venerdì, 20 Settembre, 2019

Reddito di cittadinanza. Partita la fase due

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Ammortizzatori sociali
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI: COS’E?
La cassa integrazione ha fatto boom secondo le ultime rilevazioni diffuse dall’Inps. L’Istituto di previdenza ha riscontrato che a giugno il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 27,6 milioni, in aumento del 42,6% rispetto allo stesso mese del 2018 (19,3 milioni). La cassa integrazione straordinaria è stata pari a 18,8 milioni ore, (di cui 5,2 milioni per solidarietà) registrando un incremento del 99,8% sull’anno. Gli interventi in deroga sono stati invece circa 600mila ore autorizzate, con un incremento del 451,7% rispetto all’anno scorso. Risulta evidente il tendenziale aumento del numero di ore di cassa integrazione autorizzate negli ultimi mesi, dopo anni di trend in discesa.
Diversamente per la Naspi, a giugno 2019 sono state presentate 135.269 richieste di Naspi, 2.463 di Dis-Coll e 152 di mobilità, per un totale di 137.884 domande, segnando questa volta una diminuzione del 3,17% in confronto a giugno 2018.
Ma di cosa parliamo quando trattiamo di questo ammortizzatore sociale? Vediamolo in breve.
La cassa integrazione guadagni (o anche Cig da qui in avanti) è uno dei principali ammortizzatori sociali previsti dall’ordinamento giuridico e costituisce un aiuto economico concesso a imprese in difficoltà a fronte di eventi che possono ridurre o addirittura far venire meno la loro capacità di pagare gli stipendi dei lavoratori. Così la Cig integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori sospesi o che lavorano a orario ridotto. Si tratta quindi di uno strumento che permette alle imprese, in attesa di riprendere la normale attività produttiva, di essere sollevate dai costi della manodopera non utilizzata e di evitare (o ritardare) i licenziamenti. La cassa integrazione guadagni può essere ordinaria o straordinaria, a cui si aggiungono i cosiddetti interventi in deroga.
La cassa integrazione è ordinaria quando la crisi dell’azienda dipende da una sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per difficoltà aziendali causate da situazioni temporanee di mercato o altri eventi, comunque transitori (mancanza di commesse, eventi meteorologici, ecc.), non addebitabili al datore di lavoro né ai lavoratori. In questo caso, l’azienda deve assicurare la ripresa dell’attività produttiva in tempi certi. Nel corso del tempo l’ordinaria non ha riportato una variabilità significativa. Infatti, dalle ultime rilevazioni Inps, le ore autorizzate a giugno 2019 sono state 8,1 milioni mentre un anno prima erano state 9,8 milioni (-6%).
La Cig straordinaria, al contrario, nasce per permettere alle imprese beneficiarie di intraprendere operazioni di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale volte a restituire competitività in contesti che vanno oltre uno shock di mercato. Il suo utilizzo è limitato a imprese industriali, artigiane e appaltatrici di diversi tipi di servizi e altre fattispecie a patto che abbiano avuto in media almeno 15 impiegati nei sei mesi precedenti alla richiesta. Differentemente dalla Cig ordinaria, può essere adottata anche in casi di crisi prolungata, seppure non oltre i 36 mesi nel corso di cinque anni. La cassa straordinaria è finanziata dal Ministero del lavoro (a differenza di quella ordinaria finanziata dall’Inps) e questo ne fa – assieme ai criteri selettivi per accedervi – uno strumento più flessibile e in parte discrezionale per la politica rispetto alla cassa ordinaria, che potrebbe quindi utilizzarla anche per influenzare gli esiti elettorali.
Infine, la cassa integrazione in deroga è un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari, perché esclusi ab origine da questa tutela oppure perché hanno già esaurito il monte orario a disposizione. Nel corso degli ultimi otto anni, sono stati diversi i provvedimenti legislativi emanati dai vari governi in relazione all’attivazione, disattivazione, estensione e protrazione della cassa integrazione straordinaria.

