sabato, 7 Dicembre, 2019

Reddito di Cittadinanza: “Ci vuole tempo per passare dall’assistenza all’inclusione”

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Reddito di Cittadinanza
DI PIAZZA: CI VUOLE TEMPO PER PASSARE DA ASSISTENZA A INCLUSIONE
“Sul reddito di cittadinanza, ci vuole il tempo necessario per passare alla seconda fase: da quella dell’assistenza, quindi, a quella dell’inclusione”. A dirlo, è stato, il sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Stanislao Di Piazza, in occasione del Forum nazionale Conflavoro Pmi “Italia Economia & Lavoro”, svoltosi recentemente a Lucca al teatro Giglio, riferendosi in particolare al compito che deve espletare il navigator nell’attuazione delle politiche attive collegate al reddito di cittadinanza.
Il sottosegretario è intervienuto, poi, sulla vicenda dell’ex Ilva: “Se ci fossero gli esuberi annunciati, ci sarebbero ripercussioni sociali enormi. Non abbiamo – ha ammesso – la soluzione in tasca e la nazionalizzazione potrebbe anche avere effetti non positivi”.

Pescatori autonomi
ALIQUOTA CONTRIBUTIVA INPS 2019
Costi contributivi immutati per i pescatori autonomi. Infatti, per il 2019, così come per lo scorso anno, l’aliquota contributiva dovuta dai lavoratori autonomi che svolgono attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa, è restata ferma al 14,90%. La retribuzione convenzionale, invece, ha subito un leggero rialzo per effetto della variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo (Foi) stimata dall’Istat, tra il periodo gennaio 2017-dicembre 2017 ed il periodo gennaio 2018-dicembre 2018, che è passata a 27,07 euro giornalieri (pari a 677 euro mensili).
Ne ha, dato notizia l’Inps, con la circolare n. 31 del 15 febbraio 2019. Nel documento di prassi sono state esplicitate anche le modalità ed i termini per il versamento della contribuzione.
Soggetti interessati
I contributi, in particolare, sono dovuti dai lavoratori autonomi che svolgono attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa (L. n. 250/1958). L’importo contributivo mensile, soggetto ad adeguamento annuale, è commisurato alla misura del salario convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa.
L’Istat ha, a suo tempo, comunicato che la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, tra il periodo gennaio 2017- dicembre 2017 ed il periodo gennaio 2018-dicembre 2018, è stata pari a + 1,1%.
Pertanto, per quest’anno, la misura del salario giornaliero convenzionale per i pescatori è risultata pari a 27,07 euro giornalieri, che corrisponde a 677 euro mensili (moltiplicato per 25 giorni).
Aliquota contributiva 2019
Ai sensi del D.I. del 21 febbraio 1996, l’aliquota contributiva dei pescatori autonomi è incrementata del 4,29%. Il meccanismo, nella fattispecie, prevede un’ascesa graduale del contributo, pari allo 0,50% ogni due anni a partire dal 1° gennaio 1997, con ultimo aumento dello 0,29% dal 1° gennaio 2013.
Di conseguenza, per l’anno 2019, come per l’anno prima, l’aliquota in questione è restata ferma al 14,90%. Mentre il contributo mensile risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva alla retribuzione convenzionale, si è attestato a quota 100,87 euro.
Sgravio contributivo
I pescatori autonomi inoltre sono stati oggetto di discussione nella Legge di Bilancio 2018. In particolare, all’art. 1, co. 693 della L. n. 205/2017 è stato stabilito che:
“A decorrere dall’anno 2018 i benefici di cui all’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 45,07 per cento.”.
Conseguentemente, il contributo mensile, al netto della predetta agevolazione, va corrisposto in misura pari a 55,41 euro.
Riscossione del contributo di maternità
Per quanto attiene la riscossione del contributo di maternità, l’Inps ha rammentato che nel 2013 è stato esteso il diritto dell’indennità di maternità alle pescatrici autonome della piccola pesca e delle acque interne, di cui alla L. 13 marzo 1958 n. 250 e s.m.i. Per compensare gli oneri derivanti dall’applicazione del predetto beneficio si provvede con il versamento di un contributo, la cui misura è uguale a quella prefigurata per ogni iscritto all’assicurazione Ivs per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali, ossia pari all’importo mensile di 0,62 euro.
Modalità di versamento
Nulla è innovato in materia di versamento del contributo che, si ricorda, deve essere effettuato in rate mensili aventi scadenza il giorno 16 di ogni mese.
A tal fine, l’Inps opportunamente provvede a inviare agli assicurati le comunicazioni contenenti i dati utili per il pagamento della contribuzione dovuta per l’anno 2019. Al riguardo giova segnalare, infine, che l’Inps non procede più all’invio dei modelli F24 ai pescatori autonomi titolari di partita Iva.

