giovedì, 3 Dicembre, 2020

Recovery fund, accordo ancora incerto. Il freno dei “frugali”

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L’accordo sul Recovery fund resta ancora incerto. Al primo incontro formale dopo la presentazione della proposta della Commissione, gli Stati membri marcano le distanze e un’intesa al momento sembra lontana. Austria, Olanda, e Ungheria attaccano il piano di Ursula von der Leyen, chiedono maggiori condizioni sui prestiti e insistono nel voler ridurre le sovvenzioni a favore dei paesi più colpiti. L’Italia difende il piano Ue e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri parla di “compromesso equilibrato che non deve essere ridimensionato”.
A meno di 10 giorni dal Consiglio europeo di fine giugno, che non sarà comunque decisivo, si è riacceso lo scontro. Il ritardo nelle decisioni, come ha affermato recentemente anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, rallenta la ripresa economica dell’Europa.

La posizione negoziale più dura arriva dai due paesi capofila dei cosiddetti ‘frugali’, ovvero Austria e Olanda, ai quali recentemente si è aggiunta anche l’Ungheria. Il governo olandese insiste sulla necessità di concedere le risorse del Recovery Fund attraverso prestiti, e non stanziamenti a fondo perduto, e di introdurre condizioni per legare la concessione di fondi alle riforme raccomandate nell’ambito del Semestre europeo. Riforme che però dovrebbero essere coerenti al progetto di unificazione dell’Europa.
Inoltre, i Paesi Bassi rimangono scettici sull’ammontare complessivo delle risorse, sulla loro distribuzione e sull’aumento del tetto delle risorse proprie per rimborsare il debito che sarà emesso dall’Ue. Posizione simile a quella di Vienna, che ribadisce di non accettare questo pacchetto, “perché l’onere che impone ai contribuenti austriaci sarebbe semplicemente troppo grande”. Il ministro delle Finanze austriaco, Blumel, ha detto: “Siamo tuttavia pronti ad andare avanti con i colloqui”.

Si tratterebbe di colloqui tra sordi, poiché lo stesso Blumel ha ribadito che il governo di Sebastian Kurz non accetterà mai l’approvazione del piano anti-crisi da 750 miliardi di euro, fino a quando le sue dimensioni non saranno ridotte e i dettagli dei rimborsi saranno esplicitamente indicati.
Anche da parte di Budapest è stata assunta una posizione dura. Secondo il ministro delle Finanze ungherese, Varga Mihaly: “Il piano per la ripresa proposto dalla Commissione europea, nella sua forma attuale, è ingiusto per l’Ungheria, perché in essenza è un’idea ritagliata su misura per le necessità dei paesi del Sud”.
In realtà, Nord e Sud sono molto relativi: ad esempio il Mediterraneo è a Nord dell’Africa, mentre l’Ungheria è a Sud della Polonia. Invece tutti i Paesi membri fanno parte dell’Unione europea con pari dignità e parità di diritti.
La Commissione prova a mantenere fermezza, sapendo che la strada che porterà a un accordo è molto ripida. Valdis Dombrovskis, il vice presidente della Commissione, ha detto: “Oggi c’è stata una prima discussione e si è fatto solo un primo passo. Tutti gli Stati membri sono d’accordo che si debba fare di più e insieme per affrontare la crisi: la Commissione chiede di mantenere alto il livello di ambizione in spirito di solidarietà”.
I cosiddetti ‘Paesi Frugali’ dovrebbero comprendere che anche loro beneficieranno degli stanziamenti a fondo perduto in una logica di solidarietà reciproca. Insistere sulle posizioni assunte contro il Recovery Fund, in realtà, non significa difendere, ma danneggiare gli interessi dei loro Paesi, oltre a quelli dell’Europa.

S. R.

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