lunedì, 9 Dicembre, 2019

Reddito di cittadinanza, occhio all’Isee

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Niente proroga per il 2019

STOP AL VOUCHER BABY SITTER

E’ ufficiale, l’Inps lo ha comunicato anche attraverso i suoi canali social: il voucher babysitter non verrà prorogato e, quindi, viene meno la sola reale alternativa al congedo parentale facoltativo. Potrà beneficiare del contributo solo chi ha già inoltrato domanda. Le neo-mamme che avranno l’intenzione o la necessità di tornare al lavoro dopo la maternità obbligatoria, lo dovranno fare completamente a loro spese.

La misura concedeva alla lavoratrice dipendente, autonoma o imprenditrice, un contributo mensile pari a un massimo di 600 euro per un periodo non superiore a sei mesi, in sostituzione – anche parziale – del congedo parentale, da utilizzare nei servizi per l’infanzia (baby sitter ma anche asili nido). Con l’ultima legge di Bilancio, però, non è stato rinnovato il contributo introdotto in forma sperimentale dalla riforma Fornero (articolo 4, comma 24, lettera b), della legge 92/2012) per il triennio 2013-2015 e poi prorogata prima per il 2016 (‘articolo 1, comma 282, della legge 208/2015) e successivamente per il 2017 e il 2018 (articolo 1, comma 356, della legge 232/2016). Nell’ambito delle politiche dirette alla conciliazione vita-lavoro, questo beneficio negli ultimi anni ha incontrato il crescente interesse delle neo-mamme: nel 2017 sono stati corrisposti voucher per 29,4 milioni di euro, a una platea stimata di circa 8.100 beneficiarie.

Il dietrofront su questa prestazione si affianca ad altre scelte che questo Governo ha messo in campo sul versante della famiglia. Vengono stoppati pure gli sgravi contributivi prefigurati, per il triennio 2016- 2018, dal Fondo per la contrattazione di secondo livello e destinati alla promozione della conciliazione tra lavoro e vita privata (Decreto 12 settembre 2017) che di fatto venivano applicati per supportare i datori di lavoro che adottano misure di conciliazione tipiche come il part-time o lo smart working. «L’annullamento del contributo – ha dichiarato Benjamin Suchar, fondatore di Yoopies, una delle principali piattaforme web per l’assistenza all’infanzia – lascia l’amaro in bocca, soprattutto all’interno di un contesto europeo in cui altri Paesi garantiscono politiche sociali ed economiche volte a favorire il binomio mamme/lavoro, permettendo addirittura di dedurre dal reddito complessivo un’alta percentuale dei costi per la custodia dei bambini – e non solo parte dei contributi previdenziali come avviene in Italia».

In concomitanza, però, sono stati rinnovati e potenziati altri strumenti: il bonus nido che sale a 1.500 euro per il 2019 e le cui domande dal 28 gennaio scorso possono essere inviate in modalità telematica direttamente sul portale Inps; il bonus bebè che è stato prorogato per i nati (o adottati) nel 2019 fino al compimento del primo anno di età e che viene incrementato del 20% in caso di secondo figlio. Ed è stata inoltre introdotta anche la possibilità, per la verità molto discussa, per la donna lavoratrice di andare in ufficio fino al parto, anche al nono mese di gravidanza, purché ci sia il beneplacito del medico. E infine è salito a cinque giorni il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. A tutto questo, poi, è stato affiancata la scelta di dare un terreno demaniale a chi mette al mondo il terzo figlio (o più) in concessione gratuita, per un periodo non inferiore a venti anni, abbinato a una serie di incentivi all’avvio dell’attività agricola.

Riepilogo 2019 – Nell’ambito degli interventi normativi a sostegno del reddito delle famiglie, nella manovra resta ed è stato ulteriormente potenziato, come detto, il bonus asilo nido che – come definito dall’art.1, comma 488, legge n. 145 del 30 dicembre 2018 – ha registrato un aumento dell’importo elevato a 1.500 euro su base annua per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Confermato pure il Bonus che spetta ai figli nati dal 1° gennaio 2016 per il pagamento di rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati e per pagare altresì forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche. Il predetto trattamento economico viene corrisposto direttamente dall’Inps su domanda del genitore.

Colf, badanti e baby sitter

ECCO I NUOVI AUMENTI IN BUSTA PAGA

Aumentano le paghe per colf, badanti e baby sitter. Sono state sottoscritte di recente presso il Ministero del Lavoro dalle associazioni che rappresentano i lavoratori e quelle datoriali, le nuove tabelle retributive relative all’anno in corso co effetto dal 1 gennaio 2019. Gli aumenti a carico delle famiglie, determinati dalla variazione dell’Indice Istat che quest’anno è cresciuto di più rispetto al passato, potranno arrivare fino 15 euro per le figure più specializzate.

In particolare ai lavoratori conviventi dovranno essere riconosciuti aumenti in busta paga che vanno dai 7 euro al mese per i domestici alle prime esperienze (livello A), fino ai 15 euro per quelli più specializzati, come nel caso dell’assistente alla persona non autosufficiente formata (livello DS), fa sapere la Fidaldo (Federazione nazionale dei datori di lavoro domestico) dopo aver sottoscritto le nuove tabelle retributive al ministero del Lavoro assieme a Assindatcolf, Nuova Collaborazione Adld e Adlc.

Gli aumenti – Nel dettaglio di questi aumenti a carico delle famiglie, alla classica colf (livello B) dovrà essere riconosciuto un appannaggio mensile di 8,97 euro, che sale a 9,61 per le baby sitter che assistono bambini sopra i 3 anni (livello BS) e arriva a 10,89 euro per la classica badante (inquadrata al livello CS).

I contributi – Cedolini lievemente più ‘pesanti’ anche per i domestici ad ore che, mediamente, percepiranno un incremento della retribuzione di circa 7 centesimi (6 centesimi in più per la colf, 7 per la baby sitter e 8 per la badante). Si resta in attesa ora della tabella relativa ai nuovi valori orari dei contributi Inps per il 2019.

 

Reddito di cittadinanza

OCCHIO ALL’ISEE

Il giorno più atteso è stato il 15 gennaio scorso. A partire da quella data, infatti, è possibile richiedere l’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente) per il nuovo anno, necessario per avere o confermare il diritto alle prestazioni di sostegno al reddito, come ha recentemente ricordato l’Inps via Twitter.

Da quest’anno, tale indicatore – come indicato nel decreto sulla manovra per il reddito di cittadinanza – servirà per richiedere il sostegno economico di cui si tratta, in base ai seguenti requisiti:

possesso di un Isee inferiore ai 9.360 euro;

di un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di 30mila euro;

di un valore patrimoniale mobiliare infine non al di sopra dei 6mila euro, soglia accresciuta di 2.000 euro per ogni componente familiare, fino a un massimo di 10mila euro, e di 5.000 euro per ogni componente con disabilità.

Per richiedere l’Isee, che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie, l’Inps ha opportunamente messo a disposizione le istruzioni su come compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica necessaria per tale richiesta. La Dsu, infatti, è “un documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare e ha validità dal momento della presentazione e fino al 15 gennaio dell’anno successivo”. La Dsu può essere presentata all’ente che eroga la prestazione sociale agevolata; al comune; a un Centro di Assistenza Fiscale (CAF); e anche online, tramite Pin, all’Inps.

Servizio civile

ACCREDITO DEI CONTRIBUTI INPS FIGURATIVI

È la contribuzione figurativa riconosciuta per periodi, non coperti da altra contribuzione, durante i quali l’interessato ha svolto servizio militare non armato, servizio sostitutivo civile ovvero servizio civile. La contribuzione figurativa è prevista solo per gli avviati al servizio civile entro il 31 dicembre 2005.

Il beneficio è rivolto a coloro che, lavoratori o pensionati, abbiano un vuoto assicurativo dovuto al fatto di aver svolto il servizio civile. L’accredito dei contributi figurativi può essere richiesto anche dai superstiti dell’assicurato o del pensionato deceduto.

Requisiti
Per poter essere ammesso al benefico della contribuzione figurativa l’interessato deve possedere almeno un contributo effettivo al momento della domanda di accredito figurativo.
Per poter inoltre ottenere la contribuzione figurativa il periodo di riferimento non deve essere coperto da altra contribuzione.

L’accredito dei contributi figurativi, poi, non può essere effettuato se il periodo è già stato considerato utile per la concessione della pensione statale o per qualsiasi altro trattamento pensionistico sostitutivo, esclusivo o esonerativo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (Ago).

Come fare domanda
Il richiedente deve presentare un’autocertificazione dei periodi servizio richiesti e indicare il distretto o l’ufficio militare o del servizio civile di appartenenza.

Successivamente l’Inps provvederà a richiedere direttamente la documentazione probatoria al distretto o all’ufficio militare segnalato dall’interessato.

La richiesta può essere trasmessa online all’Inps attraverso il servizio dedicato. In alternativa si può fare istanza alla sede territorialmente competente o tramite: Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile; o mediante: enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Carlo Pareto

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