La denuncia
MAMMA LAVORATRICE TRASFERITA NONOSTANTE NO TRIBUNALE
Trasferita in un ufficio a 90 chilometri di distanza dalla propria sede di lavoro e dalla propria residenza, da Frosinone a Roma. Nonostante un’ordinanza del Tribunale di Roma che aveva già dato uno stop a un precedente provvedimento dell’azienda, qualificando come trasferimento il provvedimento di fittizio cambio di ruolo disposto. E’ l’odissea al momento senza fine di Valeria F. lavoratrice di Manpower Srl, madre di una bambina di 4 anni, come ha di recente raccontato ad Adnkronos/Labitalia l’avvocato che la assiste, Michelangelo Salvagni, del Foro di Roma.
“Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 2 settembre 2019, in accoglimento del reclamo promosso da una lavoratrice nei confronti di Manpower Srl, ha qualificato – ha spiegato Salvagni – come trasferimento il provvedimento di fittizio cambio di ruolo disposto dalla società, con il quale la stessa aveva spostato la reclamante da oltre 5 mesi presso la filiale di Roma, senza peraltro qualificarlo né come trasferimento, né come trasferta. I giudici romani hanno, quindi, dichiarato l’illegittimità del trasferimento, ordinando alla società la riammissione della lavoratrice presso la sede di lavoro di provenienza, sita a Frosinone”.
Ma, ha precisato Salvagni, all’azienda non è bastato: “La mia assistita ha ricevuto una lettera che dispone nuovamente il trasferimento della lavoratrice a Roma, con decorrenza dal 21 ottobre 2019”.
Ma per far comprendere meglio la situazione, l’avvocato ha fatto un passo indietro e ha raccontato la vicenda dall’inizio con il cambio di ruolo poi dichiarato illegittimo dal Tribunale capitolino: “Nel caso di specie, la lavoratrice, madre di una bimba di appena 4 anni, stabilmente adibita alla sede aziendale di Frosinone sin dal 2015, veniva convocata – ha continuato – dalla società, che le prospettava una possibile risoluzione del rapporto di lavoro per dimissioni della stessa o, in alternativa, un trasferimento della propria sede lavorativa”.
“Si evidenzia che gli stessi sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale segnalavano, con numerosi comunicati, l’illegittima condotta della società che, per ridurre il personale, convocava i dipendenti prospettandogli un presunto scarso rendimento al fine di indurli alle dimissioni. Al rifiuto della lavoratrice di aderire ad ambedue le soluzioni configuratele, la società, in modo strumentale e con intento ritorsivo, dapprima, la esautorava delle mansioni svolte e del ruolo ricoperto sino a quel momento e, successivamente, disponeva con atto formale scritto un presunto e fittizio cambio di ruolo che, quantomeno nelle intenzioni dichiarate dalla società per iscritto, non avrebbe dovuto comportare un trasferimento della lavoratrice presso la sede romana, ma solo l’eventualità che la stessa potesse recarvisi sporadicamente previa indicazione dei propri responsabili”, ha proseguito ancora Salvagni.
“In realtà, a decorrere dal mese di marzo e per circa 6 mesi, la lavoratrice – ha puntualizzato ulteriormente il legale – è stata costretta a recarsi giornalmente presso la sede di Roma-Labicana, ove era stabilmente adibita in via esclusiva e continuativa, assentandosi da casa per l’intera giornata lavorativa, dovendo uscire tutte le mattine alle 6,00 e farvi rientro in tarda serata, non prima delle ore 20,00, con grave compromissione della propria funzione genitoriale”.
E con un danno anche economico, ha sottolineato l’avvocato. “Il trasferimento, inoltre, aveva determinato – ha rimarcato – anche un significativo pregiudizio economico a carico della lavoratrice che, già intestataria di un mutuo per la residenza familiare di Frosinone, ha dovuto sostenere elevati costi di mantenimento di una baby sitter che potesse prendersi cura della figlia per l’intera giornata, nonché le spese di viaggio, peraltro mai rimborsatele dalla società, ciò determinando il sostanziale azzeramento della retribuzione mensile percepita”.
“Il Tribunale di Roma, accogliendo in toto la tesi difensiva della lavoratrice, ha qualificato il provvedimento datoriale come trasferimento e ne ha dichiarato l’illegittimità in quanto sprovvisto dei necessari presupposti di legge”, ha evidenziato.
“I giudici capitolini, in merito, hanno rilevato che la società non ha provato in giudizio, neppure documentalmente, la sussistenza di tali presupposti, né la ragione per la quale il mutamento definitivo della sede lavorativa della lavoratrice si sarebbe reso indispensabile. Il Collegio, infine, ha ravvisato la sussistenza di un imminente pregiudizio grave e irreparabile alla funzione genitoriale della lavoratrice che, a seguito del trasferimento, era di fatto impossibilitata a svolgere compiutamente il proprio ruolo di madre di una bimba di soli 4 anni, qualificato come diritto personalissimo e costituzionalmente tutelato in alcun modo comprimibile. I Giudici del lavoro hanno, quindi, condannato Manpower Srl alla riammissione della dipendente presso la sede di Frosinone”, prima della nuova lettera di trasferimento.

Carlo Pareto

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