giovedì, 3 Dicembre, 2020

Recovery fund. Per Gentiloni servono almeno mille miliardi

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Secondo il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, è necessario un Recovery Fund da almeno mille miliardi. In un’intervista rilasciata al giornale ‘La Stampa’, Gentiloni ha affermato: “Certamente una parte di questi finanziamenti dovrà avvenire attraverso sussidi. Il turismo e altri settori specifici, così come alcune aree geografiche, hanno bisogno di un sostegno secondo il principio di solidarietà. Inoltre c’è anche una ragione macro-economica: dobbiamo evitare di alimentare una spirale che faccia aumentare il debito di quei Paesi già fortemente indebitati che sono anche i piu’ colpiti dalla pandemia”.

Per il commissario Gentiloni, i fondi dovrebbero essere disponibili già quest’anno. Infatti, prima avverrà, meglio sarà.
Il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha spiegato: “Certamente una parte di questi finanziamenti dovrà avvenire attraverso sussidi. Il turismo e altri settori specifici, così come alcune aree geografiche, hanno bisogno di un sostegno secondo il principio di solidarietà. Inoltre c’è anche una ragione macro-economica: dobbiamo evitare di alimentare una spirale che faccia aumentare il debito di quei Paesi già fortemente indebitati che sono anche i più colpiti dalla pandemia”.

Gentiloni ha precisato: “Dovremo anticipare alcune somme nei prossimi mesi. Se dovessimo lasciar correre questa situazione di disparità per un anno, sarebbe più costoso intervenire per mitigarne l’impatto. L’entità di questa recessione è chiara, ma è altrettanto chiaro il suo carattere disomogeneo e soprattutto quello della ripresa che verrà. Questa disparità è una minaccia esistenziale alle fondamenta dell’Unione perché mette in pericolo il mercato unico e la convergenza nell’Eurozona. Per correre ai ripari, l’Eurogruppo ha compiuto un primo passo con il Mes per la sanità, Sure per i lavoratori e il fondo Bei per le imprese. Un passo importante, ma insufficiente senza un piano per la ripresa con un forte finanziamento”.
La decisione di allentare le regole sugli aiuti di Stato è uno dei primi interventi adottati dalla Commissione europea per affrontare la crisi scatenata dal Covid insieme alla sospensione del Patto di stabilità. Ma ora si cominciano a vederne gli effetti.

La vicepresidente della Commissione e titolare dell’Antitrust Ue, Margrete Vestager, ha ammesso: “C’è il rischio di una frammentazione del mercato unico. La nuova base legale di emergenza ci permette di autorizzare molti più aiuti di Stato che in situazione di normalità. Non possiamo autorizzare aiuti di Stato che non siano proporzionali, uno Stato non può sovracompensare. Un Paese che può fare molto e lo fa non sta facendo qualcosa di sbagliato. Però ci sono Stati membri che non hanno lo spazio fiscale per fare lo stesso. Ecco perché stiamo lavorando intensamente al Recovery Instrument collegato al bilancio Ue per avere una ripresa paneuropea più veloce e forte, che ha tra i suoi obiettivi quello di limitare la frammentazione del mercato unico”.
Circa il 52% degli aiuti di Stato finora autorizzati sono andati ad aziende tedesche. In merito ad un possibile vantaggio a loro favore, Margrete Vestager ha detto:
“È difficile prevedere quale sarà il risultato finale. Le conseguenze ci sono non solo ora in termini di liquidità pubblica, anche dopo quando ci potrà essere un bisogno di ricapitalizzazione delle aziende. È molto importante concentrarsi su un approccio paneuropeo: sia per le aziende che si trovano nei Paesi in cui gli aiuti di Stato possono essere dati in un ammontare sufficiente sia per i loro clienti e i loro fornitori in altri Stati membri è fondamentale che ci sia ancora concorrenza nel mercato unico”.

Sul dimensionamento del Recovery Fund o Recovery Instrument la Vestager ha detto: “È ancora in corso da parte della Commissione una valutazione macroeconomica ma stiamo anche guardando le differenti catene del valore”.

Secondo i nuovi principi, l’aiuto da parte dello Stato non dovrebbe andare oltre il ripristino della struttura del capitale del beneficiario prima dell’epidemia di coronavirus.
La vicepresidente della Commissione Ue, in proposito ha detto: “Suggeriamo strumenti differenti: l’intervento pubblico nel capitale, soluzioni ibride o l’emissione di debito subordinato per dare allo Stato flessibilità di intervento a seconda della situazione. Deve essere fatta una media del valore dei 15-30 giorni prima della richiesta di aiuto, questo permetterà allo Stato di godere di un certo sconto. Dovrebbe anche spingere gli azionisti a tenere lo Stato nel capitale il meno possibile”.

Poi ha concluso: “È stato incredibile vedere come i cittadini in tutti gli Stati membri siano riusciti a reagire in una situazione di pericolo reale. Dimostra che la civilizzazione è più profonda di quanto talvolta si pensi. Questa situazione ha dimostrato che sappiamo essere efficaci nelle situazioni importanti, quindi possiamo mostrare questa forza e abilità per combattere il cambiamento climatico e trasformare la nostra economia”.

Indubbiamente la crisi da coronavirus sta cambiando la logica politica liberista (o presunta tale) dell’Unione europea: dall’astensione all’intervento pubblico nelle aziende (l’Italia fu costretta a privatizzare le Partecipazioni Statali), si sta passando alla necessità del sostegno pubblico alle aziende private per salvare l’economia dei Paesi dell’Unione.
Però, se c’è la volontà di creare uno strumento di aiuto alle imprese ed all’economia, oltre al dimensionamento complessivo ipotizzato da Gentiloni, ancora non ci sono idee chiare sui tempi e le modalità di finanziamento del fondo. Ma, ancora più lontane sono le scelte delle modalità di utilizzo, sui criteri e tempi di accesso ai fondi. Nel frattempo l’esigenza di liquidità per le imprese è impellente e molte aziende rischiano di fallire prima che i fondi siano resi disponibili.

Salvatore Rondello

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