domenica, 12 Luglio, 2020

Recovery fund, Maraio: “Vittoria di chi crede nell’Europa”

0

Il Recovery Fund si chiamerà ‘Next generation Eu’. La Commissione europea ha formulato la sua proposta per sostenere le economie dei Paesi dell’Unione europea piegate dalla più devastante recessione di sempre e guarda al futuro come la ‘sfida più importante della sua storia’.
Ursula Von der Leyen ha detto: “Il Fondo per la ripresa avrà una ‘potenza di fuoco’ di 750 miliardi di euro che saranno raccolti dalla Commissione sui mercati, 500 dei quali saranno di stanziamenti per gli stati membri e 250 di prestiti”.
In un documento della Commissione si legge: “L’Italia, secondo un documento interno della Commissione, farebbe la parte del leone, e otterrebbe circa 172 miliardi, con stanziamenti per 81,8 miliardi e prestiti per 90,9 miliardi”.
Il Fondo sarà inserito all’interno di un Bilancio 2021-27 che secondo la Commissione deve essere di 1.100 miliardi: la risposta europea alla crisi scatenata dal Covid-19, se la proposta sarà approvata, arriverà complessivamente a 2.400 miliardi, considerando anche i 540 miliardi mobilitati per il Mes, il fondo Sure e le garanzie della Bei.

Von der Leyen, chiedendo ai 27 Stati di essere uniti per una risposta comune, ha affermato: “Nessuno può farcela da solo. Le economie degli Stati membri dipendono le une dalle altre, non investire oggi, significa pagarne i costi domani”.
Il commissario Ue, Paolo Gentiloni, ha parlato di svolta storica. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel vorrebbe un accordo entro l’estate, ma la proposta dovrà passare al vaglio dei paesi membri all’unanimità e la partita politica si presenta difficoltosa. La proposta della Commissione ha raccolto il plauso dell’Italia e il favore dei paesi più colpiti dallo shock della crisi, ma l’Olanda resta ancora contraria e fa sapere che i giochi non sono ancora fatti.
La proposta della Commissione, migliorativa rispetto al piano franco-tedesco che chiedeva 500 miliardi di sovvenzioni, prevede di aumentare temporaneamente al 2% il tetto delle entrate del bilancio e chiede che ciò avvenga in “modo equo e condiviso”.

“Due mesi fa – commenta su Facebook il segretario del Psi Enzo Maraio – si discuteva sulle mancate risposte dell’Europa per l’emergenza coronavirus. Oggi si discute su come l’Italia dovrà spendere i 172,7 miliardi (di cui 82 a fondo perduto) che verranno concessi al nostro Paese. La proposta della Commissione Europea è del tutto apprezzabile. Questa è la vittoria di chi crede che l’Europa non sia solo un fardello ma una risorsa per tutti i singoli stati che la compongono.”
Tra le proposte per incrementare le risorse comuni, Bruxelles studia nuove entrate come la ‘carbon tax’ alle frontiere, una tassa sulla plastica non riciclata, o anche una ‘web tax’ sui colossi del digitale. Quest’ultima verrebbe adottata dalla Ue se non ci sarà un accordo in sede Ocse.
Il piano della Commissione si basa su tre pilastri di intervento. In primo luogo la ‘Recovery and Resilience Facility’ che dovrebbe ‘sostenere i paesi membri a fare investimenti e riforme per fronteggiare la crisi’, con 560 miliardi a disposizione nel rispetto delle regole del Semestre europeo e con l’obiettivo di intervenire nelle priorità strategiche della Ue, dall’economia verde al digitale. Pertanto, 310 miliardi verranno messi a disposizione per sovvenzioni e 250 miliardi per prestiti. Altri 55 miliardi verrebbero aggiunti ai programmi legati alla coesione fino al 2022, tenendo conto dell’impatto socio-economico della crisi.

L’esecutivo Ue propone anche di incrementare il Fondo per la transizione giusta e quello per lo sviluppo dell’agricoltura. Inoltre Bruxelles, conferma un nuovo strumento per garantire la solvibilità delle imprese fortemente penalizzate dal lockdown nei settori e nei Paesi più colpiti mettendo a disposizione 31 miliardi che grazie ad un effetto leva, potrebbero mobilitare fino a 300 miliardi.
La Commissione infine punta a rafforzare i settori che si sono trovati più in difficoltà al momento dell’esplosione della pandemia, iniziando da quello sanitario. Per la sanità si prevede un ulteriore sforzo finanziario di 94 miliardi e verrebbe rafforzato il sistema di protezione civile europeo.
Ma ancora non è stato deciso nulla. Il 18 e 19 giugno è previsto un Consiglio europeo, che si svolgerebbe con i Paese membri ancora divisi.
L’Italia, la Francia e la Spagna, con la sponda di Berlino, appoggiano la proposta della Commissione. I ‘frugali’ (Austria, Olanda, Svezia, Danimarca), tramite l’Olanda fanno già sapere di opporsi. Il blocco dell’Est giocherà la sua partita su più tavoli. Pertanto, molto probabilmente, le trattative occuperanno tutta la prima parte dell’estate, poi spetterà al Parlamento europeo dare il via libera definitivo.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha annunciato: “Senza un accordo ambizioso siamo pronti a dire no”.
Il primo passo importante sarebbe l’approvazione al Consiglio europeo, superando le perplessità dei Paesi del Nord Europa, e quella di Strasburgo.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto con entusiasmo: “Ottimo segnale da Bruxelles, va proprio nella direzione indicata dall’Italia. Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto dall’inizio. 500 miliardi a fondo perduto e 250 di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo sul negoziato e liberiamo presto le risorse”.
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha affermato: “Il Recovery Fund è per poter spendere tutti i soldi che servono per imprese commercianti, giovani e meno giovani. La priorità adesso è abbassare le tasse. Se sbagliamo come dieci anni fa, dopo la crisi del 2008 non abbassando le tasse, causeremo altre crisi. L’Europa c’è”.
Il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, ha sostenuto: “La proposta di Recovery Fund della Commissione, Next Generation Eu, è una base solida per concludere in modo positivo i negoziati al prossimo Consiglio Ue”.
Il ministro ai Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, ha affermato: “Le condizionalità del Mes sono molto cambiate, le guarderemo meglio nelle prossime giornate quando avremo la documentazione necessaria. Sembra che ci sia un tasso molto basso su questi 36-37 miliardi, ma credo che dobbiamo pretendere strumenti nuovi: ben venga il fondo Sure, fondo di garanzia del Bei, che la revisione del Mes. Il Recovery Fund però è l’arma vincente per trasformare l’Europa in qualcosa di diverso. Abbiamo capito che non devono esserci più crisi economiche affrontate con austerity come quella dal 2008 al 2011”.

Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, ha detto: “La proposta della commissione sul Next Generation Ue lascia ben sperare su quel cambio di passo che ci aspettavamo dall’Europa. Tutti gli strumenti messi in campo fino ad oggi, e la loro immediata disponibilità, vanno nella direzione auspicata dal governo e per la quale il Partito Democratico ha contribuito a costruire le condizioni in Ue per arrivare a questo punto dei negoziati”.
Il capo politico del M5S, Vito Crimi, ha manifestato: “Bene la proposta della Commissione Europea di un Recovery Fund da 750 miliardi. Auspichiamo che questo risultato venga confermato dall’Euro summit, dove il presidente Giuseppe Conte porterà le linee di intervento per il rilancio dell’Italia, che condividiamo in modo convinto. Sulla necessità di una riforma fiscale, il Movimento 5 Stelle la ritiene necessaria e siamo già da tempo al lavoro per definire la proposta”.
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, dai suoi profili social ha fatto sapere: “Molto bene la proposta della Commissione Europea sul Recovery Fund. Unione Europea batte populisti 750 (miliardi) a zero”.
L’opposizione è, invece, divisa, come da inizio crisi, sul pacchetto europeo. Lega e Fratelli d’Italia contrari, Forza Italia a favore.
Matteo Salvini ha commentato: “Nessuna buona notizia concreta per l’Italia, per ora solo altre parole. La Commissione propone di aggiungere al bilancio europeo 750 miliardi, raccolti collocando titoli e distribuiti come prestiti o sussidi. Come già annunciato, queste somme dovranno essere rimborsate con nuove tasse europee su consumi e produzione. Inoltre, essendo legate al meccanismo del semestre europeo, difficilmente saranno utilizzabili prima del 2021 e la loro disponibilità sarà subordinata a riforme strutturali. Appena passata l’emergenza, sulle macerie del Paese, ci aspettano nuovi attacchi alle pensioni e al welfare, oltre ad una tassa patrimoniale sui risparmi”.

Giorgia Meloni ha detto: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery Fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente. Peraltro, siamo all’inizio di un lungo negoziato e il rischio concreto è che la proposta sia rivista al ribasso in seno al Consiglio Ue, che dovrà necessariamente tenere conto delle posizioni dei rigoristi Olanda, Danimarca, Austria e Svezia. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l’Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese. Le risorse rischiano di essere troppo poche, condizionate a riforme dettate da Bruxelles, e soprattutto di arrivare troppo tardi: se non si concentra la potenza di fuoco di questi interventi subito nei prossimi mesi e su pochi capitoli, il rischio è che questi fondi si rivelino inutili a salvare le nostre imprese”.
Invece, Silvio Berlusconi ha commentato: “Dall’Europa buone notizie, quella di oggi è una giornata positiva. L’Europa ha seguito la strada che noi avevamo indicato e per la quale ci siamo molto spesi all’interno del Ppe: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa, che va significativamente al di là dell’accordo franco-tedesco della scorsa settimana, e che si avvicina alle nostre richieste. La cosa più importante, però, è che di essi ben 500 sono sovvenzioni a fondo perduto. Questo è fondamentale per un paese ad alto indebitamento come l’Italia, che riceverà 82 miliardi di sovvenzioni. Naturalmente è essenziale che il Consiglio Europeo, a cui spetta il via libera definitivo, non scenda sotto queste cifre. In quella sede l’Italia dovrà farsi valere, ricercando le necessarie alleanze e convergenze”.

Da tutto ciò emergono le difficoltà in cui si trova l’Unione europea. Difficoltà che potranno essere superate soltanto proseguendo il cammino per l’unificazione verso uno Stato unito dallo stesso esercito, dalla stessa politica estera, dallo stesso fisco, dallo stesso welfare, dallo stesso servizio sanitario, dallo stesso costo di lavoro, dalla stessa Costituzione per regolamentare i diritti civili e le funzioni politiche ed amministrative dell’Unione.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply