martedì, 19 Marzo, 2019

Reddito di cittadinanza verso il via tra le incertezze

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Ancora due giorni e i potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza avranno il via libera all’invio delle domande per accedere al beneficio, in una prima tornata che durerà fino al 31 marzo. Il 26 aprile arriveranno gli esiti delle domande, per poi ricevere i pagamenti nei primi giorni di maggio. Giusto in tempo per le elezioni Europee. Strano. Ma i punti poco chiari sono tanti. A fare il punto sul sussidio anti-povertà sono stati i Caf, che hanno spiegato in conferenza stampa i dettagli dell’intesa raggiunta alla fine della scorsa settimana con Inps e governo che li abilita a trattare le pratiche.

Precisazioni che arrivano mentre il “decretone” – che contiene la misura simbolo del M5S insieme a Quota 100 – è ancora in via di conversione alla Camera. Al di là del paradosso di avere una misura con testi di riferimento ancora in evoluzione, tornano dunque – nell’ambito delle audizioni – le critiche al testo da parte delle parti sociali interessate alla normativa, con i sindacati che unitariamente criticano i paletti messi agli stranieri e tornano a lanciare l’allarme sul rischio di caos nei servizi pubblici per le uscite anticipate in pensione.

Le domande per il reddito di cittadinanza, saranno trattate dai Centri di assistenza fiscale (Caf) e lverrano presentate nella fase di compilazione dell’Isee dei nuclei interessati. In conferenza stampa a Roma, la Consuta dei Caf ha spiegato che chi presenterà la domanda per il reddito di cittadinanza tra il 6 e il 31 marzo avrà una risposta dall’Inps tra il 26 e il 30 aprile.

Dal punto di vista economico, l’accordo tra Inps e Caf vale 117 milioni: 82 vengono dal bilancio Inps, 35 dal decreto legge e comprendono 20 milioni per la spesa per i moduli Isee e 15 per la compilazione del modulo del reddito cittadinanza. La convenzione impegna i Caf a svolgere attività per 1 milione e 300 mila domande. Se i soldi per il reddito non dovessero bastare, si interromperà il canale di trasmissione per i Caf che quindi non invieranno più all’Inps le domande sul reddito di cittadinanza.

Intanto prosegue l’iter di conversione del testo alla Camera e arrivano nuovi rilievi da parte dei sindacati. In audizione, Cgil, Cisl e Uil puntano il dito contro Quota 100: “Nonostante alcuni emendamenti vengano incontro all’esigenza di anticipare le procedure di concorso nella pubblica amministrazione per accelerare la tempistica delle assunzioni sussistono i troppi vincoli sulla spesa che, a fronte del pensionamento di decine di migliaia di dipendenti, rischiano di compromettere la garanzia di servizi essenziali”.

Quanto invece al Reddito, la critica unitaria si rivolge al “conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni sul tema delle assunzioni e, di conseguenza, della piena operatività dei cosiddetti ‘navigator’. Il conflitto tra Stato e Regioni su una materia concorrente come quella delle politiche attive, rischia di impattare negativamente sulla buona riuscita dei percorsi di inserimento e reinserimento al lavoro dei beneficiari del Reddito di cittadinanza”.

Dubbi anche sul trattamento previsto per gli stranieri: “Abbiamo ritenuto inaccettabile il vincolo di residenza a 10 anni, per il suo profilo discriminatorio nei confronti dei cittadini stranieri, ancor meno possiamo condividere l’emendamento approvato in Senato che, in deroga alle disposizioni vigenti, condiziona l’accoglimento della richiesta di beneficio, per i cittadini provenienti da Paesi extra Ue, alla presentazione di apposita certificazione prodotta dallo Stato estero, tradotta e legalizzata, comprovante i requisiti reddituali e patrimoniali oltre che la composizione del nucleo familiare”.

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