lunedì, 17 Giugno, 2019

Reddito e pensione di cittadinanza. Arriva il simulatore di calcolo

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Reddito e Pensione di cittadinanza
SUL SITO INPS ARRIVA IL SIMULATORE DI CALCOLO
Addio brutte sorprese: arriva il simulatore di calcolo del Reddito di Cittadinanza. In questo modo, non ci sarà bisogno di fare e disfare, di chiedere e poi rinunciare. Migliaia di italiani che hanno presentato la domanda di reddito di cittadinanza, nella convinzione di ricevere i 780 euro mensili, si sono visti accreditare neanche la metà dell’importo promesso. Senza tener conto che – come tanti dovrebbero sapere – sono molte le variabili da prendere in considerazione per determinare l’ammontare del contributo dovuto: Isee, componenti del nucleo familiare, eventuali case di proprietà nonché la presenza di mutui ancora da estinguere sull’abitazione principale.“
Gran parte degli scontenti si sono addirittura ripresentati agli sportelli dell’Inps per restituire la card che sarebbe stata per loro più un problema che un vantaggio. Sportelli, quindi, doppiamente intasati: la prima volta per la presentazione delle domande, la seconda per la rinuncia.
Non era poi così difficile comunque comprendere che tutto questo poteva essere evitato creando un simulatore online che calcolasse in anticipo l’entità del reddito di cittadinanza spettante a ciascun cittadino nel possesso dei requisiti Isee richiesti dalla legge.
Così a mettere a punto l’algoritmo ci ha pensato l’Inps, sovraccaricato dal lavoro. È lo stesso Istituto di Previdenza a comunicarlo con il messaggio n. 1954/2019. Il simulatore consentirà di verificare sia il possesso dei requisiti di accesso che l’importo della prestazione.
L’implementazione del simulatore permetterà dunque di conoscere in anticipo il controvalore dell’assegno, dando la possibilità di decidere se richiederlo o rinunciare.
L’Inps ha quindi finalmente realizzato un simulatore per il Reddito e la Pensione di cittadinanza che calcola in anticipo l’entità del beneficio spettante a ciascun cittadino nel possesso dei requisiti Isee richiesti dalla legge. L’Ente assicuratore infatti dopo l’effetto boomerang generato dai bassi importi caricati sulle card gialle rilasciate tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, spera ora con questo escamotage di congelare il numero dei beneficiari disillusi dal reddito di cittadinanza.
Addio spiacevoli delusioni dunque: il simulatore consentirà di conoscere in anticipo il valore dell’assegno, dando la possibilità di decidere in maniera del tutto consapevole se richiederlo o rinunciare.
Per le strutture periferiche dell’Inps il simulatore è già disponibile sul portale intranet dell’Istituto (seguendo il percorso Processi” > “Prestazioni a sostegno del reddito” > “Isee post-riforma 2015, Intranet per le sedi”.
Per gli utenti, a breve il simulatore verrà rilasciato anche nel portale Internet dell’Istituto. Per poter accedere alla nuova funzionalità di simulazione RdC/PdC sarà necessario collegarsi al sito dell’Ente previdenziale al seguente percorso: “Prestazioni e Servizi” > “Tutti i Servizi” > “Isee post-riforma 2015”. La funzionalità di simulazione sarà fruibile tramite apposita voce di menù e sarà raggiungibile anche tramite link diretto presente nella home page.
Lo strumento renderà possibile due tipi di simulazione:
la simulazione tramite dati relativi a una Dsu attestata valida sarà disponibile esclusivamente al cittadino che si autentichi tramite Pin, Carta Nazionale dei Servizi (Cns) o Sistema Pubblico Identità Digitale (Spid);
la simulazione tramite dati Isee auto dichiarati e indicatori simulati è utilizzabile senza che sia necessario autenticarsi con Pin, Carta Nazionale dei Servizi (Cns) o Sistema Pubblico Identità Digitale (Spid).
Per la pensione di cittadinanza le tipologie sono le stesse.
A fronte del rispetto dei requisiti reddituali e patrimoniali prescritti, si otterrà il valore del reddito o della pensione di cittadinanza. Nel primo simulatore viene effettuato un controllo ulteriore rispetto al reddito di cittadinanza: sulla dichiarazione valida individuata vengono verificati i requisiti anagrafici del nucleo (ovvero che tutti i componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anni oppure nei casi in cui il componente o i componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anni debbano convivere esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza).
In ogni caso, giova sottolineare che il reddito è comunque fino ad “esaurimento scorte”, nel senso che lo Stato si è impegnato a spendere i quasi sei miliardi stanziati, ma non può andare oltre. Se le risorse non dovessero bastare, l’importo verrebbe verosimilmente ridotto a nuovi e vecchi beneficiari.“

Per le attività gravose
PENSIONE ANTICIPATA IN RITARDO NEL 2019
La categoria dei lavori gravosi, come noto, è stata declinata dalla legge 232/2016 (la cd. finanziaria 2017) a seguito del confronto tra governo e parti sindacali del settembre 2016 per dare un ristoro parziale a quei soggetti che svolgono lavori faticosi e pesanti in misura tale, tuttavia, da non poter godere degli stessi benefici previdenziali, ben più consistenti, prefigurati per i lavori usuranti di cui al decreto legislativo numero 67 del 2011.
Ciò non di meno, per i lavoratori che svolgono un’attività “gravosa” la pensione dall’Inps nel corso del 2019 arriva tre mesi dopo rispetto all’anno scorso. Un risultato probabilmente non voluto derivato dall’introduzione delle finestre mobili avvenuta con il decreto legge n. 4/2019 varato dal Governo per attutire gli effetti della riforma Fornero.
Secondo le regole previdenziali attualmente seguite dall’Inps, sono considerate gravose quindici attività che spaziano dagli operai dell’edilizia agli addetti non qualificati ai servizi di pulizia, dai facchini alle insegnanti degli asili. Per le persone che hanno raggiunto i 30 anni di contributi e hanno esercitato queste attività per almeno 7 anni negli ultimi 10, la legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 147, della legge n. 205/2017) aveva già previsto l’esenzione dall’adeguamento dei requisiti anagrafici e assicurativi prescritti per la pensione di vecchiaia e anticipata, nel corso del biennio 2019-2020.
Di conseguenza quest’anno questi lavoratori sarebbero potuti andare in pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi di contribuzione, invece dei 43 anni e 3 mesi che sarebbero dovuti essere osservati, in via generale, da tutti i lavoratori.
Il decreto legge n. 4/2019, in vigore dal 29 gennaio del corrente anno, da una parte ha “congelato” fino al 2026 incluso le condizioni in vigore l’anno scorso, quindi i 42 anni e 10 mesi per gli uomini, a prescindere dall’attività espletata, ma dall’altra ha introdotto la finestra mobile di tre mesi.
Ciò significa che dal momento in cui si perfeziona il diritto al trattamento pensionistico a quello in cui viene corrisposta la prima rata, deve trascorrere un trimestre. In tale arco di tempo si può continuare a lavorare oppure smettere, rimanendo però senza stipendio e senza pensione.
Durante la fase di conversione in legge del decreto si era non a caso ipotizzata la cancellazione delle finestre per i lavoratori che svolgono le attività “gravose”, proprio per evitare appunto che nel biennio 2019-2020 l’accesso alla pensione di fatto venisse posticipato rispetto a quanto prefigurato in precedenza. Possibilità però che non si è concretizzata.

