venerdì, 15 Novembre, 2019

Reddito di cittadinanza e reddito di inclusione, i dati dell’Inps

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Isee
CHIARIMENTI INPS SULLE DSU PRESENTATE DA GENNAIO 2020
Oggi le famiglie hanno a disposizione numerose opportunità per migliorare il loro bilancio familiare attraverso il riconoscimento del diritto a godere di prestazioni sociali agevolate che sono le seguenti: Reddito e Pensione di cittadinanza; Bonus energia (riduzione delle bollette di luce, gas, acqua); Riduzione canone del telefono; Conto corrente a zero spese; Saldo e stralcio cartelle riscossione Agenzia delle Entrate; Esenzione ticket sanitario; Assegno di maternità e assegno nucleo familiare numeroso erogati dai Comuni; bonus bebè; bonus asilo nido; Esonero o riduzione  tasse scolastiche e universitarie (bonus libri, trasporto, mensa, abitazione, centri estivi); Iscrizione asilo nido; Riduzioni trasporto pubblico; Accesso a strutture socio residenziali.
L’ammissione a queste prestazioni è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia.
L’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), è lo strumento che viene di norma adottato da molti enti pubblici e privati per valutare la situazione economica delle famiglie che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata (prestazione o riduzione del costo del servizio).
Per ottenere l’assistenza necessaria alla compilazione della dichiarazione e delle domande da presentare agli Enti erogatori delle prestazioni è possibile rivolgersi ad un qualsiasi ufficio del Caf presenti su tutto il territorio nazionale che gratuitamente può assistere il cittadino nella compilazione della dichiarazione utile ad ottenere l’Isee, e in base al valore potrà indicargli a quali agevolazioni e bonus potrà eventualmente avere accesso.
Proprio sul tema precipuo della validità dell’Isee, dei puntamenti agli anni di reddito e patrimoni in Isee, giova espressamente segnalare la rilevante modifica da poco intervenuta all’articolo 4 sexies del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (cd. Decreto crescita), convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, ad opera dell’articolo 7 decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101.
Tale disposizione (in Gazzetta Ufficiale n. 207 del 4 settembre 2019) ha modificato nuovamente il comma 4 dell’art. 10 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 che disciplinava la validità della Dichiarazione sostitutiva unica ( Dsu) e gli anni di riferimento dei redditi e patrimoni segnalati nella stessa. In particolare, è stata confermata a regime la modifica del periodo di validità della Dsu, stabilendo che questa è valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 dicembre; pertanto, la validità delle Dsu dal 1° gennaio 2020 coincide con l’anno solare.
Il provvedimento ripristina, inoltre, il puntamento dei redditi ai due anni antecedenti, superando il riferimento all’aggiornamento all’anno precedente che era stato prefigurato dal d.lgs 147/2017, a decorrere dal 1°settembre.
Sempre a decorrere dal 1° gennaio 2020, varia, invece, l’anno di riferimento dei patrimoni della Dsu. Nello specifico, posto che la norma prevede che dal 1° gennaio di ogni anno i redditi e i patrimoni della Dsu “sono aggiornati prendendo a riferimento il secondo anno precedente”, ne deriva che l’anno di riferimento dei redditi e dei patrimoni presenti nella Dsu viene uniformato e che, per entrambi, si tratta del secondo anno precedente a quello di presentazione della Dsu (quindi, nel 2020 il riferimento è al 2018 sia per redditi che per patrimoni).
In sintesi, per le Dsu presentate nel 2019 cambia unicamente il periodo di validità della Dsu (dalla data di presentazione al 31 dicembre 2019), mentre continuano ad applicarsi le vigenti disposizioni in materia di anno di riferimento dei redditi e patrimoni (redditi percepiti nel secondo anno precedente e patrimoni posseduti al 31 dicembre dell’anno precedente). Per le Dsu presentate dal 1° gennaio 2020, invece, si applicherà la nuova validità e anche il nuovo puntamento relativo ai patrimoni, come chiarito in precedenza.

Reddito di cittadinanza e Reddito di inclusione
INPS: I DATI DI SETTEMBRE 2019
È stato pubblicato l’Osservatorio sul reddito di Cittadinanza. Al 4 settembre 2019 risultano pervenute all’Inps 1.460.463 domande di cui 960.007 sono state accolte, 90.812 sono in lavorazione e 409.644 sono state respinte o cancellate.
La maggior parte dei benefici sono stati erogati a nuclei residenti nelle regioni del Sud e nelle Isole (55,6%), seguite dalle regioni del Nord (27,9%) e da quelle del Centro con 230mila domande (16,4%).
Delle 960.007 domande accolte, 842.787 riguardano nuclei percettori del Reddito di Cittadinanza, con 2.214.911 di persone coinvolte, le restanti 117.220 sono nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza, con 13.512 persone coinvolte.

