domenica, 20 Settembre, 2020

Reddito di cittadinanza a oltre un milione di famiglie. Media 493 euro mensili

0

Pensioni
APE SOCIALE PROROGATA FINO AL 31 DICEMBRE 2020
La legge di bilancio 2020 ha riconfermato l’Ape sociale, posticipandone il periodo di sperimentazione fino al 31 dicembre 2020.
In attesa della imminente pubblicazione della circolare illustrativa delle nuove disposizioni, con il messaggio del 17 gennaio 2020, n. 163, l’Inps ha comunicato la riapertura delle domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’Ape sociale.
Pertanto, dal 1° gennaio 2020 possono inoltrare istanza di ammissione al predetto trattamento previdenziale i soggetti che, nel corso del 2020, maturano tutti i requisiti e le condizioni previste dall’articolo 1, commi 179-186, legge 232/2016.
Possono presentare la domanda, inoltre, coloro che non l’avevano ancora inoltrata pur avendo perfezionato i requisiti negli anni precedenti.
Ricordiamo che L’indennità cosiddetta Ape sociale spetta ai lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i quali:
a) si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno 3 mesi e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
b) assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
c) hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74% e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
d) sono lavoratori dipendenti, al momento della decorrenza dell’indennità, in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva e che abbiano svolto da almeno sette anni negli ultimi 10 ovvero almeno sei anni negli ultimi sette una o più delle seguenti attività (cd. gravose): operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti; operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca; pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative; lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67; marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne. Ai fini del riconoscimento dell’indennità, i requisiti contributivi richiesti alle lettere da a) a d) sono ridotti, per le donne, di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni.
L’indennità corrisposta è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di detto importo). L’importo dell’indennità non è rivalutato, né integrato al trattamento minimo. Non solo, ma il trattamento di Ape sociale cessa in caso di decesso del titolare e non è reversibile ai superstiti. Ai beneficiari infine non competono gli assegni al nucleo familiare.

Rei e Assegno sociale
RIVALUTAZIONE IMPORTI
Con il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 27 novembre 2019 n. 278, sono stati rivalutati gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali, determinando anche effetti sul Reddito di inclusione (Rei) e sulla Carta acquisti ordinaria.
L’Inps ha infatti informato, con il messaggio del 17 gennaio, n. 161, che il beneficio economico del Rei è soggetto a un tetto massimo di erogazione commisurato all’ammontare annuo dell’assegno sociale (di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335), maggiorato del 10%.
Il decreto ministeriale ha rivalutato l’importo dell’assegno sociale per il 2020 ad un valore annuo di 6.575,56 euro, che costituisce il valore massimo dell’ammontare del Reddito di inclusione.
Sono stati aggiornati, quindi, i valori soglia Isee e dei trattamenti per l’accesso alla Carta acquisti ordinaria.
Infine, sono stati ridefiniti gli effetti della variazione del periodo di validità della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) sulle elaborazioni dei rinnovi del Rei e della Carta acquisti ordinaria.

Media 493 euro mensili
REDDITO DI CITTADINANZA A OLTRE UN MILIONE DI FAMIGLIE
Al 7 gennaio 2020, 1,6 milioni i nuclei familiari ad aver presentato una domanda di Reddito/Pensione di Cittadinanza: 1,1 milione (67%) sono state accolte, 88 mila (5%) sono in lavorazione e 457 mila (28%) sono state respinte o cancellate. E’ quanto si legge nell’Osservatorio Inps. Nel dettaglio le famiglie titolari di reddito (916.000 per 2,4 milioni di persone coinvolte) e di pensione di cittadinanza (126.000 con 143.000 persone coinvolte) sono nel complesso 1.041.000 per oltre 2,5 milioni di persone coinvolte dal sussidio.
Analizzando le richieste pervenute per canale di invio telematico si evince che l’80% viene trasmesso dai Caf e dai Patronati e il 20% dalle Poste Italiane; quest’ultima percentuale sale al 31% se consideriamo le domande pervenute dalle regioni del Nord e scende al 15% per quelle pervenute dalle regioni del Sud e delle Isole, prosegue il Rapporto Inps. Le regioni del Sud e delle Isole, con 911 mila nuclei (56%), detengono il primato delle domande pervenute, seguite dalle regioni del Nord, con 463 mila nuclei (28%), e da quelle del Centro con 268 mila nuclei (16%).
L’importo medio mensile erogato dall’istituzione della prestazione ad oggi è pari a 493 euro, con un importo superiore del 7% rispetto a quello nazionale nelle regioni del Sud e delle Isole e inferiore dell’8% e del 14% rispettivamente nelle regioni del Centro e del Nord, prosegue l’Inps. L’importo medio mensile varia anche in funzione della prestazione percepita: mediamente vengono corrisposti 532 euro per il Reddito di cittadinanza e 222 euro per la Pensione di cittadinanza. Il 67% dei nuclei percepisce un importo mensile inferiore a 600 euro e l’1% un importo mensile superiore a 1.200 euro. La classe modale, prosegue l’Inps, risulta quella dei nuclei con un solo componente che percepiscono una quota mensile compresa tra 400 e 600 euro (202 mila).
Tornando alle domande di Rdc e di Pdc accolte i nuclei percettori si concentrano nelle regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 61% del totale, seguono le regioni del Nord con il 24% ed infine quelle del Centro con il 15%. La regione con il maggior numero di nuclei percettori di Reddito/Pensione di cittadinanza è la Campania (19% delle prestazioni erogate), seguita dalla Sicilia (17%), dal Lazio e dalla Puglia (9%); nelle quattro regioni citate risiede il 55% dei nuclei beneficiari.
Quanto alla cittadinanza del richiedente, la prestazione nel 90% dei casi risulta erogata ad un italiano, nel 6% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 3% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari dei casi precedenti.
Relativamente alla decadenza delle domande l’Inps annota come, ad oggi, risulta che 56mila nuclei, di cui 50 mila beneficiari di Reddito di Cittadinanza e 6 mila di Pensione di Cittadinanza, hanno perso il diritto al beneficio. Tra i motivi sono: rinuncia del beneficiario (8% dei nuclei), variazione della situazione reddituale del nucleo (10%), modifica della composizione del nucleo ad eccezione di nascita e morte (39%) e infine variazione congiunta della composizione e della situazione economica del nucleo (42%).

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply