mercoledì, 23 Ottobre, 2019

OSSIMORI DI GOVERNO

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L’Italia è completamente bloccata e chi la guida continua a litigare in vista dell’imminente tornata elettorale senza risparmiare colpi all’alleato di Governo.
A cercare di parare i colpi e a richiamare all’ordine non è il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ma il Capo del Colle che guasta i piani dei giallo-verdi e fa slittare la decisione sui decreti sulla sicurezza e sulla famiglia che i due timonieri dell’Esecutivo avrebbero poi sfoggiato per domenica come successi della loro leadership.
Ma se il loro punto comune resta far breccia sull’elettorato con slogan e promesse, dall’altro lato continuano ad essere troppi i punti di scontro. Non divergenze, ma punti di vista diametralmente opposti che dividono i pentastellati dai leghisti e che ora in vista dell europee sono diventati cavalli di battaglia per azzoppare l’alleato di governo.
Il Movimento cinque stelle che arretra ancora e inizia a togliersi i sassolini dalle scarpe contro la lega, ma il loro leader non sembra farsi scalfire dalle proposte e stavolta annuncia che abolirà il reato di abuso di ufficio, proprio quello che ha portato allo scandalo in Lombardia per gli arresti e le denunce contro leghisti di primo piano come il governatore Attilio Fontana.
“Io abolirei il reato di abuso d’ufficio”, ha detto a bruciapelo il vicepremier. “Lo abolirei, perché non posso bloccare 8mila sindaci per la paura che uno possa essere indagato. Ci sono sindaci che non firmano niente per paura di essere indagati”, ha detto Matteo Salvini accendendo l’ennesima miccia che ha mandato in escandescenza i pentastellati e portando a un continuo botta e risposta tra i due vicepremier, e con il presidente Conte che stavolta appoggia il leader della Lega nord, fino a stamattina quando Di Maio è poi tornato sull’argomento con un lungo post su Facebook: l’abuso d’ufficio “è un reato in cui cade spesso chi amministra, è vero”, ammette il capo politico dei 5 Stelle, “ma se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere. Non è togliendo un reato che sistemi le cose. Ma che soluzione è?”. “Sia chiara una cosa – conclude il vicepremier -, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate!”.
Una posizione mediana sulla questione è invece quella del presidente dell’Anac. “C’è qualcosa nella norma che non funziona e probabilmente va rivisto”. Così Raffaele Cantone sul reato di abuso di ufficio. Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha parlato a margine della presentazione di giovedì del libro ‘La trasparenza (im)possibile’, presso la sede dell’Anac a Roma. “Si cominciano tanti procedimenti ma sono pochi quelli che arrivano alla sentenza di condanna definitiva – ha continuato Cantone – il Paese spesso viene bloccato con l’alibi delle indagini giudiziarie, un alibi spesso fasullo e agitato a volte in maniera strumentale”, ha concluso.

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