martedì, 10 Dicembre, 2019

RdC: accolte un milione di domande. Colf in nero, la sentenza che cambia tutto

0

Respinte 44mila
REDDITO DI CITTADINANZA: ACCOLTE 1 MILIONE DI DOMANDE

Sono oltre un milione (1.021.761) le richieste accolte per il Reddito e la Pensione di cittadinanza, di cui 43.917 decadute. Lo indica l’Inps nei dati aggiornati al mese di ottobre del relativo Osservatorio statistico. Inoltre, 130.409 risultano in lavorazione e 427.572 respinte o cancellate. In totale, sono 1.579.742 le istanze presentate. Nel complesso, al netto dunque delle richieste decadute (ogni domanda corrisponde ad un nucleo), sono 977.844 i nuclei familiari che percepiscono il Reddito (857.141) o la Pensione di cittadinanza (120.703). Le persone coinvolte sono oltre 2,36 milioni (2.367.775), di cui 2.230.457 dal Reddito. In testa alla classifica regionale si conferma la Campania con 195.280 domande accolte, di cui 7.299 decadute; seguita dalla Sicilia con 176.871 richieste con semaforo verde, di cui 7.138 che hanno invece perso il diritto.
L’importo medio mensile del Reddito è di 519,12 euro, e di 216,38 euro della Pensione di cittadinanza (riconosciuta agli over 67). Guardando ad entrambe, la media mensile è di 481,12 euro.

Colf in nero
LA SENTENZA CHE CAMBIA TUTTO

Da oggi in poi, la colf in nero potrà incastrare molto più facilmente chi non vuole regolarizzarla. Difatti, fa sapere laleggepertutti.it, con una sentenza rivoluzionaria che la Cassazione ha appena emesso, i giudici hanno ammesso l’utilizzo, da parte della collaboratrice domestica, di registratori e telecamere in casa del proprio datore di lavoro. Lo scopo, ovviamente, è precostituirsi la prova per un successivo processo nel quale chiedere arretrati, buonuscita e ferie.
Due sole, evidenzia laleggepertutti.it, sono le condizioni poste dai giudici supremi per evitare un’incriminazione per violazione della privacy: la collaboratrice domestica deve essere fisicamente presente, mentre la telecamera è in modalità “on”; inoltre, nell’occhio del dispositivo, non devono finire scene di vita privata.
Ben venga, quindi, la possibilità di usare dispositivi di registrazione in casa altrui anche se non autorizzati, ma con queste due semplici cautele. Non importa che nei filmati finiscano i mobili, l’arredo, magari dell’argenteria o l’interno dei guardaroba con la biancheria intima: non c’è alcuna interferenza nella vita privata (reato punito dall’articolo 615 bis del Codice penale) se non si filmano momenti privati, non strettamente attinenti al lavoro della domestica.
La prova video è, dunque, valida e può essere usata nel corso del processo di lavoro.
Dall’altro lato e di converso, la Cassazione ha sempre qualificato come reato il comportamento del padrone di casa che spia la colf o la badante lasciando una telecamera nascosta: si tratta di una violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori che vietano il controllo a distanza dei dipendenti.
Ed è stata sempre la Cassazione a spiegare, in passato, che il titolare dell’immobile non può lasciare un registratore o un altro dispositivo video per filmare conviventi o anche ospiti occasionali se lui, in quel momento, si allontana: la sua assenza genera nei terzi la convinzione di non essere visti o sentiti, concedendo loro quel margine di privacy che non si può violare.

Sbloccando 30% appalti pubblici
FILLEA: 250MILA POSTI DI LAVORO NELLE COSTRUZIONI