Previdenza
IN CRESCITA I CERTIFICATI DI MALATTIA
Nel primo trimestre dell’anno 2019, si registra un incremento del numero dei certificati di malattia inviati dai medici all’Inps rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sia per il settore privato (+1,2%) che per il settore pubblico (+5,4%). A livello territoriale, per il settore privato l’aumento del numero di certificati è prevalente al Centro (+4,0%), anche per il settore pubblico l’incremento risulta più consistente al Centro (+9,6%). E’ quanto emerge dai dati del ‘Polo unico di tutela della malattia’ dell’Inps per il primo trimestre del 2019.
E, come spiegano i dati dell’Inps, sia nel settore privato che nel settore pubblico, all’aumento del numero dei certificati corrisponde un aumento meno che proporzionale del numero dei giorni di malattia (rispettivamente +0,7% e +2,0%). In termini relativi, la percentuale dei lavoratori con almeno un giorno di malattia sul totale dei lavoratori rimane stabile nel settore privato al 25%, mentre nel settore pubblico la percentuale sale dal 36% del 2018 al 37% del 2019. Stabile anche il numero medio dei certificati dei lavoratori sia nel settore pubblico che in quello privato (rispettivamente di 7 e 4 certificati ogni 10 lavoratori).
L’Inps precisa che qualsiasi confronto sul numero di certificati tra il settore pubblico e privato va sempre interpretato tenendo conto della diversa struttura per età dei lavoratori e della diversa normativa di riferimento. Il numero medio di giornate di malattia per lavoratore con almeno un giorno di malattia diminuisce lievemente sia per il settore privato, passando da 10,5 a 10,4 giorni, che per il settore pubblico da 8,9 a 8,8 giorni.

Salgono le visite di controllo nella P.A. –
Dai dati del Polo unico di tutela della malattia dell’Inps emerge inoltre che aumentano le visite per la verifica dello stato di malattia dei lavoratori. Nel primo trimestre 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si registra un incremento del numero di visite per il settore pubblico del Polo unico (+53,8%) e una minima diminuzione per il settore privato (-0,5%). In termini relativi per il primo trimestre 2019, spiega ancora l’Istituto, si conferma la notevole differenza del numero di visite mediche del settore pubblico rispetto a quello del settore privato (rispettivamente 78 e 26 ogni mille certificati); da un confronto tendenziale emerge che nel primo trimestre 2019 il numero medio di visite per il settore pubblico è in aumento mentre quello del settore privato rimane stabile.
E per l’Inps il tasso di idoneità misura il numero di visite con esito idoneità al lavoro rispetto al numero di visite effettuate: per il primo trimestre 2019, ogni cento visite effettuate nel pubblico, 32 risultano con esito di idoneità, contro 22 nel privato. Da un confronto tendenziale, nello stesso trimestre del 2019, si registra una forte diminuzione del tasso di idoneità per entrambi i settori ma maggiormente nel settore privato, passando da 37 visite con idoneità nel primo trimestre 2018 a 22 visite con idoneità nello stesso periodo del 2019. Altro indicatore importante nel valutare gli effetti delle visite, spiegano dall’Inps, è il tasso di riduzione della prognosi che misura il numero di visite con riduzione della prognosi rispetto al numero di visite effettuate. Tale indicatore risulta essere basso e in diminuzione per entrambi i settori e in particolare quello del pubblico è molto inferiore rispetto a quello del privato (circa il triplo).
Il numero medio di giorni di riduzione prognosi nel primo trimestre 2019 risulta essere per entrambi i settori pari circa a 5 giorni. Da un confronto tendenziale si rileva che nel settore privato tale numero medio è in aumento da 2,9 giorni nel primo trimestre 2018 a 5,6 giorni nel primo trimestre 2019. Nel settore pubblico le visite sono effettuate soprattutto su richiesta dei datori di lavoro, solo l’11% sono disposte d’ufficio e anche il tasso di idoneità è molto diverso nelle due fattispecie: 35 ogni 100 visite richieste dal datore di lavoro contro 13 ogni 100 disposte d’ufficio. Nel settore privato invece si osserva una proporzione inversa con il 62% delle visite mediche di controllo disposte d’ufficio.

Carlo Pareto

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