possibilità di accedere all’assegno straordinario di solidarietà o all’isopensione per perfezionare i requisiti prescritti per l’accesso a Quota 100, ma ha lasciato ai già titolari di queste prestazioni numerarie la possibilità di essere ammessi al pensionamento anticipato con i requisiti di Quota 100. Si tratta ovviamente di una facoltà e non di una scelta obbligata. Ognuno con riferimento al proprio specifico caso dovrà ponderatamente valutare vantaggi/svantaggi di questa opzione.
Effetti dell’interruzione anticipata
Arrestare anticipatamente i trattamenti di esodo genera infatti delle conseguenze sulla determinazione della misura dell’assegno previdenziale causando la sospensione del versamento della contribuzione correlata che le aziende esodanti avrebbero effettuato fino alla scadenza naturale di tali trattamenti. Questo può comportare un assegno previdenziale più basso di quello che si sarebbe percepito a fine trattamento e, in talune fattispecie, anche dell’importo del trattamento stesso.
Non solo, i beneficiari dovrebbero considerare, inoltre, che con l’adesione alla Quota 100 non avrebbero più la possibilità di cumulare con la pensione eventuali redditi da lavoro, cosa invece possibile con gli assegni straordinari e l’isopensione.

Civ Inps
APPROVATO IL RENDICONTO GENERALE 2018
Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’Inps nella riunione del 31 luglio scorso, ha approvato all’unanimità il Rendiconto generale per l’anno 2018.I principali risultati si riassumono in:
231.166 milioni di euro di entrate contributive, con un incremento di 6.539 milioni (+2,9%) rispetto a 224.627 milioni dell’esercizio 2017;
318.373 milioni di euro di prestazioni istituzionali, con un incremento di 6.224 milioni (+2,0%) rispetto ai 312.149 milioni del consuntivo 2017. In particolare la spesa per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 256.064 milioni di euro (251.643 milioni nel 2017), con un incremento di 4.421 milioni di euro (+1,7%);
7.839 milioni di euro di disavanzo economico di esercizio con un peggioramento di 855 milioni rispetto al disavanzo economico del 2017 (6.984 milioni);
–  47.042 milioni di euro di patrimonio netto 31 dicembre 2018.
Il CIV, che ha approvato il Rendiconto generale 2018 dell’Inps anche sulla base del parere positivo del Collegio sindacale, ha evidenziato, tra l’altro, la necessità di:
pervenire ad una completa sistemazione dei conti assicurativi dei circa tre milioni di dipendenti pubblici;
–  ricostituire i Comitati di vigilanza della Gestione pubblica scaduti dal febbraio 2018;
–  acquisire in proprietà gli immobili ad uso strumentale, al fine di conseguire risparmi di gestione e realizzare, inoltre, una maggiore presenza dell’Istituto sul territorio.
Nella propria Relazione il CIV ha evidenziato, infine, la consistente giacenza al 31 dicembre 2018 dei ricorsi amministrativi, risultati pari a 308.236, e dei ricorsi giudiziari che ammontano a 184.002. A tale riguardo, il Consiglio ritiene necessario valorizzare il ruolo dei Comitati dell’Inps al fine di consentire la riduzione dei costi e del numero dei ricorsi. “Un atto importante” hanno commentato Guglielmo Loy e Sabina Valentini, Presidente e Vicepresidente del CIV dell’Inps, “perché permette all’Istituto di operare a pieno regime, pur essendo ancora molte le criticità che vanno affrontate, anche attraverso innovazioni normative che saranno proposte al legislatore.
La sostanziale tenuta del sistema previdenziale merita, comunque, un Istituto sempre più vicino ad imprese e lavoratori veri ‘proprietari dell’Inps”.

Rapporto Svimez
MEZZOGIORNO: ALLARME RECESSIONE
Un’Italia a due velocità e un ritardo, quello che storicamente investe il Mezzogiorno, sempre più preoccupante rispetto al quale occorre intervenire in fretta.
Dopo un triennio 2015-2017 di timida ripresa del Mezzogiorno, torna purtroppo ad allargarsi il divario tra Sud e Centro-Nord, . È quanto si legge nelle anticipazioni del Rapporto Svimez 2019 su “L’economia e la società del Mezzogiorno”. Come previsto nel Rapporto dello scorso anno, spiega Svimez, se l’Italia rallenta, il Sud subisce un brusca frenata.
Di fatto, continuiamo a camminare su un pericoloso doppio binario:  dell’Italia rispetto all’Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord. Nel 2018 il Sud ha fatto registrare una crescita del Pil dell’appena +0,6%, rispetto +1% del 2017.
Pil sotto lo zero, sostanziale stagnazione – La Svimez stima per quest’anno un Pil sotto lo zero per il Mezzogiorno. “Nella seconda metà del 2018 l’andamento congiunturale è peggiorato nettamente – spiega l’associazione. La modesta crescita osservata nei primi sei mesi, che proseguiva il trend espansivo avviatosi ad inizio 2014, ha lasciato il posto ad un sempre più marcato rallentamento dell’attività produttiva. Nel quadro di un progressivo rallentamento dell’economia italiana, si è riaperta la frattura territoriale che arriverà nel prossimo a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito”.
Gli emigrati sono la vera emergenza, più degli immigrati – C’è poi da fare i conti con un’altra emergenza, non meno preoccupante. “Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali “, prosegue l’associazione.
La ricetta di Conte – Proprio pochi giorni fa, il Presidente del Consiglio Conte, aprendo i recenti lavori del secondo tavolo con le parti sociali, ha non a caso puntato i riflettori sulla annosa questione: “Ho voluto – ha sottolineato il primo ministro – dedicare espressamente questo secondo incontro ai problemi del nostro Mezzogiorno – perché siamo convinti che il rilancio del Sud costituisca di per sé una politica di rilancio dell’Italia intera. Tutte le analisi disponibili infatti, pur divergendo nella stima degli effetti, sono concordi nell’indicare che un ritorno alla crescita del Mezzogiorno è in grado di trascinare anche lo sviluppo del Centro e del Nord”.
“La nostra idea per il rilancio del Mezzogiorno è fondata sulla paziente ricostruzione di quattro tipologie di capitale che ne rappresentano la ricchezza profonda: si tratta del capitale umano, fisico, naturale e sociale del Sud. L’accumulazione di questo capitale – ha aggiunto il Premier – è risultata in forte ritardo, particolarmente negli ultimi anni della crisi economica. Dobbiamo recuperare questo ritardo. L’incontro avvenuto rappresenta quindi un punto di partenza fondamentale per avviare questo percorso. Anche il 2 agosto scorso, quando ho ricevuto la Presidente della Commissione Ue Von der Leyen ho posto al centro dei nostri colloqui il tema del Sud”.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply