martedì, 20 Agosto, 2019

Reddito di cittadinanza. Il “no” degli industriali

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Entra nel vivo il Reddito di cittadinanza, la bandiera che ha permesso ai Cinque di trionfare alle politiche del marzo scorso. Dopo mesi di polemiche sui numeri e si chi ne avesse diritto o meno, la riforma è stata presentata a Roma dal vicepremier Luigi Di Maio, che ha illustrato la nuova Card sulla quale saranno accreditati i fondiprevisti dal reddito. Attivato anche il nuovo sito (www.redditodicittadinanza.gov.it), che però per ora servirà solo a fornire informazioni. Solo successivamente diventerà il portale sul quale sarà possibile richiedere telematicamente il reddito di cittadinanza, uno sportello virtuale al quale si affiancheranno quelli reali di Poste e Caf.

Una misura criticata con forza dagli industriali secondo i quali il reddito è un disincentivo al lavoro in quanto produce un “effetto scoraggiamento” sulla ricerca del lavoro da parte dei disoccupati anche alla luce del “livello troppo elevato del beneficio economico”, fino a 780 euro al mese per un single, “considerando che lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese”.

Altro elemento di freno è quello del meccanismo scelto per disciplinare il cumulo tra il beneficio che percepisce il nucleo nel suo insieme e redditi da lavoro che potrebbe avere un singolo componente. A dare voce ai timori delle imprese è Pierangelo Albini, direttore dell’Area Lavoro e Welfare di Confindustria, nel corso dell’audizione sul cosiddetto “Decretone” in Commissione Lavoro del Senato. Albini si è detto preoccupato anche per il passaggio dal Reddito di inclusione (Rei) al nuovo reddito di cittadinanza e per il nuovo impegnativo ruolo affidato ai Centri per l’impiego. “Nel momento in cui superiamo il Rei che faticosamente era impiantato e introduciamo il reddito di cittadinanza – ha spiegato – la preoccupazione è che ci si trovi a non avere uno strumento che avevamo e contemporaneamente non avere ancora il nuovo”. “Arrivare a realizzare il reddito di cittadinanza è molto delicato, l’operazione è abbastanza complicata: servono tre decreti attuativi del ministero del Lavoro, due piattaforme digitali, l’accordo Stato-Regioni, l’emissione di provvedimenti Inps e Anpal”, ha ricordato Albini. In più “l’incontro tra domanda e offerta è stato affidato ai centri per l’impiego, ma la situazione di difficoltà dei centri per l’impiego è abbastanza evidente”.

Di “rischio assistenzialismo” ha parlato invece Rete Imprese Italia, rappresentata da Giorgio Merletti di Confartigianato Imprese, schierati per “il lavoro di cittadinanza, mentre il reddito di cittadinanza difficilmente potrà contribuire al rilancio dell’occupazione in Italia”. Nel tempo, sottolinea in una nota, potrebbe prevalere “la componente assistenziale, soprattutto se il provvedimento non verrà accompagnato da subito da tutti i provvedimenti amministrativi e dagli investimenti in risorse umane e tecnologia per la realizzazione della finalità primaria”.

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