Cosa fare
MALATTIA DURANTE LE FERIE
Durante i periodi di vacanza è importante capire come comportarsi se ci si ammala o si subisce un infortunio durante le ferie.
È essenziale, intanto, sapere che la malattia può sospendere il godimento delle ferie ma solo se quest’ultima è talmente grave da impedire il recupero delle energie psicofisiche, una situazione – si sottolinea – che deve essere però debitamente certificata dal medico che, nella fattispecie, è di fatto tenuto a verificare che la patologia della quale si soffre non permette la fruizione specifica del periodo di vacanza.
Quando può ricorrere la sospensione – La funzione delle ferie è quella di permettere al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche dopo un duro anno di lavoro, nonché di consentirgli di partecipare alla vita familiare e sociale al fine di soddisfare le esigenze di carattere ricreativo e culturale.
Una malattia, quindi, potrebbe impedire alle ferie di svolgere la loro funzione precipua ed è per questo che il lavoratore ha diritto a goderne in un secondo momento. Infatti, gli stessi giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato che le ferie sono sospese soltanto quando la malattia insorta presenta connotazioni di particolare gravità in presenza di una determinata patologia tali da ostacolare severamente il recupero delle energie psico-fisiche. Naturalmente è necessario valutare caso per caso, in ragione della compatibilità della malattia con le ferie stesse. Ad esempio ci sono dei contratti collettivi in cui la sospensione si ha solamente nell’ipotesi di prognosi superiore ad un certo numero di giorni, oppure in seguito ad un ricovero ospedaliero.
Che fare – Per prima cosa il dipendente che si ammala in ferie deve far accertare il proprio stato di salute da un medico, sottoporsi quanto più tempestivamente possibile alla visita fiscale per poi darne comunicazione al datore di lavoro allegando il certificato medico. A questo punto le ferie verranno sospese e ciò significa che il dipendente – dal 3° giorno in poi – percepirà l’indennità di malattia dall’Inps. A quel punto, il lavoratore dovrà rispettare le norme in merito alle visite fiscali all’indirizzo presso cui è reperibile, poiché sarà soggetto al controllo del medico inviato dal Polo Unico Inps il quale accerterà che la patologia proibisce effettivamente il godimento delle ferie.
Se l’indisposizione precede le ferie – Se la malattia insorge prima dell’inizio delle ferie, non dà luogo al decorso delle ferie. Nel caso in cui il lavoratore entri in ferie quando è già ammalato – cioè se la malattia è insorta prima – essa allora non permette il decorrere delle ferie stesse.
Malattia del figlio – La legge riconosce il diritto alla sospensione delle ferie senza limiti di durata anche in caso di ricovero in ospedale di un figlio piccolo (fino a tre anni), per un limite di 5 giorni (l’anno) se questo ha un’età compresa tra i 3 e gli 8 anni.

Reddito di cittadinanza
PARTITA LA FASE 2 PER 704MILA NUCLEI
E’ scattata lunedì scorso, 2 novembre, la fase due del Reddito di cittadinanza. Per 704.595 beneficiari l’ora del Patto per il lavoro è scoccata, infatti, a partire dal 2 settembre scorso quando sono cominciati ad essere stati convocati dai Centri per l’impiego, con l’obiettivo di un’occupazione. A ricordare per tempo l’appuntamento è stata Anpal Servizi, pubblicando i dati del ministero del Lavoro sulle persone ‘occupabili’. Come previsto difatti dalla legge, saranno chiamati non soltanto gli intestatari del Reddito ma anche i componenti del nucleo familiare maggiorenni che non sono occupati e che non frequentano un corso di studi.
I dati indicano che la gran parte dei soggetti da avviare al lavoro risiede nelle principali regioni del sud Italia: circa il 65% di questi beneficiari proviene infatti da Campania (178.370), Sicilia (162.518), Calabria (64.057) e Puglia (50.904).
La data di lunedì ha visto l’avvio anche del training on the job dei navigator contrattualizzati da Anpal Servizi proprio per fornire assistenza tecnica ai Centri per l’impiego.
Ma non in tutti i territori le cose sono andate allo stesso modo. “I navigator? Ad oggi, fisicamente, in Toscana, non si sono ancora visti.
E in Campania le cose non vanno meglio, come ha spiegato di recente anche Cristina Grieco, assessore al Lavoro della Regione Toscana e coordinatrice della commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni. “Noi come Conferenza possiamo fare poco, si deve trovare un’intesa bilaterale tra Anpal e Regione Campania. Ma io auspico che si trovi una soluzione ‘ad hoc’ tra le parti, che magari tenga conto della situazione drammatica di precariato del personale dei centri per l’impiego della Campania, che a dire il vero il governatore De Luca aveva già sottolineato firmando l’accordo con il governo”.

Carlo Pareto

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