Data Center Inps
LA PREVIDENZA ITALIANA DIGITALIZZATA
Dal Bonus Bebè alle prestazioni pensionistiche, dalla malattia alla disoccupazione, dalla cassa integrazione al Reddito di Cittadinanza, ogni anno l’Inps eroga servizi essenziali per la vita del nostro paese. Tutto questo è possibile grazie ai data center, l’infrastruttura informatica necessaria alla gestione e all’elaborazione dei dati.
Attraverso i Data center l’Istituto eroga circa 440 servizi online a oltre 22 milioni di assicurati, 15 milioni di pensionati, quattro milioni di beneficiari di prestazioni sociali e assistenziali e cinque milioni di imprese.
L’Inps, la prima amministrazione pubblica a digitalizzare i propri processi, si conferma così al passo con l’evoluzione tecnologica. La Direzione centrale Organizzazione sistemi informativi si avvale dei Data center dotati delle più moderne tecnologie e in grado di garantire la protezione dei dati degli italiani.
Oltre 10mila metri quadrati dedicati agli strumenti informatici, 4mila server, 900mila tabelle su database di produzione, 3.500 applicazioni, 23,2 petabyte di spazio disco, 360 milioni di righe di codice software: sono questi i numeri dei Data center dell’Inps, vero e proprio cuore del sistema informatico del paese.

Welfare
OLTRE 52% SOCIETA’ SERVIZI PUBBLICI LO HA IMPLEMENTATO
Il 52,8% delle aziende locali attive nell’erogazione e nella gestione dei servizi pubblici e ambientali dei cittadini (utilities) ha implementato un piano di welfare aziendale e introdotto un premio di risultato utilizzando la possibilità prefigurata dalla normativa del 2016 di detassare il premio. Sono alcuni dei dati più rilevanti emersi dalla ricerca ‘Il welfare aziendale nelle utilities’, promossa da Edenred e realizzata dal Consorzio Aaster, in collaborazione con Utilitalia, la principale associazione di rappresentanza delle aziende del settore.
Il 50% delle utilities, inoltre, destina ai lavoratori anche il vantaggio fiscale dell’azienda e il 32% ha strutturato piani di welfare aziendale. I servizi più diffusi nei piani di welfare attivati sono: i benefits/servizi, in cui prevalgono i buoni pasto erogati dall’80% delle aziende intervistate, e la flessibilità organizzativa, legata principalmente all’orario di lavoro, 51,5%.
Rispetto ai benefit, oltre ai buoni pasto, il paniere welfare prevede una molteplicità di servizi, tra cui: rimborso rette e acquisto libri, 23,9%; borse di studio, vacanze studi e corsi, 23,9%; supporto e cura dei minori (baby-sitting), 21,6%; carrello della spesa, 20,9%; agevolazioni al rientro dalla maternità, 20,1%; assistenza anziani, 16,4%; assistenza familiari non autosufficienti, 16,4%; asilo nido aziendale o simili, 11,9%; sostegno alla formazione dei dipendenti, 17,9%.
Rispetto al welfare organizzativo, inoltre, emerge una buona percentuale di piani di smart-working, 16,4%. Da questi dati si conferma un modello di welfare aziendale fortemente ispirato al work-life balance, al sostegno delle esigenze familiari dei dipendenti, alla maternità e ai sevizi alla persona. Un modello che valorizza il corretto bilanciamento tra la vita lavorativa e quella familiare-privata, con particolare attenzione alle esigenze delle donne lavoratrici.
La componente femminile è presente in larga misura tra i direttori del personale delle aziende del settore – sono il 77,3% – e rappresenta il lavoratore tipo favorevole al welfare aziendale. La valutazione degli impatti derivanti dall’adozione di piani di welfare aziendale è positiva per il 62,1% del management e per il 66% dei lavoratori
Dato in contrasto con molte ricerche che rilevano, invece, un sentiment maggiormente positivo tra i dirigenti, in confronto ai lavoratori. Il giudizio favorevole aumenta notevolmente quando il welfare è inserito tramite accordi negoziali con il sindacato rispetto alla scelta unilaterale dell’azienda: 75,3% dei dipendenti contro il 51%.
Le prospettive di sviluppo dei servizi di welfare evidenziano un rafforzamento del welfare contrattuale, rappresentato dai fondi pensioni integrativi (59,9%) e dai fondi di assistenza sanitaria (46,75%). Sono rilevanti, altresì, i servizi di conciliazione famiglia lavoro (33,6%) e i servizi di assistenza e cura dei familiari (16,8%), a ratifica di una visione di welfare particolarmente attenta alla conciliazione dei tempi di vita-lavoro. Una delle principali criticità affiorate, invece, attiene la mancanza di una comunicazione esaustiva ed efficacia che ne faccia comprendere meglio tutti i reali vantaggi dello strumento welfare.
“Il welfare aziendale, in Italia, è un fenomeno in continua espansione, anche tra le piccole e medie imprese – ha spiegato Luca Palermo, ad Edenred Italia – ha ricadute positive per tutti gli attori coinvolti: per lo Stato, per i lavoratori e per le aziende. L’ampia diffusione del welfare aziendale, in particolare nel settore privato, è stata incentivata dalla normativa di riferimento; ne rimane escluso il pubblico impiego”.
“La ricerca promossa da Edenred vuole indagare proprio lo stato di diffusione, le opportunità e le criticità relative al welfare aziendale nel mondo delle utilities, all’interno del quale emerge un quadro interessante rispetto alla relazione tra il settore para-pubblico e il welfare aziendale. L’obiettivo è favorire una maggiore conoscenza delle dinamiche in atto nel settore e offrire un contributo per una maggiore comprensione dei vantaggi del welfare aziendale”, ha concluso.

Carlo Pareto

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