mercoledì, 12 Agosto, 2020

Re corona virus dopo 227 anni si vendica del popolo

0

Erano i tempi della Rivoluzione francese quando il popolo ghigliottinò le teste di ben oltre 24.000 blasonati di Francia e dette inizio a quella che nei due secoli successivi diventò il ceto medio benestante che si è appropriato del potere.
La cosa più furba della borghesia è stata quella di imparentarsi con i flaccidi titolati per diventare essa stessa principe, duca, marchese e conte, lasciando campare queste famiglie dopo che avevano preso solenne impegno di non rompere le scatole nella vita pubblica.

Sembrava fatta, anni dopo, nell’immediato dopoguerra e fino all’inizio del terzo millennio le cose andavano a gonfie vele, fino a convincere gli usurpatori di titoli e corone che dopo 227 anni nulla si doveva più temere, anche perché il sangue rosso e quello blu si era mischiato e le generazioni di oggi sono figlie ormai lontanissime delle corti dei Luigi di Borbone d’Europa.

Il fatto è che re e principi non hanno i tempi di reazione della plebe, per loro le vendette maturano anche dopo centinaia di anni, perché considerano le offese come fossero avvenute solo ieri.
Tutto sarebbe successo lo stesso, per carità, e alcuni studiosi già datavano la riscossa dei ghigliottinati intorno al 2030, cioè quando il mondo, almeno così dicono gli scienziati, si sarebbe affollato al punto da spartirsi il pianeta in una ventina di miliardi di persone: quindi niente più acqua, carne, frutta e caffè.

Poi è successo che negli anfratti più bui della Cina i pipistrelli si sono fatti fottere dai topi, o viceversa, ma non ha nessuna importanza, ed ecco che l’occasione che aspettavano i discendenti dei nobili ghigliottinati, hanno colto l’attimo dell’incontro sessuale che ha partorito il corona virus e il 2030 è diventato già oggi in un baleno.

Gli ex poveracci, oramai è certo, stanno tornando poveracci e annaspano per trovare prestiti e campare, solo che come ormai vi è noto non troveranno nulla, solo promesse: presto vi daremo, presto faremo, e “presto” è diventato un brand che i ricchi banchieri d’Oriente e d’Occidente utilizzano come sirene incantatrici a danno degli ultimi risparmiatori per buggerarli del libretto postale, la casetta di mattoni rossi descritta nel “Il piccolo principe” e la fede d’oro come risarcimento morale per l’affronto che il popolo fece nel lontano 1793 ghigliottinando Luigi XVI di Borbone.

Un po’ come Onofrio del Grillo, quando disse al falegname Piperno che non avrebbe pagato il suo conto, perché era ancora incavolato con i giudei per aver partecipato alla crocifissione di Gesù. A lui preferirono Barabba.
È proprio vero che quando il pennino inizia a scivolare sui fogli di carta tutto diventa fluido e la fantasia si esalta, ma se poi fai una pausa solo per bere un tè, perdi il filo e non sai più come chiudere quel ragionamento che sembrava scivolare sull’olio che era una meraviglia.

Ecco, a questo sono arrivato, ho finito l’olio, e non posso fare altro che concludere con un accorato, breve, messaggio: caro coronavirus, ladro di vite e complice di quella nobiltà fannullona che pensavamo aver debellato, adesso anche tu, insieme ai feroci banchieri, ci tornate a togliere la vita e ad affamare proprio come 227 anni fa.

 

Angelo Santoro

Condividi.

Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

Leave A Reply