“Noi abbiamo fatto una simulazione: anche solo sbloccando, nei prossimi 3 anni, il 30% delle opere pubbliche finanziate, si creerebbero tra i 180-250mila nuovi posti di lavoro” nelle costruzioni, “più l’effettivo moltiplicativo che hai, perché una volta che c’è una nuova ferrovia, una nuova strada, è la competitività di quel distretto industriale che cresce. Per questo, noi protestiamo: non vogliamo soldi in più sugli appalti pubblici, ma che i 150 miliardi di euro che già ci sono siano spesi subito e bene”. E’ molto chiaro ed esplicito il messaggio inviato al governo attraverso Adnkronos/Labitalia, da Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, che ha proclamato, con Feneal Uil e Filca Cisl, la mobilitazione del settore delle costruzioni con manifestazioni in 100 piazze italiane.
Per Genovesi, non c’è tempo da perdere, per fare ripartire il Paese gli appalti pubblici devono riprendere a ‘correre’. “La parola d’ordine – ha spiegato – è non avere nuovi soldi ma spendere presto quelli che ci sono. Nei direttivi unitari che abbiamo fatto lo scorso 21 ottobre con Feneal e Filca, abbiamo deciso la mobilitazione anche per dare continuità alla piattaforma del 15 marzo 2018 quando dopo 20 anni abbiamo fatto lo sciopero generale dell’intera filiera”.
Il confronto con l’esecutivo è stato avviato. “Abbiamo iniziato un’interlocuzione con il governo ai tavoli, con De Micheli e altri. Per noi, il problema non è avere maggiori risorse, visto che tra stazioni appaltanti pubbliche (Regioni, Comuni e Mit), tra Anas e Rfi e progetti comunitari abbiamo già 150 miliardi di euro stanziati. Il nostro problema è accelerare la spesa”, ha rimarcato. E quindi il ‘motivo’ che ha spinto alla piazza è chiaro. “Il tema della mobilitazione, inevitabile, è sollecitare l’accelerazione di spesa sugli appalti pubblici”, ha sottolineato il leader degli edili della Cgil.
Ma il comparto delle costruzioni non riparte soltanto con gli appalti pubblici. “E poi noi rivendichiamo la ‘sistematizzazione’ degli incentivi. Anche quest’anno la Finanziaria – ha precisato Genovesi – non solo conferma incentivi ed eco bonus per ristrutturazione e anti-sismico ma, ha aggiunto, ha anche un incentivo interessante: il bonus facciate. Però, noi chiediamo che questi incentivi vengano ‘sistematizzati’, con una riforma che li renda intercambiabili e ‘comunicabili’ tra di loro. Significherebbe – ha sottolineato Genovesi – dare una scossa in positivo alle piccole e medie imprese dell’edilizia, che poi sono i grandi acquirenti del mercato del calcestruzzo e dei laterizi”.
Ma Genovesi ha proposto anche una soluzione nuova per dare una spinta ulteriore al settore degli incentivi. “Dobbiamo poi rendere cedibile l’incentivo alla banca. In altri Paesi questo è avvenuto e ha comportato una grande accelerazione della riconversione green, ecologica. Ci sarebbe con la cedibilità bancaria un’iniezione di liquidità e un’accelerazione enorme per le imprese”, ha puntualizzato ulteriormente.
“La terza cosa da fare – ha proseguito – è la riforma delle norme urbanistiche, che sono ancora pensate per la città che si espande, che cementizza e consuma suolo. Serve, invece, una riforma urbanistica che permetta la rigenerazione dei quartieri, con abbattimento e ricostruzione”.
E intervenire sulle norme urbanistiche è la prima cosa da fare, secondo Genovesi, già nelle prossime settimane. “E’ necessario aprire il tavolo per la riforma urbanistica, per permettere la rigenerazione urbanistica. Non c’è nessun green deal se non cambiamo le regole urbanistiche delle città. E quindi un grande tavolo con il coinvolgimento non solo delle parti sociali, ma anche delle università, degli urbanisti. Su questo prima si parte e prima si arriva”, ha dichiarato ancora Genovesi.
E, poi, Genovesi non ha smesso di rimarcarlo, accelerare sulla spesa, con soluzioni per superare gli ‘scogli’ che finora l’hanno frenata. “Bisogna mettere mano alle procedure di tutela dei dirigenti pubblici perché uno dei motivi per cui non si spendono i 150 miliardi è il cosiddetto sciopero della firma del dirigente che non è tutelato né dal danno erariale, né dal contenzioso verso i terzi. Vogliamo introdurre il controllo preventivo da parte della Corte dei Conti? Va bene, ma questa cosa non va se non si porta appresso la riforma del danno erariale e il cosiddetto ‘scudo’ per il dirigente, al netto della corruzione naturalmente”, ha evidenziato.
E servono anche le competenze tecniche che negli anni si sono perse negli enti pubblici. “In questi dieci anni di blocco del turn-over abbiamo perso 15mila tra geometri, ingegneri e architetti nelle stazioni appaltanti pubbliche e nel Genio Civile”, ha denuciato. “Il motivo per cui non parte la ricostruzione nel Centro Italia è che nei piccoli comuni interessati non è c’è più il geometra e l’ufficio lavori pubblici. Una cosa che si potrebbe fare subito è nello sblocco del turn-over e nei nuovi piani assunzionali dare priorità agli ingegneri, agli architetti e ai geometri per recuperare almeno quei 15 mila professionisti, quelle competenze tecniche che i comuni non hanno. Sono cose compatibili con la finanza pubblica ma che richiedono un accelerazione di spesa”, ha concluso Genovesi.

Fisco
IL 2 DICEMBRE 1,8 MLN DI CONTRIBUENTI ALLA CASSA

Sono 1,8 milioni i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione-ter e al saldo e stralcio delle cartelle che entro il 2 dicembre dovranno versare la rata prevista dal loro piano dei pagamenti. Per loro partono i servizi online dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Sul sito si può richiedere copia della “Comunicazione delle somme dovute”, la lettera già inviata con il conto degli importi da pagare e i relativi bollettini. Con “ContiTu”, si potrà quindi scegliere quali degli avvisi o cartelle contenuti nella “Comunicazione” si vogliono effettivamente pagare. La scadenza riguarda il pagamento della prima rata di 385 mila contribuenti che hanno aderito al saldo e stralcio e di 267 mila ritardatari della rottamazione-ter, cioè chi ha usufruito della riapertura dei termini fino al 31 luglio 2019 per presentare la domanda. In più circa 1 milione 170 mila contribuenti che hanno aderito alla rottamazione-ter entro il 30 aprile, compresi coloro che hanno mancato l’appuntamento della prima rata il 31 luglio.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply